ASD ATO Opicina Tennis

ASD ATO Opicina Tennis A cinque minuti dal centro, il tuo tennis relax in un magnifico parco secolare.

03/02/2024

Giacomo Dambrosi è un altro grande talento del nostro tennis, purtroppo frenato dagli infortuni. Ho avuto il piacere di intervistarlo e chiacchierare con lui sul suo percorso professionale e non solo, tra l'altro molto simile a quello di Sinner.

Ragazzi semplici e puliti, e capaci in giovanissima età di praticare più sport e di essere assecondati sempre da una famiglia molto unita, nelle loro scelte. Dambrosi, che sembrava avviato al basket (con suo nonno tra l'altro celebre portiere della Triestina), ha scelto poi la racchetta.

Lui e Jannik hanno condiviso una parte importante della loro vita in campo e fuori, allenandosi insieme, giocando contro e trionfando anche in un torneo di doppio.

Molto significative le parole di Giacomo che presto si toglierà anche la soddisfazione di laurearsi in psicologia.

Uno stralcio: "Ti racconto un aneddoto simpatico che ho riferito anche ai miei genitori subito dopo la finale. Io e lui abbiamo la stessa età, ci separano solo quattro giorni. Siamo cresciuti insieme in tutti i tipi di tornei under e anche nei primi passaggi ai 15mila e 25mila. Ci siamo trovati contro tantissime volte, vivevamo insieme a Bordighera. Lui sin da piccolino, a 12 anni, durante allenamenti e partite impattava la palla come nessun altro. Nessuno, anche i più grandi. Aveva una semplicità di gioco e di movimento che spaccava la palla. Faceva andare il braccio veloce e faceva cose che gli altri ragazzi non erano in grado di fare. A 12-14 anni non vinceva tanto perché aveva questa rilassatezza nel colpire e spesso tirava fuori, ma bastava poco per crescere".

L'intervista: https://www.fanpage.it/sport/tennis/giacomo-dambrosi-e-cresciuto-con-sinner-vi-racconto-di-quando-spaccava-la-palla-ma-non-vinceva/

C'è ancora qualcuno che non sa come è andata la semifinale con Nole?
27/01/2024

C'è ancora qualcuno che non sa come è andata la semifinale con Nole?

SINNER DELL'ALTRO MONDO 🥕🛸

Melbourne, esterno giorno. Un ragazzo di 22 anni che guarda il mondo con gli occhi affamati prende a pallate uno che da lontano potrebbe sembrare il suo vecchio zio, un tempo forte forte e oggi in affanno a star dietro al nipote. Più integro, più centrato, più tutto.

Italia, interno notte. Sono le 5 e qualcosa di venerdì mattina, un paio d'ore e bisognerà prepararsi per andare al lavoro, ma l'eccitazione è tale che al lavoro, proprio, non ci si pensa. Davanti agli occhi scorre una vicenda fino a qualche tempo fa impensabile: un tennista italiano in procinto di arrivare sul tetto del mondo. Perché sì, diciamocelo chiaro e al netto di qualsiasi superstizione: se Jannik Sinner ha un destino è quello lì. Lo si capisce nel modo in cui controlla una superiorità a tratti imbarazzante, nei confronti di colui che ha vinto 24 Slam (e 3 degli ultimi 4).

Ci sono echi di Agassi, in Jannik. Mentre Nole torna indietro di quasi 20 anni. Chi ha buona memoria e non è più un ragazzino lo ricorderà: 2005, Melbourne, stesso campo e Marat Safin come avversario, finisce 6-0 6-2 6-1 in favore del russo. Una scoppola del genere, Djokovic, non l'avrebbe mai più ripresa. Ma quello era un Novak 17enne, uscito dalle qualificazioni, al debutto in carriera in un Major.

Torniamo al presente. Nole scuote la testa, lo score dice 1-6 2-4. Sulla prima palla del 2-5, il serbo sembra persino trovare un moto d'orgoglio. Sulla seconda capitola e il 2-5 arriva davvero. Vien quasi da ricordare a Jannik che è troppo superiore, almeno oggi. Verrebbe da fargli recapitare il messaggio che i rischi tutto sommato si potrebbero limitare, tanto è evidente la distanza. E che sarebbe bene ogni tanto ricordarsi di aggiungere qualche variazione.

