15/12/2025
ðð ð§ð¥ðð ð¢ð¡ð§ð¢ ðð ðšð¡ ðŠð¢ðð
A ðŸððšð©ðð¡ ððð€ð§ðð£ð©ðð£ð€, nelle campagne della Capitanata il 13 Dicembre del 1250, a soli 56 anni, moriva l'imperatore ððððð§ððð€ ðð ðð ðð€ððð£ðšð©ððªððð£.
Lâimperatore si era sentito male qualche giorno prima, durante una battuta di caccia. Lo aveva colpito un'infiammazione intestinale a cui presto seguì una serie violenta di attacchi di dissenteria, lo stesso atroce male, che nel 1197 aveva stroncato in giovane età la vita di suo padre, ðð£ð§ððð€ ðð ðð ðð€ððð£ðšð©ððªððð£.
Lâanno precedente, nel 1249, più di una sventura aveva messo a dura prova lâeccezionale tempra del sovrano.
Nel mese di Febbraio, a ðŸð§ðð¢ð€ð£ð, era scampato alla morte per avvelenamento.
Nello stesso mese ðððð§ ððð¡ð¡ð ðððð£ð, per molti anni consigliere, amico e ð£ð³ð¢ð€ð€ðªð° ð¥ðŠðŽðµð³ð° dell'imperatore, fu arrestato dalle truppe imperiali: accusato di ð¢ððµð° ðµð³ð¢ð¥ðªð®ðŠð¯ðµð°, il notabile preferì la morte alla tortura e allâignominia. Il delitto di cui fu protagonista rimane, ancora oggi, misterioso: forse si macchiò del reato di corruzione. ððððð§ððð€ ðð una volta disse che «ð¢ð·ðŠð·ð¢ ðµð³ð¢ðŽð§ð°ð³ð®ð¢ðµð° ðð° ðŽð€ðŠðµðµð³ð° ð¥ðŠððð¢ ðšðªð¶ðŽðµðªð»ðªð¢ ðªð¯ ðŽðŠð³ð±ðŠð¯ðµðŠÂ», ma poi non parlò più di lui e del dolore di un'amicizia tradita.
Appena tre mesi dopo, il 26 Maggio del 1249, lâamatissimo figlio ðð£ð¯ð€ cadde prigioniero dei Bolognesi. Inutilmente lâimperatore chiese la sua liberazione; da Bologna risposero con il crudo realismo della politica: «ðŽð±ðŠðŽðŽð° ð¢ð€ð€ð¢ð¥ðŠ ð€ð©ðŠ ð¶ð¯ ð±ðªð€ð€ð°ðð° ð€ð¢ð¯ðŠ ð€ð¢ðµðµð¶ð³ðª ð¶ð¯ ð€ðªð¯ðšð©ðªð¢ððŠÂ».
Il povero ðð£ð¯ð€, che, come ricordava ðð§ð' ððð¡ðð¢ððð£ð era «ðµð³ð¢ ðµð¶ðµðµðª ðª ð§ðªðšððª ð²ð¶ðŠððð° ð€ð©ðŠ ð±ðªð¶Ì ð·ð°ððŠð·ð¢Â», non riabbracciò più suo padre: morì a Bologna dopo 23 anni di una dorata, ma implacabile prigionia.
In quellâorribile 1249 si spense a soli 24 anni anche ðððððð§ðð€ ðð ðððð©ð, un altro figlio naturale al quale ððððð§ððð€ ðð aveva affidato il comando della Romagna, della Marca di Ancona e di Spoleto. ðððððð§ðð€ p***e la vita nella ðœðð©ð©ððð¡ðð ðð ðð€ðšðšðð¡ð©ð, durante la quale fu fatto prigioniero dai Bolognesi anche ðð£ð¯ð€.
Nei suoi ultimi giorni di agonia, steso su un letto nella rocca di ðŸððšð©ðð¡ ððð€ð§ðð£ð©ðð£ð€, allâimperatore tornò in mente una profezia attribuita a ðððððð¡ð ððð€ð©ð€, lâastrologo di corte: «ð®ð°ð³ðªð³ðŠðµðŠ ð·ðªð€ðªð¯ð° ðð¢ ð±ð°ð³ðµð¢ ð¥ðª ð§ðŠð³ð³ð°, ðªð¯ ð¶ð¯ ðð¶ð°ðšð° ðªð ð€ð¶ðª ð¯ð°ð®ðŠ ðŽð¢ð³ð¢Ì ð§ð°ð³ð®ð¢ðµð° ð¥ð¢ððð¢ ð±ð¢ð³ð°ðð¢ ð§ðªð°ð³ðŠÂ».
