esosport bike

esosport bike Si crea così l’incredibile opportunità di coniugare l’amore per il mondo dello sport con una consolidata competenza nel mondo dei rifiuti.

esosport bike nasce per la raccolta e il riciclo di copertoni e camere d’aria di biciclette, trasformandole in pavimentazione antitrauma, piste di Atletica, tappeti per le palestre, piste ciclabili, giardini e giochi. esosport nasce nel 2009, da un’idea di Nicolas Meletiou, Managing Director di ESO nonché runner appassionato, durante una telefonata con gli amici Fulvio Massini, preparatore atletic

o, e Marco Marchei, ex maratoneta, sul tema del corretto smaltimento delle scarpe sportive esauste. Nel riflettere sulla loro fine, oggetti ormai consumati e stipati negli armadi di tanti appassionati di sport, Nicolas Meletiou, grazie alla sua esperienza con ESO nel settore del recupero, smaltimento e valorizzazione di rifiuti da ufficio, ipotizza per la prima volta la possibilità di riciclare le scarpe. La nascita di esosport rientra pienamente nella filosofia dell’azienda madre del “Ciclo del Riciclo”, filosofia che si basa sulla consapevolezza che l’ambiente è un bene da preservare e che i rifiuti possono trasformarsi da scarto a risorsa, riducendo al massimo il loro impatto ambientale e … perché no, avere una seconda vita. Per esosport minimizzare l’accumulo dei rifiuti in discarica diventa una vera e propria sfida ecologica, oltre ad essere un servizio innovativo, primo e unico nel suo genere in Italia e in Europa.

07/04/2022
Grazia Paola di ricordare anche agli automobilisti italiani il rispetto delle regole 🙏
12/10/2021

Grazia Paola di ricordare anche agli automobilisti italiani il rispetto delle regole 🙏

Questo cartello é presente da anni sulle strade spagnole.
Questo in particolare si trova dopo il Passo di Roncisvalle, al confine tra Francia e Spagna, nella regione di Navarra.

Osserviamolo attentamente: massima priorità al ciclista, tra l'altro su strade di montagna (anche strette) dove addirittura sono raffigurati due ciclisti che viaggiano affiancati.

Questa per me è la massima espressione della civiltà e del rispetto sulla strada.
Noi siamo indietro anni luce ma ci arriveremo.. tra qualche anno sono certa che ci arriveremo!

Grazie per lo scatto e la condivisione della foto!




Ce ne sono di ogni tipo: in vetro, acciaio, alluminio. Di design o economiche. Non tutte sono uguali. Vediamo quali sono...
26/03/2021

Ce ne sono di ogni tipo: in vetro, acciaio, alluminio. Di design o economiche. Non tutte sono uguali. Vediamo quali sono le migliori per noi e per un mondo plastic free

Borracce che fanno bene alla salute: istruzioni per l’uso

Per molti rappresenta una scelta etica, per altri solo una moda, per altri ancora entrambe le cose e, infatti, ce ne sono alcune che sono vere e proprie opere d’arte. Ma una cosa è certa, l’uso delle borracce in alluminio (e non) è un fenomeno in continua crescita, non solo quando si è all’aperto, ma anche a casa o in ufficio, frutto anche di una maggiore sensibilità e attenzione alle tematiche ambientali.

Quello della plastica è, infatti, un grosso problema per il pianeta legato non solo alla produzione e allo smaltimento dei rifiuti, e al trasporto di acqua in bottiglia, ma anche al conseguente disastro ecologico che sta avvenendo sotto gli occhi di tutti nei nostri mari, come dimostrano sia le gigantesche isole di plastica galleggianti, sia la problematica, tutt’altro che trascurabile per la salute pubblica, delle microplastiche, che dal mare, tramite i pesci, entrano nella nostra catena alimentare.

Per noi italiani poi, essendo i primi in Europa per consumo di acqua minerale imbottigliata e al secondo posto a livello mondiale soltanto dietro al Messico, è un problema che ci riguarda molto da vicino e di cui non possiamo assolutamente non curarci.