Alla fine del secondo set, abbondantemente in anticipo sull'orario di lavoro, coniamo un neologismo: overnoled. Ecco: Djokovic è sopraffatto. Quasi incredulo, per quanto si potesse attendere un tipo tosto di fronte a lui. Così forte, tuttavia, forse non se l'immaginava.

Intendiamoci, non ci facciamo illusioni. Perché è Nole, e perché c'è quel precedente di Wimbledon a dirci che nemmeno due set di margine sono sufficienti a stare tranquilli. Di fronte a uno con le sue risorse, con le sue capacità di recupero, non c'è da mollare un millimetro, altrimenti è un attimo che si finisce nel tritacarne. Per due set non è stata nemmeno una partita, ma la sensazione è che Jannik debba evitare di farla diventare tale. Altrimenti la vicenda potrebbe diventare complessa.

Sono passati 2195 giorni, 18 ore e qualche minuto dall'ultima sconfitta di Djokovic a Melbourne. La notizia deve scioccare anche Sinner, che sul 5-5 – avanti 0-15 – manca una comoda chance per lo 0-30 mandando fuori di metri un recupero su una palla corta avversaria più simile a un pallonetto. La partita non è divertentissima, a occhi non così coinvolti, ma questa è una considerazione che una volta scritta appare totalmente inutile, nel contesto. Oggi non cerchiamo bellezza.

Sul 5-5, 40 pari, il match entra nel congelatore, anche se la giornata a Melbourne è piacevole. Sugli spalti qualcuno non si sente bene e viene soccorso. Si riparte dopo una manciata di minuti, si va al tie-break e per la prima volta qui emerge una sensazione poco frequente, quando si parla di Sinner: quella legata a una (ipotetica?) paura di vincere. Jannik sbaglia qualcosa per timore e qualcosa per concetto (andare a rete prima, in un paio di circostanze, sarebbe stata una buona idea), ma arriva comunque a match-point. Solo che lì un diritto gli resta incastrato nel braccio. Poco dopo, ci ritroviamo al quarto.

Djokovic è letteralmente aggrappato a una partita che avrebbe già dovuto perdere, se non fosse quel fenomeno che è. Le ombre calano sulla Rod Laver Arena e Sinner sembra un po' meno in equilibrio di quanto era all'inizio. Non è tanto il peso delle quasi tre ore di gioco, quanto il peso di quel punto che poteva chiudere la vicenda e che invece è diventato un macigno da portarsi appresso. Per fortuna, Jannik è in grado di sostenerlo, questo peso. E stavolta il più forte è lui, oltre ogni sospetto.

Anche se chi gli vuole bene resta in apnea per buona parte del quarto set, da quando si concretizza il break (benedetta variazione di rovescio) a quando si mette a terra l'ultimo quindici, 55 minuti dopo il primo match-point.

È tutto vero: Jannik Sinner batte Novak Djokovic ed è in finale, dove giocherà da favorito. In 3 ore e 22 minuti non ha concesso alcuna palla break, ha fatto 30 punti in più del suo avversario (che sono tantissimi) e ha surclassato il numero 1 del mondo. È tutto vero, ma sembra una cosa dell'altro mondo.

🎾

Anche Nole ha un cuore…
16/01/2024

Anche Nole ha un cuore…

L’inaspettata richiesta di Djokovic allo sconfitto Prizmic: “Alzati, prenditi questi applausi”

Novak Djokovic ha dovuto faticare e non poco contro Dino Prizmic nel primo turno degli Australian Open. Ci sono volute 4 ore esatte di partita per vedere il numero uno del mondo avere la meglio del talento classe 2005 croato 178° giocatore ATP. Nole si è imposto in 4 set (6-2, 5-7, 6-3, 6-4), ma è rimasto molto colpito dal livello del suo giovane avversario che ha celebrato in modo speciale e inaspettato dopo la fine dell'incontro. Il campione serbo ha dedicato un tributo eccezionale al 18enne, invitando tutti ad applaudirlo.

