11/06/2026
PRESENTAZIONE dei Maestri fondatori KODOKAN ITALIA
5/5 🥋
Il percorso del Maestro Vincenzo Sciandrone nel Karate inizia nel 1994, quando sale per la prima volta sul tatami. Da quel momento questa disciplina diventa molto più di una pratica sportiva: un percorso di crescita, studio e ricerca personale che continua ancora oggi dopo oltre trent’anni.
Inizia la sua formazione presso la scuola Kyushindo, dove costruisce le proprie basi tecniche e marziali e dove, dal 2003 al 2006, inizia anche la sua esperienza come istruttore.
Nel 2006 entra nella scuola Kyudokan Shorin Ryu, approfondendo lo studio della tradizione marziale e continuando una crescita fatta di allenamento, confronto e partecipazione a numerosi stage, competizioni ed eventi nazionali e internazionali.
Nel corso degli anni ha avuto modo di arricchire la propria esperienza tecnica e umana attraverso il confronto con diversi praticanti e maestri. Tra questi il Maestro Fabio Lana, con il quale ha iniziato il percorso nel Karate e con il quale ha condiviso negli anni allenamenti, sacrifici e un costante confronto tecnico e umano.
Il percorso è proseguito anche grazie al confronto con il Maestro Gioacchino Vietti e con il Maestro Hector Jorge Castro, fino all'approdo nella scuola Kodokan, sotto la direzione del Maestro Luis Vasquez.
Oggi il Maestro Sciandrone continua la propria pratica e il proprio studio all’interno della Kodokan Italia con lo stesso spirito con cui ha iniziato: quello di un praticante che continua a imparare.
Attualmente 3° Dan, dal 2024 svolge inoltre il ruolo di arbitro FESIK, ampliando ulteriormente la propria visione del Karate attraverso il confronto con il mondo della competizione e della valutazione tecnica.
La sua passione per il Karate lo ha accompagnato anche nel percorso universitario in Giurisprudenza, dove ha approfondito il tema della difesa personale attraverso una tesi dedicata alla rilevanza penale della difesa personale e alla riforma dell’articolo 52 del Codice Penale.
Il Maestro Sciandrone rimane convinto della sua visione del Karate come non solo ciò che si fa sul tatami, ma anche ciò che si porta con sé nella vita.