Borracce in alluminio (e non): perché eliminare le bottiglie di plastica dalla nostra vita

Ecco perché la scelta di eliminare dalla nostra vita le bottiglie di plastica usa e getta, che peraltro possono essere dannose alla nostra salute (rilasciando in certe condizioni, per esempio quando sono esposte al sole o quando contengono liquidi acidi o troppo caldi, sostanze pericolose per il nostro organismo), sostituendole con una buona borraccia, può rappresentare un piccolo gesto, semplice e poco dispendioso, assai utile per un mondo finalmente plastic free, e quindi, almeno in parte, più sostenibile.

Non tutte le borracce sono uguali però, molto dipende dai materiali con cui sono fatte, che possono, proprio come le bottiglie, rilasciare, in certe situazioni, sostanze dannose per la nostra salute, per cui se è vero che esse possono essere valide alternative ecologiche alle bottiglie usa e getta, è anche vero che bisogna prestare molta attenzione nello sceglierle.

Borracce: guida alla scelta e ai materiali

Le soluzioni a nostra disposizione sono parecchie, ce ne sono di ogni tipo: di vetro, acciaio, plastica, alluminio, personalizzabili e di design, termiche (capaci cioè di mantenere calde le bevande d’inverno e fresche d’estate grazie all‘intercapedine tra una doppia parete) e dai prezzi più disparati, che dipendono anche dal materiale con cui sono fatte. Vediamo allora quali sono le differenze e quali scegliere per salvaguardare il nostro organismo e dare allo stesso tempo una mano al pianeta.

Borracce in vetro

Il vetro è il materiale più inerte dal punto di vista chimico (azzera, infatti, i rischi di contaminazione da parte delle sostanze organiche), per cui sarebbe il più adatto per le borracce, se non fosse che è piuttosto pesante e diventa molto fragile in caso di urti. Per questi motivi viene poco utilizzato per la fabbricazione delle borracce e, quando lo si fa, viene solitamente utilizzato il vetro borosilicato, particolarmente adatto a sopportare gli sbalzi termici e utilizzabile per qualsiasi tipo di bevanda.

Borracce in acciaio inossidabile

L’acciaio inossidabile rimane al momento il materiale chimicamente migliore per realizzare una borraccia. Si tratta, infatti, di una lega ferrosa molto resistente e soprattutto inossidabile.

Può contenere, quindi, tranquillamente bevande anche molto acide, senza il rischio che possano corroderlo. Essendo inossidabile, non necessita di alcun rivestimento interno o di vernici che si potrebbero danneggiare a causa di urti o usurare col trascorrere del tempo.

Un altro vantaggio è rappresentato dal fatto che le borracce in acciaio non trattengono gli odori e i sapori dei liquidi e sono meno soggette alla proliferazione di muffe e batteri. A patto che siano sempre adeguatamente lavate (possono essere in genere – sempre meglio controllare sulla confezione, perché dipende anche se presentano decorazioni e stampe – lavate in lavastoviglie senza problemi).

Le sue caratteristiche gli consentono di contenere qualsiasi tipo di bevanda: acqua, drink energetici, succhi di frutta e quant’altro. L’unico, relativo, svantaggio è rappresentato dal peso, essendo in genere più pesanti rispetto a quelle in plastica, anche se le aziende produttrici stanno impiegando risorse ed energie per alleggerirle riducendo lo spessore delle pareti.

Borracce in plastica

I principali plus delle borracce in plastica sono la leggerezza, la versatilità e il prezzo, in genere inferiore rispetto a quelle realizzate con altri materiali, come per esempio l’acciaio. Come regola di base è comunque sempre bene diffidare dei prodotti venduti a prezzi troppo bassi, spesso indice di scarsa qualità.

Fra i possibili svantaggi legati all’uso di polimeri, la possibilità che alterino il sapore dell’acqua e delle bevande che contengono, ma ciò dipende molto anche dalla qualità della plastica e dalla temperatura – per esempio troppo elevata – sia delle bevande che dell’ambiente esterno. Le borracce possono essere fabbricate con diverse plastiche, in genere si utilizzano tritan, polipropilene, polietilene, plastiche che riducono il rischio di migrazione di sostanze potenzialmente pericolose. In commercio si trovano però prodotti fatti anche con altri materiali, come per esempio il policarbonato, che è stato bandito per la realizzazione di prodotti come biberon e tazze per bambini, a causa della presenza dell’interferente endocrino Bisfenolo A (BPA).