Al momento della stretta di mano per i consueti saluti, Djokovic ha parlato a lungo con il tennista sconfitto. Un vero e proprio discorso quello del giocatore favorito per la vittoria finale dello Slam, che ha sorpreso Prizmic amareggiato per la sconfitta ma certamente soddisfatto per aver tenuto testa ad un fenomeno assoluto. L'omaggio di Nole non è finito lì, visto che pochi secondi dopo c'è stato un ulteriore gesto che ha colpito tutti. Infatti il tennista vincitore ha invitato il cameraman che si stava avvicinando per immortalarlo a cambiare inquadratura.

Novak Djokovic ha indicato Przmic, dicendo all'addetto ai lavori: "Riprendi lui". Dopo aver alzato le mani al cielo per chiedere al pubblico di celebrare il croato. Quest'ultimo è rimasto a bocca aperta e allora ecco che Nole gli ha detto di alzarsi per spostarsi più a ridosso del campo in modo da essere applaudito nel migliore dei modi da tutti i presenti. Una scena splendida che apre nel migliore dei modi gli Australian Open. Un tributo ad un ragazzo che ha le stigmate del predestinato e che non ha mai nascosto dal canto suo l'ammirazione per il suo più celebre e blasonato avversario.

Fonte e video: https://www.fanpage.it/sport/tennis/linaspettata-richiesta-di-djokovic-allo-sconfitto-prizmic-alzati-prenditi-questi-applausi/

Ogni tanto la tentazione del padel si ripresenta…
27/12/2023

Ogni tanto la tentazione del padel si ripresenta…

La meritata vittoria di Jannik non scalfisce la grandezza di Nole ma ci ha fatto veramente godere.E aspettando la semifi...
16/11/2023

La meritata vittoria di Jannik non scalfisce la grandezza di Nole ma ci ha fatto veramente godere.

E aspettando la semifinale sorridiamo un po'...

I pronostici non erano dalla sua parte eppure ce l’ha fatta!Bravissimo Jannik!E in bocca al lupo 🍀 per la finale!
01/04/2023

I pronostici non erano dalla sua parte eppure ce l’ha fatta!

Bravissimo Jannik!

E in bocca al lupo 🍀 per la finale!

Uno Jannik tutto cuore ci regala una soddisfazione immensa!

Alcaraz battuto sul suo terreno, al termine di una battaglia durata tre ore e tre set! 6-7, 6-4, 6-2 i parziali.

Soprattutto ci dice che Alcaraz è umano ed è battibile, se ti chiami Jannik Sinner!

E ora testa alla finale di domenica contro Medvedev.

05/03/2023

Wow!

21/01/2023
Bravissimi i nostri ragazzi!
24/11/2022

Bravissimi i nostri ragazzi!

SORPRESA ITALIA, È LA VITTORIA DEL GRUPPO

È la vittoria del gruppo. Quel gruppo più volte invocato dal ct Filippo Volandri come arma vincente della sua Nazionale, al di là del talento dei singoli. Mancano Jannik Sinner e Matteo Berrettini? Nessun problema: gli Stati Uniti si battono grazie a Lorenzo Sonego e al doppio Fognini/Bolelli, tornato a splendere dopo un periodo così così. In mezzo, una sconfitta di Lorenzo Musetti contro Taylor Fritz che aveva ridato morale agli americani. Traditi, in fondo, anche dal loro capitano Mardy Fish, che aveva deciso di non convocare Rajeev Ram, numero 3 al mondo nella specialità di coppia. Ma più che guardare in casa d'altri, stavolta, è meglio puntare sui meriti azzurri e rivivere passo dopo passo una vittoria che ci riporta in semifinale di Davis dopo otto anni dall'ultima volta (2014, sconfitta contro la Svizzera). La prima col nuovo format.

