21/05/2024
YOGA SUTRA 28 - UN SUTRA AL GIORNO - 3.18, L'INSEGNAMENTO DI BUDDHA.
Il commento di Vyāsa al versetto 3.18, rimanda, al di là di ogni ragionevole dubbio, agli insegnamenti buddhisti; Vyāsa riprende quasi letteralmente un brano dello Sahasodgata-avadāna, un testo buddhista che parla della teoria della "Co-produzione Condizionata" e della "Ruota dell'Esistenza", il "Bhavacakra"; leggiamo infatti il dialogo tra un tal "Bhagavān Jaigiṣavya" [nel testo buddhista Maudgalyāyana, in pāli Moggallāna] e un certo "Beato Āvaṭya" [che ha "preso un corpo" [ovvero si è manifestato con il "nirmāṇakāya", il "corpo di trasformazione" di Buddha] identificabile secondo me con Gautama Buddha. Jaigiṣavya, come Mogallana, racconta di aver avuto la rivelazione della "catena del dolore" [ovvero gli anelli della " Co-produzione Condizionata del Bhavacakra] dopo aver sperimentato cinque diversi stati di esistenza nell'inferno [Naraka], nel regno degli animali, in quello dei "feti", il regno degli uomini e il regno degli de. Cosa ha realizzato Jaigiṣavya? Che ciò che è impermanente (ovvero è sottoposto all'azione di Sattva, Rajas e Tamas) è sempre fonte di dolore al di là del piacere, effimero, che si prova nel regno degli uomini e nel regno degli dei.
Un'altra cosa da notare nel commento di Vyāsa è la descrizione dei cittadharma: pariṇāma (“trasformazione”), ceṣṭā (“comportamenti tipici”), nirodha (“soppressione”, “controllo”), śakti (energia/capacità di trasformare l'ideazione in azione) , jīvana (“vitalità”, “ciò che fa vivere”, “rendere vivo”), dharma (“qualità”, “capacità di assumere forme diverse”) e saṁskāra. I cittadharma sarebbero sati naturali della mente che verrebbero "potenziati" nei vari stati di esistenza (esseri infernali, animali ecc.) qualora si mantenga "inalterata l'essenza mentale".
3.18:
संस्कारसाक्षात्करणात्पूर्वजातिज्ञानम् ॥३.१८॥
In caratteri latini:
saṁskārasākṣātkaraṇātpūrvajātijñānam ||3.18||
Sciogliamo il sandhi:
saṁskāra-sākṣāt-karaṇāt pūrva-jāti-jñānam ||3.18||
saṁskāra, sostantivo maschile, dal prefisso “sam”, “insieme, “con” e dal sostantivo maschile “kāra”, radice verbale “kr̥”, “fare”, “eseguire”, “portare a termine”. Significato: “impressione mentale”, anche “rito”, “sacramento; secondo il buddhismo saṃskāra - skandha è il quarto dei cinque aggregati (skandha) che costituiscono la persona umana, ed anche il secondo anello (nidāna) trai dodici dello schema dell'Originazione Dipendente (pratītya - samutpāda). In Oxford Index: Hinduism “le attività di costruzione che formano, modellano o condizionano lo sviluppo morale e spirituale dell'individuo”;
sākṣātkaraṇāt, ablativo singolare del sostantivo neutro “sākṣātkaraṇāt”, dal prefisso “sa” [equivalente, in casi come questo, alla preposizione “sam”], “con”, “insieme”; dal sostantivo neutro “akṣa”, “occhio”; dall’aggettivo “karaṇa” derivante a sua volta dalla radice verbale “kr̥”, “fare”, “compiere”, “realizzare”. Significato: “rendere evidente ai sensi”, “percezione intuitiva”, “causa immediata di qualsiasi cosa”;
pūrva, aggettivo, “antico”, “vecchio”, “primo”, “riferito ad esperienze precedenti”, “est”.
jāti, sostantivo femminile, dalla radice verbale “jan” o “jā”, “nascere”, “partorire”. Significato: “tipo”, “famiglia”, “classe”, “genere”;
jñānam, nominativo singolare del sostantivo neutro jñāna, dalla radice verbale “jñā”, “conoscere” e con il suffisso neutro kṛt, ovvero che indica un’azione, “ana”. Significato: “conoscenza”, “comprensione”.
Quindi avremo:
saṁskāra – rendere evidente ai sensi – riferito ad esperienze precedenti – famiglia/nascite -conoscenza.
Possibile interpretazione:
Portando alla coscienza i contenuti psichici residui [ovvero: attraverso la percezione diretta (sākṣātkaraṇāt) dei saṁskāra ] [si realizza] la conoscenza (jñānam) degli stati di esistenza (jāti) precedenti (pūrva).
Commento di Vyāsa: Le potenze residue (saṁskāra)sono duplici: quelle che appaiono come abitudini e causano ricordi e afflizioni; e quelli che appaiono come virtù o vizio e causano frutti.
Le caratteristiche (cittadharma) non direttamente percepibili della mente sono: pariṇāma (“trasformazione”), ceṣṭā (“comportamenti tipici”), nirodha (“soppressione”, “controllo”), śakti , jīvana (“vitalità”, “ciò che fa vivere”, “rendere vivo”), dharma (“qualità”, “capacità di assumere forme diverse”), che appaiono insieme a loro [ovvero ai saṁskāra] e “sono potenziate nel corso dei vari stati di esistenza. Praticare Saṃyama su queste caratteristiche ha il potere di realizzare la conoscenza diretta delle potenze residue.