Molto importante, dunque, qualora si opti per una borraccia in plastica, verificare con quale materiale è realizzata, cosa non sempre possibile se si acquista online, dove non è raro che si parli genericamente di “materiale sintetico”, il che rende impossibile capire con che tipo di polimero è stata fabbricata.

Ovviamente non bisogna demonizzare a priori le borracce in plastica. Se legalmente commercializzate, indipendentemente dal polimero utilizzato, esse devono rispettare le rigide norme comunitarie, che definiscono criteri molto rigidi di fabbricazione, e test di migrazione molto accurati che consentono di tenere sotto controllo i livelli di sostanze indesiderate anche durante utilizzi prolungati nel tempo.

Ciò detto, la plastica è più soggetta, per esempio rispetto all’acciaio inossidabile, a deterioramento a causa del trascorrere del tempo o per usi impropri che se ne fa. Pertanto, in presenza di graffi, tagli o scolorimento della parte interna della borraccia (anch’essa lavabile tranquillamente in lavastoviglie, se non diversamente specificato in etichetta), sempre meglio sostituirla, perché le parti danneggiate potrebbero dar vita a fenomeni di migrazione di sostanze indesiderate.

Borracce in alluminio

Le borracce in alluminio hanno sicuramente nella leggerezza e nel prezzo, in genere contenuto, i loro punti di forza. Tuttavia, non essendo l’alluminio inossidabile, si rende necessaria sempre l’applicazione di un rivestimento all’interno del contenitore, per isolare il metallo dal contatto diretto con le bevande ed evitare così potenziali fenomeni di migrazione (l’alluminio è un metallo tossico per il sistema nervoso e può danneggiare ossa e reni).

Oggi il rivestimento più utilizzato è di natura ceramica, un materiale molto più resistente all’usura e ai danneggiamenti meccanici rispetto a quelli che venivano utilizzati in passato (soprattutto rivestimenti polimerici di natura epossidica, più facilmente deteriorabili a causa di cadute accidentali o usura), meno in grado di preservare le caratteristiche organolettiche delle bevande. Motivo per cui è molto importante, se si decide di acquistare una borraccia in alluminio, verificare il tipo e l’uniformità del rivestimento, anche se si tratta di materiale ceramico: se, infatti, lo strato ceramico interno presenta irregolarità e increspature è probabile che possa favorire la formazione di muffe e batteri. Un’altra verifica da fare in fase di acquisto è quella relativa ai liquidi che può contenere: alcune (e dovrebbe essere sempre indicato in etichetta) non sono, infatti, adatte per i liquidi caldi, grassi, come olio o latte, oppure acidi, come ad esempio succhi di frutta, bevande energetiche o limonate.

Acquistare una borraccia: altri aspetti da tenere in considerazione

Quando si acquista una borraccia bisogna controllare, oltre a quelli dell’involucro in sé, anche i materiali con cui sono fatti gli altri elementi esterni che la compongono e che entrano in contatto con le bevande: per esempio, tappi, guarnizioni, cannucce e beccucci.

Il silicone è il materiale in genere più utilizzato per guarnizioni e cannucce interne, in casi più rari per la fabbricazione dell’intera borraccia. Il maggior pregio è la flessibilità e non è un caso che le borracce in silicone siano “pieghevoli”, capaci peraltro di resistere a temperature anche oltre i 200°C.

Fra gli altri materiali che si utilizzano ci sono anche il bambù, usato da qualche produttore per tappi di borracce di design, che però ha il limite di non poter essere lavato in lavastoviglie, e il PLA, acido polilattico, materiale biodegradabile e compostabile, derivato da barbabietola, mais, canna da zucchero e altri materiali naturali, meno comune e non adatto a certi tipi di bevande e temperature.

Segno di come la ricerca di nuovi e innovativi materiali sia in continuo movimento e di quanto il settore delle borracce sia in fermento, espressione anche del desiderio, speriamo sempre più condiviso, di un mondo finalmente senza più plastica.