IL CUORE DI SONEGO

I fantasmi di Torino e delle ultime due partite p***e con la Nazionale sono ormai ben chiusi dentro l'armadio. Lorenzo Sonego sforna una delle migliori prestazioni dell'anno per avere ragione di Frances Tiafoe, che lo aveva battuto pochi giorni fa a Parigi Bercy. Il 27enne piemontese entra in campo carico, come del resto aveva avvisato coach Gipo Arbino alla vigilia: “Guardate che Lorenzo è più completo oggi di quando era numero 21 del mondo”. Il servizio va che è una meraviglia (7 ace nei primi tre turni di battuta, 17 alla fine), ma anche il resto funziona eccome, al punto da esaltare il pubblico del 'Martin Carpena' (11 mila posti), per gran parte italiano. Il 6-3 del primo set è una boccata d'ossigeno per un'Italia che ha bisogno di fiducia. Così, nemmeno quando Tiafoe si guadagna un paio di set-point, a fine secondo parziale, si teme che qualcosa possa andare storto: 'Sonny' vola al tie-break, recupera da 1-3, manca due match-point sul 6-4 (per merito dell'avversario) e annulla un'altra chance all'americano per andare al terzo. L'ultimo punto è il simbolo della partita: attacco vincente con un bel rovescio piatto lungolinea, non proprio l'arma principale del torinese.

I RIMPIANTI DI MUSETTI

A Lorenzo Musetti, in apparenza, piace camminare sulla lama del rasoio. In fondo lo fa quasi in ogni punto di ogni match, con quel tennis intriso di talento eppure a volte così fragile. Stavolta, tuttavia, i continui rischi costano cari, contro un avversario che fonda il suo tennis sull'aggressività e sui colpi di inizio gioco. Taylor Fritz riesce a pareggiare i conti per gli States al termine di una partita indirizzata da un primo set terminato 10-8 al tie-break. Peccato che sul taccuino ci siano pure due set-point mancati dal toscano, avanti 5-3 e poi superato all'ultimo dalle bordate dell'americano. “Lui ha mostrato di essere ancora più forte di me – sospira Musetti – ma che peccato quelle occasioni...”.

LA CLASSE DI BOLELLI E FOGNINI

E poi ci sono loro, i vecchietti: Fabio Fognini, anni 35, e Simone Bolelli, anni 37. I quali, curiosamente, erano stati protagonisti – sia in singolare che in doppio – proprio in quell'ultima semifinale del 2014 contro la Svizzera di Federer e Wawrinka. Stavolta gli avversari sono di altra caratura: Tommy Paul e Jack Sock, mai in campo insieme prima di questo incontro, dimostrano tutti i loro limiti di coppia, e gli azzurri ne approfittano. Bolelli splende, non solo al servizio ma pure in risposta. Fabio ci mette la consueta classe. Sembra di tornare al 2015, al loro trionfo australiano. Qui, sette anni più tardi, c'è qualcosa di altrettanto importante da conquistare. Siamo ancora distanti due partite dall'Insalatiera, ma con questo gruppo così unito (e che gioca senza pressione) si può sognare senza mettersi dei limiti.

Grazie di tutto.
25/09/2022

Grazie di tutto.

Alla fine, dopo aver giocato il loro ultimo doppio insieme - e l’ultima partita di Roger Federer in assoluto - questi due ragazzi di 36 e 41 anni si sono seduti uno di fianco all’altro e sono scoppiati in lacrime. Lacrime vere, torrenziali, inconsolabili.

Dentro c’erano gli ultimi vent’anni della loro vita e una delle più grandi rivalità sportive e amicizie indissolubili (senza alcuna contraddizione in termini) che lo sport a ogni livello e di ogni epoca abbia mai prodotto.

Roger e Rafa. Rafa e Roger. Come due vecchi amici che si ritrovano per dirsi addio (anche se sarà solo un arrivederci).

Grazie per quello che siete stati, per quello che avete dato al tennis, che trascende la mostruosità dei numeri.
Un’unica, sola, certezza: nulla sarà più come prima.

C’è chi si commuove vedendo questa foto. E chi mente.

Indirizzo

Via Di Conconello 16
Opicina
34151

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 17:00
Martedì 09:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 13:00
Giovedì 09:00 - 19:00
Venerdì 09:00 - 13:00

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