11/08/2026
https://www.facebook.com/fotochesoddisfano/posts/pfbid02PMbRs1Na2SpMNHga5YRieWEnMvJZFDSB6PmjCAsXYFrCiMGWN3D5mp9KroKTYSVKl
Granchi, pesci e meduse nel secchiello non sono un gioco. Farli soffrire può diventare un reato e, nei casi più gravi, le conseguenze possono arrivare fino al carcere e a multe di 60mila euro.
È una scena ancora comune sulle spiagge italiane: bambini che catturano piccoli animali marini con il retino e li lasciano per molto tempo dentro un secchiello, spesso con poca acqua e sotto il sole. Ma quello che può sembrare un passatempo innocente può provocare stress, sofferenza e persino la morte degli animali.
L'acqua contenuta in pochi litri si riscalda rapidamente e gli animali vengono sottoposti a condizioni completamente diverse da quelle del loro habitat. Anche rimetterli successivamente in mare non garantisce che sopravvivano ai danni e allo stress subiti.
E c'è un aspetto che molti ignorano: la legge può intervenire. A seconda della condotta e delle conseguenze sull'animale possono entrare in gioco le norme del Codice penale sull'uccisione e sul maltrattamento degli animali. Dopo l'inasprimento delle pene introdotto nel 2025, nei casi aggravati di uccisione commessa con sevizie o prolungando volontariamente le sofferenze si può arrivare alla reclusione fino a quattro anni e a una multa fino a 60mila euro. Questo non significa, però, che qualunque bambino con un granchio nel secchiello riceva automaticamente una multa di 60mila euro: quella è la pena massima prevista per fattispecie ben più gravi.
Il messaggio delle associazioni animaliste è soprattutto educativo: gli animali marini non sono giocattoli. Possiamo osservarli, fotografarli e insegnare ai bambini a conoscerli senza portarli via dal loro ambiente.
Il mare è la loro casa. Guardiamoli, meravigliamoci, ma lasciamoli vivere. 🌊❤️