Vincenzo Petraglia
fonte: wisesociety.it

https://www.eso.it/gogreen-newsletter-313/borracce-che-fanno-bene-alla-salute-istruzioni-per-l-uso

Tutti in pista, con la pandemia cresciute le ciclabili in EuropaLe strade riservate alle due ruote a pedali sono aumenta...
22/03/2021

Tutti in pista, con la pandemia cresciute le ciclabili in Europa

Le strade riservate alle due ruote a pedali sono aumentata esponenzialmente, con grande soddisfazione di chi le utilizza. E vantaggi per il traffico, per la salute dei ciclisti e per l'effetto serra. I dati della Federazione Europea Ciclisti (Ecf)

Fra le trasformazioni portate dalla pandemia, una sembra destinata a rimanere anche quando il Covid-19 sarà un lontano ricordo: la bicicletta. Per la precisione, il moltiplicarsi di piste ciclabili nelle città di tutta Europa. Ampliate come alternativa all'uso dei mezzi pubblici, che espongono a un maggior rischio di contagio, e di quelli privati, che contribuiscono all'inquinamento, le strade riservate alle due ruote (e ai pedali, è il caso di specificare per differenziarli dalle moto) sono cresciute a un ritmo esponenziale e i primi sondaggi indicano piena soddisfazione da parte dell'opinione pubblica nell'utilizzarle. Con vantaggi per il traffico, per la salute dei ciclisti e per l'effetto serra.

Secondo dati della Federazione Europea Ciclisti (Ecf) pubblicati dal Guardian, le città del nostro continente hanno speso 1 miliardo di euro in misure a sostegno dei ciclisti nel corso del 2020, primo anno della sfida al coronavirus, creando complessivamente almeno 1000 chilometri di piste ciclabili, strade pedonali e iniziative per diminuire il traffico di auto. "La pandemia ha accelerato un processo che era già in corso", afferma Aleksandr Buczynski, presidente della Ecf. "E le città che hanno imboccato questa strada sono state generalmente accolte in modo positivo dalla popolazione". E a imboccare la strada della bici non sono stati soltanto i "soliti sospetti", come li chiama il quotidiano londinese, ovvero Olanda o Danimarca, ma anche paesi in passato poco reattivi a questo mezzo di trasporto pulito e sostenibile.

Gli esempi citati dal rapporto abbondano. A Barcellona, dove nell'estate dello scorso anno sono stati installati 20 chilometri di piste ciclabili, l'uso della bicicletta è aumentato del 10 per cento rispetto ai livelli pre-pandemia. A Milano il programma Strade Aperte, lanciato nell'aprile 2020 con la proposta di 30 chilometri corsie protette per i ciclisti, è stato raddoppiato e progetta di triplicare entro questa estate: la pista ciclabile di corso Buenos Aires è ora la più frequentata della città, usata da 10 mila ciclisti al giorno, un aumento del 122 per cento in pochi mesi.

A Parigi strade in passato dominate dalle auto sono ora piene di bici. Il ciclismo come metodo di trasporto è cresciuto del 70 per cento nella capitale francese, con un aumento particolare fra le donne: un recente sondaggio rileva che il 62 per cento degli abitanti vogliono che le nuove piste ciclabili aperte durante la pandemia diventino permanenti. La sindaca Anne Hidalgo ha già creato 150 chilometri di corsie preferenziali per ciclisti, che intende portare a 300 chilometri entro breve tempo.

Anche Lisbona, che in un anno ha visto un incremento del 25 per cento nel numero di ciclisti, si appresta a raddoppiare i suoi attuali 100 chilometri di ciclabili. Londra ne ha già installate 90 chilometri dall'inizio della pandemia, con un aumento dei trasporti in bicicletta del 22 per cento dal 2019 a oggi. Fra aprile e giugno 2020, metà di tutti gli spostamenti nella capitale britannica sono avvenuti in bicicletta o a piedi, un salto in avanti notevole rispetto al 29 per cento di prima del Covid. Misure analoghe sono state prese da Bruxelles, Cracovia e altre città da un capo all'altro d'Europa, conclude il rapporto: e in un rilevamento in 21 centri urbani, il 64 per cento degli abitanti dice di non volere tornare ai livelli di inquinamento di prima della pandemia. "In Olanda o Danimarca ci sono voluti 30 o 50 anni per costruire le infrastrutture necessarie a viaggiare in bicicletta", dice il presidente della Federazione Europea Ciclisti. "Con l'aggravarsi del cambiamento climatico, il resto d'Europa non ha a disposizione un altro mezzo secolo. Dobbiamo farlo in fretta, se non nel giro di mesi entro qualche anno. E il ciclismo è il modo giusto per salvarci".