Per questo motivo, in tutti i tumultuosi anni del suo regno, ððððð§ððð€ ðð aveva sempre evitato ðð¡ð€ð§ðð£ð©ðð (ððð§ðð£ð¯ð). E non era nemmeno più tornato a ðð¡ð€ð§ðð£ð©ðð£ðªð¢ (ððð§ðð£ð©ðð£ð€) la città ciociara che aveva frequentato nel lontano 1223, quando con ð¥ðð¥ð ðð£ð€ð§ðð€ ððð progettava una Crociata e dove fu deciso il suo matrimonio con ð
ð€ð¡ðð£ðð, una delle sue quattro mogli, figlia del re di Gerusalemme.
Il vaticino si avverava: ððððð§ððð€ ðð stava morendo... ..ðšðªð ðð¡ð€ð§ð ðð¥ðªð ð¥ð€ð§ð©ðð¢ ððð§ð§ððð¢...
Dal suo letto a ðŸððšð©ðð¡ððð€ð§ðð£ð©ðð£ð€, agonizzante, il sovrano guardava una porta di ferro che confinava con la parete di una torre.
Sgomenti, lo vegliavano il figlio diciottenne ððð£ðð§ððð, lâarcivescovo di Palermo ðœðð§ðð§ðð€ ðð ðŸððšð©ððð£ð, il gran giustiziere della Magna Curia ðððððð§ðð€ ðð ðð€ð£ð©ðð£ðð§ð€, ðððð©ð§ð€ ððªððð€ responsabile delle scuderie imperiali, ðððððð§ðð€, conte di Caserta e genero dellâimperatore e il medico ððð€ð«ðð£ð£ð ðð ðð§ð€ðððð.
La mattina del 13 Dicembre, secondo una cronaca agiografica, lâimperatore volle indossare lâumile tonaca grigia dei cistercensi del terzo ordine di cui faceva parte. Chiese di essere sepolto nella ðŸðð©ð©ððð§ðð¡ð ðð ððð¡ðð§ð¢ð€, accanto al padre ed alla madre. Il suo vecchio amico Berardo gli somministrò lâestrema unzione.
Alla notizia del decesso, ð¥ðð¥ð ðð£ð£ð€ððð£ð¯ð€ ðð non riuscì a trattenere la propria gioia per la fine del ð¯ðŠð®ðªð€ð° ðšðªð¶ð³ð¢ðµð° ð¥ðŠððð¢ ðð©ðªðŠðŽð¢ ðð³ðªðŽðµðªð¢ð¯ð¢. Le prime parole della missiva che il pontefice inviò al popolo di Sicilia spiegano il suo stato dâanimo: «ððŽð¶ððµðªð¯ð° ðª ð€ðªðŠððª, ðð¢ ðµðŠð³ð³ð¢ ðŽðª ð¢ðððªðŠðµðª ð±ð°ðªð€ð©ðŠÌ ðªð¯ ð§ð³ðŠðŽð€ð©ðª ð»ðŠð§ð§ðªð³ðª ðŠ ð³ð¶ðšðªð¢ð¥ðŠ ð§ðŠð€ð°ð¯ð¥ð¢ðµð³ðªð€ðª ðŽðª ðŽð°ð¯ð° ðŽð€ðªð°ððµðª ðªð ð§ð¶ðð®ðªð¯ðŠ ðŠ ðð¢ ð±ð³ð°ð€ðŠððð¢ ð€ð©ðŠ ððªð° ð€ðªðµðŠð¯ðŠð·ð¢ ðŽð°ð±ð³ð¢ ðªð ð€ð¢ð±ð°Â».
Il fascino dellâimperatore svevo ha attraversato i secoli e vive ancora ai giorni nostri. La sua fine per centinaia di anni fu accompagnata da miti e leggende. Del resto, già prima della sua morte, la sua figura era stata mitizzata dai contemporanei. Un ðŒð£ð©ððð§ððšð©ð€ oppure un novello ðððšðšðð, capace di riformare dal profondo la Chiesa. Già dopo la seconda scomunica, nel Giugno del 1239, in una sua Enciclica ð¥ðð¥ð ðð§ððð€ð§ðð€ ðð aveva paragonato ððððð§ððð€ ðð al mostro dellâðŒð¥ð€ððð¡ððšðšð ðð ððð€ð«ðð£ð£ð: «ððª ððŠð·ð¢ ð¥ð¢ð ð®ð¢ð³ðŠ ðð¢ ð£ðŠðŽðµðªð¢ ð³ðªð€ð°ðð®ð¢ ð¥ðª ð¯ð°ð®ðª ð£ðð¢ðŽð§ðŠð®ðª ðð¢ ð²ð¶ð¢ððŠ, ðªð¯ð§ðªðŠð³ðŠð¯ð¥ð° ð€ð°ð¯ ð»ð¢ð®ð±ðŠ ð¥'ð°ð³ðŽð° ðŠ ð€ð°ð¯ ð§ð¢ð¶ð€ðª ð¥ðª ððŠð°ð¯ðŠ, ðŠ ð¯ðŠðððŠ ð¢ððµð³ðŠ ð®ðŠð®ð£ð³ð¢ ð€ð°ð¯ ð§ð°ð³ð®ð¢ ð¥ðª ððŠð°ð±ð¢ð³ð¥ð°, ð¢ð±ð³ðŠ ðð¢ ð£ð°ð€ð€ð¢ ð±ðŠð³ ð£ðŠðŽðµðŠð®ð®ðªð¢ð³ðŠ ð€ð°ð¯ðµð³ð° ðªð ð¯ð°ð®ðŠ ð¥ðª ððªð°Â».
