14/04/2026
COMUNICATO
Domenica scorsa, allo Stadio Comunale di Polverara (Padova), è accaduto un fatto grave che non possiamo né vogliamo normalizzare.
Al momento del riconoscimento dei giocatori prima dell’inizio della gara in casa del San Fidenzio, l’arbitro ha chiesto a due nostri giocatori con la pelle nera di esibire il permesso di soggiorno. Non è un errore, non è una svista né un atto di leggerezza: è un atto discriminatorio fatto e finito, che non ha nulla a che fare con il regolamento federale ma perpetra sui campi da gioco il clima divampante e preoccupante di oppressione e securitarismo di stampo razzista.
Un arbitro di calcio non ha alcun diritto di chiedere documenti che verifichino lo status giuridico delle persone. Ma oltre l’atto in sé, ci preoccupa soprattutto il perché tale richiesta è stata rivolta solo ai due ragazzi e a nessun altro. Questa è un aggravante di un atto già di per sé ingiustificabile.
Noi siamo la San Precario, una polisportiva popolare e indipendente, fieramente antifascista, antisessista ed antirazzista. E quello che è successo a Polverara non è un episodio isolato, ma il riflesso di un contesto in cui il razzismo viene sempre più sdoganato, legittimato e normalizzato anche – e soprattutto - da chi ricopre ruoli istituzionali, inducendo alla confusione del ruolo di un arbitro in quello di un ufficiale giudiziario. Quando da anni si alimenta una narrazione tossica su (re)migrazione, sicurezza e “controllo” dei confini, non ci si può stupire se la deriva è quella di trasformare un campo da calcio di provincia in un vero e proprio spazio di discriminazione.
Noi non ci stiamo.
Denunciamo pubblicamente questo atto di razzismo e attiveremo tutti i canali necessari perché non passi sotto silenzio. La nostra solidarietà e vicinanza ai nostri compagni, scossi e demoralizzati dall’accaduto.
Ma soprattutto ribadiamo una cosa semplice ma sempre più rivoluzionaria: nel nostro mondo non c’è spazio per il razzismo. Lo sport popolare che pratichiamo è esattamente la dimostrazione dell’opposto: è inclusione, comunità dal basso, fondamentale rispetto al netto di ciò che ci rende diversi e ci nobilita ogni giorno. E continueremo a difendere questo mondo anche se continuamente bistrattato e offeso, senza abbassare la testa e senza fare un passo indietro.
Per una squadra popolare il risultato sportivo è l’ultima cosa che conta: prima di tutto vengono i nostri principi e i valori in cui crediamo. Di fronte a episodi di razzismo come questo – o a qualsiasi altra forma di discriminazione - siamo pronti anche a non scendere in campo, assumendoci la responsabilità di perdere a tavolino.
Chi pensa di poter distinguere il valore di una persona in base al colore della pelle - anche solo per un istante o in un piccolo campo di provincia - sappia che troverà sempre qualcuno pronto a opporsi.