13/08/2026
Quando diventa più importante ciò che dice o fa chi ti accompagna nella pratica, rispetto all'esperienza incarnata di ciò che stai sperimentando attraverso lo Yoga,
beh... potrebbe essere che qualcosa non va.
Perché lo dico?
Sto per affrontare un tema che viene poco contemplato perché tabù nel mondo Yoga, ovvero la differenza tra affidarsi a un'insegnante e il delegargli il tuo discernimento.
Nel libro " tra Freud e Patanjali" Desikachar afferma di come sia indispensabile imparare ad affidarsi al maestro, avere fiducia nel percorso, e di come stabilire con questa figura una relazione profonda sia importante per consentire a chi intraprende il sentiero dello Yoga, di esplorare davvero ogni meandro del proprio Essere: questo perché sa in cuore suo di essere sostenuto e contenuto da chi già ha attraversato quella stessa esperienza.
Il sostegno è imprescindibile per chi sta affrontando un viaggio alla scoperta di se stesso, ma credo che a volte uno dei rischi dello Yoga possa essere quello di smettere lentamente di farsi domande.
Si inizia ad ascoltare il maestro.
Poi a fidarsi del maestro.
Poi, quasi senza accorgersene, si finisce per pensare che ciò che dice debba essere necessariamente vero. E le domande scompaiono.
Così facendo la propria esperienza personale passa in secondo piano.
E lo Yoga più che una pratica contemplativa di se stessi e della Vita, diventa una setta.
Lo Yoga mira ad insegnarci a sviluppare una relazione sempre più autentica con noi stessi, non a sostituire la nostra bussola con quella di qualcun altro.
Un' insegnante può indicare una direzione,
può trasmettere esperienza, conoscenze, strumenti. Anzi, è importante farlo.
Non dovrebbe però diventare la voce che decide cosa è vero per il nostro corpo, per la nostra esperienza, per il nostro percorso.
Perché la pratica prima o poi, ha il compito di restituirci a noi stessi.
Un buon insegnante per me non crea dipendenza dalla propria autorità, ma aiuta a diventare sempre più capaci di ascoltare se stessi.