Enrico Franceschini
fonte: repubblica.it

https://www.eso.it/gogreen-newsletter-313/tutti-in-pista-con-la-pandemia-cresciute-le-ciclabili-in-europa

Piste ciclabili e mobilità: chiesta a Draghi l'istituzione del "bike manager" nazionaleSono una trentina le sigle del Co...
09/03/2021

Piste ciclabili e mobilità: chiesta a Draghi l'istituzione del "bike manager" nazionale

Sono una trentina le sigle del Coordinamento Associazioni e Movimenti Cicloattivisti e Ambientalisti (tra cui FIAB-Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta) firmatarie della lettera inviata oggi al Governo Draghi per chiedere interventi e politiche a favore della ciclabilità: dalla destinazione di una quota importante del Recovery Fund alla riorganizzazione della governance per la ciclabilità in Italia, con un coordinamento tra i Ministeri e l'istituzione della figura del Bike Manager nazionale.

"La forza della bicicletta è enorme e muoversi sulle due ruote è un valore che fa bene alle persone, alle città, all'economia e all'ambiente, tanto che la transizione ecologica non può essere disgiunta dallo sviluppo di una mobilità sostenibile, di cui la bici è protagonista", si legge nel testo della lettera.

Le associazioni sottolineano all'unanimità l'urgenza di una nuova politica nazionale a favore della ciclabilità, in cui lo Stato si assuma in pieno il compito di guidare il cambiamento, come indicato nella legge 2/2018 che prevede anche la definizione del Piano Generale della Mobilità Ciclistica a cura del Ministero dei Trasporti, ad oggi ancora non disponibile.

Sono cinque le proposte avanzate dal Coordinamento: istituire una Direzione per la mobilità ciclistica all'interno del Dipartimento trasporti; attribuire a un Sottosegretario le deleghe per la ciclabilità, mobilità attiva e micromobilità elettrica; confermare nella Segreteria tecnica del Ministro una persona dedicata alla ciclabilità e alla micromobilità elettrica; individuare la nuova figura del "Bike Manager" all'interno della struttura tecnica di missione, con l'obiettivo di sovrintendere all'attuazione della legge 2/2018; recuperare e completare il lavoro, ora sospeso, sul regolamento del Codice della Strada per la moderazione del traffico.

fonte: www.ladige.it

https://www.eso.it/gogreen-newsletter-312/piste-ciclabili-e-mobilita-chiesta-a-draghi-l-istituzione-del-bike-manager-nazionale

'Comuni ciclabili', Torino premiata per le politiche a favore delle mobilità in biciclettaL’iniziativa, che fino ad oggi...
21/02/2021

'Comuni ciclabili', Torino premiata per le politiche a favore delle mobilità in bicicletta

L’iniziativa, che fino ad oggi ha coinvolto oltre 140 comuni italiani (che con quasi 9,5 milioni di abitanti rappresentano il 15,64% della popolazione italiana), ha ottenuto per il 2021 il patrocino del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e del

Protagonista della “rivoluzione bici” innescata dalla pandemia, Torino è stata premiata nell'ambito dell'iniziativa 'Comuni ciclabili', il riconoscimento della Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta che valuta e attesta il grado di ciclabilità dei comuni italiani, accompagnandoli in un percorso virtuoso verso politiche bike friendly. "Oltre ad aver ampliato le zone 30 - si legge nella motivazione del premio - ha tempestivamente applicato le nuove norme su corsie ciclabili e case avanzate ai semafori e ha introdotto nuovi modelli come i controviali con velocità limitata a 20 km/h."