Un anno dopo (1240) il papa riprendeva la diceria propagata tra i seguaci dellâabate e teologo ððð€ðððððð£ð€ ðð ððð€ð§ð che voleva ððððð§ððð€ ðð figlio di un diavolo piuttosto che di ðð£ð§ððð€ ðð: «ððŠð³ð±ðŠð¯ðµðŠ ð·ðŠððŠð¯ð°ðŽð° ð€ð°ð¯ð€ðŠð±ðªðµð° ð¥ð¢ ð®ð¢ðµðŠð³ðªð¢ ðªð¯ð§ðŠð³ð¯ð¢ððŠÂ».
Il 13 Dicembre 1250 moriva un personaggio portentoso e terribile, ma allo stesso tempo fenomenale e contraddittorio. O almeno raccontato come tale.
Su ððððð§ððð€ ðð ðð ðð€ððð£ðšð©ððªððð£ il giudizio della storiografia contemporanea fu ondivago mescolando ammirazione e critica. Di certo ogni opinione fu condizionata dallâinflusso della propaganda papale.
Nel ððððð§ððð€ ðð, ðð¢ð¥ðð§ðð©ð€ð§ð, la monumentale biografia che ðð§ð£ðšð© ððð£ð©ð€ð§ð€ð¬ððð¯ (1895-1963), storico tedesco di origini ebraiche, dedicò allâimperatore svevo, ððððð§ððð€ ðð Ú rappresentato come un titano, un supremo tutore della giustizia, capace di saldare nella sua opera di governo lâeredità dellâantica Roma e la dottrina della Chiesa. Lâimperatore svevo, ðªð ð±ð³ðªð®ð° ðšðŠð¯ðªð° ð³ðªð¯ð¢ðŽð€ðªð®ðŠð¯ðµð¢ððŠ, Ú visto come una figura messianica, un ð€ð°ðŽð®ð°ð€ð³ð¢ðµð°ð³ðŠ che domina il suo tempo seduto sul globo del mondo che gli fa da trono.
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Nell'immagine che segue l'articolo un tramonto presso ðŸððšð©ðð¡ ððð¡ ðð€ð£ð©ð.
Il castello, dalla particolare forma ottagonale, fu una vera e propria corona di pietra notevolmente amata dallâimperatore ððððð§ððð€ ðð.
Fonte della fotografia:
https://www.giovannicarrieri.com/photography/italy/castel-del-monte/federico-ii-svevia-castle.jpg
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ððð€ð§ððð€ ðð ððð¡ð¡ðð¥ð€ð¡ð
da ððŒð¹ð¹ðŒðŸðð¶ðŒ ð±ð²ð¹ð¹ð® ð°ð¶ððð®Ì ð±ð¶ ð¥ðŒðºð® ð°ðŒð» ð¹'ð¶ðºðœð²ð¿ð®ððŒð¿ð² ðð²ð±ð²ð¿ð¶ð°ðŒ ðð, vv. 20-25,
testo e traduzione dal greco a cura di Marcello Gigante
Origine: Carme IX (circa 1244-1247), citazione in Marcello Gigante, Poeti bizantini in Terra d'Otranto nel secolo XIII, Napoli, 1979
testo greco a p. 176; traduzione a p. 188.
â¶ïž Per chi volesse innamorarsi della figura di ððððð§ððð€ ðð ðð ðð€ððð£ðšð©ððªððð£ consigliamo di vedere l'intervento del ð¥ð§ð€ð. ðŒð¡ððšðšðð£ðð§ð€ ðœðð§ððð§ð€ durante la manifestazione ðððšð©ð€ðð - ð¿ððð¡ð€ððð ðšðªð¡ð¡'ðð€ð¢ð€.
https://www.youtube.com/watch?v=glt7o_Q5qHw
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Grazie. Ad Maiora.