La loro conoscenza diretta non è possibile senza la conoscenza dello spazio, del tempo e della causa operante. È così che uno Yogī realizzando la conoscenza delle potenze residue, porta alla coscienza i precedenti stati vitali.
Allo stesso modo si ottiene la conoscenza degli stati vitali degli altri attraverso la conoscenza delle loro potenze residue.
A questo proposito si sente la seguente storia: Bhagavān Jaigiṣavya ottenne la conoscenza della discriminazione tra il reale e l'irreale dopo aver visto […] i suoi stati di esistenza precedenti […] grazie alla realizzazione della conoscenza dei suoi saṃskāra [N.d.R. la parola “saṃskāra” nelle traduzioni di questo commento viene resa spesso con “potenze residue”].
Il beato Āvaṭya, dopo aver preso un corpo [N.d.R. secondo Vācaspatimiśra “aver preso un corpo” si riferisce al “nirmāṇakāya”, il “corpo di trasformazione” del Buddha], gli chiese: 'Hai vissuto e quindi sei stato “castigato” [N.d.R. “castigato” ha qui, secondo Vācaspatimiśra, il significato di riequilibrio dei Guṇa] attraverso dieci Grandi Kalpa. L'essenza della tua volontà di conoscere non è stata sopraffatta. Hai sperimentato le difficoltà della vita negli inferni, tra gli animali e nei feti (garbha). Sei nato ancora e ancora tra gli uomini e gli dei. Hai mai provato in tutta questa vita una maggiore quantità di piacere o di dolore ? Quale?
Jaigiṣava rispose a Bhagavān Āvaṭya:—'Ho vissuto dieci grandi creazioni. La mia essenza mentale non è mai stata sopraffatta. Ho sperimentato le difficoltà dell'inferno e della vita animale. Sono nato ancora e ancora tra gli uomini e gli dei. Considero tutto ciò che ho sperimentato solo come dolore».
Il venerato Āvaṭya disse: - 'Questa padronanza del tuo rispetto per la Causa Prima e questa tua inestimabile gioia di appagamento, - le attribuisci all’esperienza del dolore?
Il venerato Jaigiṣavya disse: 'La gioia dell'appagamento ha valore solo quando è riferita al godimento degli oggetti del desiderio. Rispetto alla beatitudine della libertà assoluta (kaivalya) è solo dolore. L’essere sottoposti ai tre guṇa [N.d.R. “l’impermanenza”] è nella natura dell'essenza della Volontà di conoscere e tutto ciò che è sottoposto ai tre guṇa può essere considerato dolore evitabile. La catena del desiderio ha la natura del dolore. È stato detto che quando l'ansia del dolore che nasce dal desiderio viene rimossa, allora arrivano la gioia e la quiete che abbraccia tutto .
Commento di Vyāsa in sanscrito:
saṃskārasākṣātkaraṇātpūrvajātijñānam ||3.18||
dvaye khalvamī saṃskārāḥ smṛtikleśahetavo vāsanārūpā vipākahetavo dharmādharmarūpāḥ. te pūrvabhavābhisaṃskṛtāḥ pariṇāmaceṣṭānirodhaśaktijīvanadharmavadaparidṛṣṭāścittadharmāḥ. tesu saṃyamaḥ saṃskārasākṣātkriyāyai samarthaḥ. na ca deśakālanimittānubhavairvinā teṣāmasti sākṣātkaraṇam. taditthaṃ saṃskārasākṣātkaraṇātpūrvajātijñānamutpadyate yoginaḥ. paratrāpyevameva saṃskārasākṣātkaraṇātparajātisaṃvedanam. atredamākhyānaṃ śrūyate - bhagavato jaigīṣavyasya saṃskārasākṣātkaraṇāddaśasu mahāsargeṣu janmapariṇāmakramamanupaśyato vivekajaṃ jñānaṃ prādurabhūt. atha bhagavānāvaṭyastanudharastamuvācadaśasu mahāsargeṣu bhavyatvādanabhibhūtabuddhisattvena tvayā narakatiryaggarbhasaṃbhavaṃ duḥkhaṃ saṃpaśyatā devamanuṣyeṣu punarutpadyamānena sukhaduḥkhayoḥ kimadhikamupalabdhamiti. bhagavantamāvaṭyaṃ jaigīṣavya uvāca. daśasu mahāsargeṣu bhavyatvādanabhibhūtabuddhisattvena mayā narakatiryagbhavaṃduḥkhaṃ saṃpaśyatā devamanuṣyeṣu punaḥ punarutpadyamānena yatkiṃcidanubhūtaṃ tatsarvaṃ duḥkhame va pratyavaimi. bhagavānāvaṭya uvāca. yadidamāyuṣmataḥ pradhānavaśitvamanuttamaṃ ca saṃtoṣasukhaṃ kimidamapi duḥkhapakṣe nikṣiptamiti. bhavagāñjaigīṣavya uvāca - viṣayasukhāpekṣayaivedamanuttamaṃ saṃtoṣasukhamuktam. kaivalyasukhāpekṣaya duḥkhameva. buddhisattvasyāyaṃ dharmastriguṇastriguṇaśca pratyayo heyapakṣe nyasta iti. duḥkharūpastṛṣṇātantuḥ. tṛṣṇāduḥkhasaṃtāpāpagamāttu prasannamabādhaṃ sarvānukūlaṃ sukhamidamuktamiti .