"Siamo felici per il riconoscimento di FIAB che valorizza il lavoro portato avanti in questi anni verso la costruzione di spazi urbani più sicuri - ha commentato l'assessora alla Mobilità, Maria Lapietra - . Un impegno che proseguirà nei prossimi mesi con l'inizio dei lavori per la realizzazione delle ciclovie urbane e la messa in sicurezza di importanti intersezioni cittadine con i fondi stanziati dal MIT e attraverso la realizzazione del Biciplan metropolitano."

Torino nell'ultimo anno è passata da 2 a 3 "bike smile" sulla base di una serie di parametri che consentono di attribuire alle località e ai loro territori un punteggio da 1 a 5. Per accedere al riconoscimento il comune deve possedere almeno un requisito in tre delle quattro aree di valutazione: uno nell’area “mobilità urbana” (ciclabili urbane /infrastrutture e moderazione traffico e velocità), uno nell’area “governance” (politiche di mobilità urbana e servizi), uno nell’area “comunicazione & promozione”, mentre non è obbligatorio per la valutazione d’accesso il requisito nell’area “cicloturismo”. Gli ulteriori parametri presenti nel territorio e/o nelle attività dell’amministrazione in relazione ai quattro ambiti di valutazione, contribuiscono alla definizione del punteggio che viene assegnato al ComuneCiclabile.

fonte: www.greencity.it

https://www.eso.it/gogreen-newsletter-311/comuni-ciclabili-torino-premiata-per-le-politiche-a-favore-delle-mobilita-in-bicicletta

Bici e moto, la propensione degli italiani cresce più dell’attenzione politicaBici e moto sono sempre più utilizzate nel...
12/02/2021

Bici e moto, la propensione degli italiani cresce più dell’attenzione politica

Bici e moto sono sempre più utilizzate nelle città. Ma dalle amministrazioni locali arrivano poche risposte, soprattutto sul fronte della sicurezza.

Gli italiani sono sempre più propensi alla mobilità su due ruote, si tratti di bici o di moto, di proprietà o in condivisione. Ma l’attenzione delle amministrazioni comunali cresce lentamente, in particolar modo sul tema della sicurezza degli utenti della strada. Il quadro emerge dal quinto rapporto dell’Osservatorio Focus2R, la ricerca promossa da Confindustria Ancma con Legambiente, ed elaborata dalla società di consulenza Ambiente Italia: uno studio – è bene sottolinearlo – relativo ai dati del 2019, quindi non rappresentativo dei cambiamenti dettati dall’emergenza coronavirus; ma la ricerca offre comunque molte informazioni, fornite direttamente da 79 amministrazioni locali, su bici, piste ciclabili, sharing mobility, parcheggi dedicati e tanti altri aspetti legati alla mobilità su due ruote nei centri urbani. E oltre a una certa ritrosia da parte della politica, segnala altre due criticità: la sicurezza degli utenti della strada e il profondo divario tra nord e sud nelle misure messe in campo.

Bici: aumentano le piste ciclabili, Reggio Emilia e Cremona al top

Per quanto riguarda la mobilità a pedali, cresce la disponibilità media di piste ciclabili, ciclopedonali, di zone con limiti di velocità a 20 e 30 chilometri orari (+6 per cento rispetto al 2018 e +20 per cento dal 2015), la possibilità di accesso delle bici alle corsie riservate ai mezzi pubblici e il numero di Comuni con postazioni di interscambio bici nelle stazioni ferroviarie. Le città in testa per infrastrutture ciclabili (calcolate sulla base dei metri equivalenti per abitante) sono Reggio Emilia, Cremona, Mantova, Lodi e Ravenna, mentre se si considerano i parcheggi dedicati presso le stazioni ferroviarie i primi posti sono occupati da Bologna, Venezia, Firenze, Ferrara e Treviso.

Analizzando il bike sharing, al top troviamo Milano, Mantova, Bologna, Bergamo e Padova, ma la ricerca non tiene conto del vero e proprio boom registrato nel 2020 a causa della pandemia. Di contro sono i dati sulla sicurezza dei ciclisti a destare preoccupazione: 253 delle 3.173 vittime della strada del 2019 sono stati ciclisti, in aumento del 15 per cento rispetto all’anno precedente; la buona notizia è che il tema sta progressivamente entrando nei programmi dei municipi: il 48 per cento dei Comuni intervistati considera il miglioramento della sicurezza stradale una priorità molto alta o alta. “Dalle città – spiega il presidente di Ancma, Paolo Magri – arriva una nuova domanda di mobilità individuale, resa viva anche dalle conseguenze della pandemia, che ha esaltato alcune peculiarità delle due ruote come la fruibilità, la sostenibilità ambientale, il distanziamento e la velocità negli spostamenti. Questo rende i centri urbani il terreno ideale per consolidare con più coraggio quello che di buono è già stato fatto, e per sperimentare nuove misure in favore della mobilità su due ruote e della sua integrazione con le altre soluzioni di trasporto”.

Per i motocicli è scarso l’accesso alle corsie riservate ai mezzi pubblici

Sul fronte della mobilità su moto, scooter e ciclomotori, l’accesso alle corsie riservate ai mezzi pubblici scende al 12 per cento delle città intervistate: è consentito in tutte o nella maggior parte delle corsie soltanto in sei Comuni (Benevento, Imperia, Milano, Parma, Taranto e Venezia), mentre solo in alcune di esse a Bergamo, Como, Genova e Pescara. Sale lo sharing, soprattutto a trazione elettrica, mentre sul fronte della sicurezza si segnalano luci e ombre. Se dal un lato si è assistito a una lieve diminuzione del numero di decessi di motociclisti e scooteristi sulle strade italiane, dall’altro lato preoccupa la percezione dei Comuni sul tema: nei due principali strumenti di pianificazione della mobilità urbana – Pum e Pgtu – non è considerata una priorità dal 59 per cento delle amministrazioni locali, a cui si aggiunge un 12 per cento che la indica addirittura come priorità bassa.

Di contro passano dal 17 al 32 per cento i Comuni che hanno installato i guard-rail dotati di protezioni a tutela dell’incolumità dei motociclisti. A livello di numero di veicoli ogni 100 abitanti, a guidare la classifica sono Imperia, Livorno, Savona, Genova e Pesaro; Firenze è invece in testa per disponibilità di parcheggi dedicati, seguita da Savona, Bergamo, Bologna e Bolzano. Stefano Ciafani, presidente di Legambiente, evidenzia come dalla ricerca emerga un aumento della superficie complessiva dedicata a infrastrutture per la ciclabilità e una crescita dell’attenzione all’elettrico, “ma restano evidenti le solite emergenze. Tra collisioni stradali e inquinamento urbano nel 2019 sono morte più di 83.000 persone, per un costo sociale che l’Istat stima in 16,9 miliardi di euro. Per quanto riguarda gli incidenti, pedoni, ciclisti e motociclisti continuano a pagare un prezzo molto alto. Si può e si deve cambiare, intervenendo sulla moderazione della velocità con maggiori controlli, riducendo i limiti di velocità, aumentando il modal share. Semplicemente rimettendo al centro delle città e della viabilità le persone e non le automobili, gli utenti e non i mezzi di trasporto”.

Dario Zerbi
fonte: lifegate.it

https://www.eso.it/gogreen-newsletter-310/bici-e-moto-la-propensione-degli-italiani-cresce-piu-dell-attenzione-politica

Agli italiani piace andare in bicicletta. E i territori si adeguanoIl nostro Paese si conferma all’avanguardia nella pro...
08/02/2021

Agli italiani piace andare in bicicletta. E i territori si adeguano

Il nostro Paese si conferma all’avanguardia nella promozione di stili di vita sani e contrari agli sprechi energetici: stanziati i fondi per la realizzazione del tratto mantovano della Ciclovia del Sole e accordo ufficiale tra le istituzioni per nuovi percorsi a due ruote lungo i corsi l’acqua

Quello del riscaldamento globale e dell’inquinamento globale dei mari e dell’aria è un tema, ormai, sulla bocca di tutti.

Giunti all’attuale livello di compromissione degli equilibri fisiologici del Pianeta, infatti, non si tratta più soltanto di una questione di sensibilità individuale o di educazione culturale, ma di un’emergenza pratica collettiva.

Fortunatamente, dobbiamo dire che atteggiamenti sopra le righe e prese di posizione negazioniste come quelle dell’ex presidente statunitense Donald Trump esemplificano il pensiero di una sparuta parte della società: i più dimostrano di tenere all’ambiente, e di volersi impegnare per tutelarne l’incolumità.

Un sondaggio di recente eseguito dall’azienda Qundis, specializzata nella produzione di misuratori per la contabilizzazione del calore e del consumo dell’acqua, certifica infatti che la maggioranza degli utenti è consapevole che una gestione virtuosa dei consumi energetici domestici può fare tanto per contribuire alla causa dell’ecosostenibilità.

I risultati ottenuti dalla ricerca, per esempio, riferiscono che il 60% degli intervistati preferisce gli spostamenti in bicicletta piuttosto che quelli in automobile, oppure, che, nel 43% dei casi, il treno ha la priorità sulle quattro ruote.

Ancora, il 54% è convinto che prendere meno l’aereo darebbe una mano immediata alla salubrità dell’aria.

La grande maggioranza, però, cioè l’81%, sa che il discrimine per invertire la rotta consiste nell’assunzione di comportamenti più consapevoli, rispetto ai consumi di energia, tra le mura domestiche.

È anche cavalcando quest’onda che l’Unione Europea, attraverso la promulgazione della direttiva sull’efficienza energetica denominata Eed, ha inteso fornire agli Stati membri criteri e indicazioni precisi, di carattere economico, ingegneristico e architetturale, per incentivare l’efficientamento energetico degli specifici parchi immobiliari.

I vari bonus dedicati alle ristrutturazioni succedutesi nella normativa italiana nell’ultimo biennio rispondono proprio a questa sollecitazione. Su questa falsariga, dobbiamo riconoscere che l’Italia si sta comportando in maniera ottima.

Grazie all’impegno editoriale del collega Rai Marco Frittella, autore del libro intitolato Italia Green, sappiamo, per esempio, che noi italiani siamo gli specialisti primi, in Europa, nella raccolta differenziata dei rifiuti: lo avreste creduto?

D’altra parte, simili scelte virtuose a livello individuale non percorrono molta strada se non sono accompagnate dalle istituzioni. Anche, appunto, se si tratta di coadiuvare la condotta dei privati.

Sarà allora motivo di soddisfazione per tutti i cicloamatori, che con le proprie due ruote cercano la sintonia con l’ambiente, apprendere che il Comune di Mantova ha finalmente approvato lo stanziamento di oltre cinque milioni di euro per il finanziamento del tratto lombardo della Ciclovia del Sole.

Ambizioso progetto che prevede la costruzione di un tracciato ciclabile snodato da Firenze a Bologna, con destinazione Verona, la Ciclovia del Sole attraverserà quattro Regioni, tra Toscana, Emilia Romagna, Lombardia e Veneto, con tutte le implicazioni di valorizzazione del territorio che possiamo immaginare, in termini non solo ambientali ma anche storici, culturali ed enogastronomici.

Su questo fronte, infine, a risultati ancora maggiori potremo puntare quando anche nel nostro Paese saremo in grado di replicare l’esperienza degli altri Paesi europei, dove è buona pratica sfruttare i percorsi naturali segnati dai corsi d’acqua dolce per individuare percorsi ciclabili paralleli.

Da noi, in realtà, la legge numero 2/2018, recante Disposizioni per lo sviluppo della mobilità in bicicletta, già prevede il recupero delle strade arginali di fiumi, torrenti, laghi e canali a fini ciclabili.

Come spesso accade, però, la burocrazia ha rallentato i tempi di conversione di un patrimonio stradale calcolato, su base nazionale, in circa 200.000 chilometri.

Non al punto da impedire la recente firma di un accordo tra Anbi, Fiab e Cirem per l’implementazione di progetti congiunti tesi, appunto, a ideare soluzioni infrastrutturali per la collimazione dei letti dei corsi d’acqua e la rete delle ciclovie regionali e nazionali.

Giammaria Stefania
greenplanner.it

https://www.eso.it/gogreen-newsletter-310/agli-italiani-piace-andare-in-bicicletta-e-i-territori-si-adeguano

Indirizzo

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Opera
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