17/05/2026
Al Ghisallo arrivano la bici di Vingegaard e il busto di Bottecchia
Una bicicletta di Jonas Vingegaard per chiudere idealmente la collezione “20x20” dei vent’anni del Museo del Ciclismo Madonna del Ghisallo e un busto dedicato a Ottavio Bottecchia per riportare al centro la memoria del primo italiano capace di vincere il Tour de France. La giornata di oggi al museo di Magreglio ha consegnato due nuovi segni alla narrazione storica del ciclismo: da una parte il campione contemporaneo danese, dall’altra uno dei grandi pionieri italiani della Grande Boucle.
La bici di Vingegaard è arrivata direttamente dal Museo Gino Bartali di Ponte a Ema, consegnata da Maurizio Bresci, direttore del museo fiorentino e figlio di Andrea Bresci, uno dei più cari amici di Gino Bartali. Si tratta, come ha spiegato lo stesso Bresci, della bicicletta con cui Jonas Vingegaard è partito da Firenze per il Tour de France 2024, edizione scattata il 29 giugno proprio dal capoluogo toscano e conclusa il 21 luglio a Nizza. Le ricostruzioni tecniche pubblicate alla vigilia della corsa indicano per Vingegaard una Cervélo R5 personalizzata preparata per il Tour 2024.
«È una bici spettacolare, perché per noi ha un valore speciale: è la bici con cui Jonas è partito da Firenze per il Tour de France 2024. Ha un valore immenso per noi e significa anche il legame tra il museo dedicato a Gino Bartali a Ponte a Ema e il Museo del Ghisallo, che festeggia i suoi vent’anni. Per noi è un piacere collaborare e cercare di dare una mano. Siamo piccoli musei, al cospetto di un museo enorme come quello del Ghisallo, che fa un lavoro bellissimo. Se possiamo fare qualcosa, lo facciamo più che volentieri, sperando che in futuro tutti i musei italiani sappiano darsi una mano».
Per Carola Gentilini, direttrice del Museo del Ghisallo, l’arrivo della bicicletta di Vingegaard rappresenta la ventesima “candelina” della collezione celebrativa costruita per l’anniversario del museo. «Come non essere felicissimi. Devo davvero ringraziare Maurizio Bresci e il Museo Bartali per questo prestito, che ha un significato importante per noi perché segna il completamento delle venti biciclette simboliche del nostro anniversario. È un piacere poter collaborare con voi e sicuramente l’inizio di tante collaborazioni future».
Accanto alla bici del campione danese, il Ghisallo ha accolto anche il busto dedicato a Ottavio Bottecchia, arrivato al museo direttamente dall’artista che lo ha realizzato: Guido Merzliak. Il suo nome è legato anche al Museo Ottavio Bottecchia, che segnala tra i propri materiali un busto in bronzo del campione realizzato proprio dall’artista. Bottecchia, nato nel 1894 a San Martino di Colle Umberto, fu il primo italiano a vincere il Tour de France nel 1924, indossando la maglia gialla dalla prima all’ultima tappa, e si ripeté nel 1925.
L’opera nasce da un percorso personale di studio, memoria e passione ciclistica. L’artista ha raccontato di essere stato colpito dalla figura di Bottecchia dopo la lettura del libro di Claudio Gregori, presente alla cerimonia di consegna, ritrovando nei luoghi della vita del corridore, dal Carso ai passi del Tour de France, una materia umana e sportiva capace di trasformarsi in scultura. «Avendo studiato bene il volto di Bottecchia per realizzare alcune incisioni, non ero soddisfatto del risultato. Mi sono detto che dovevo fare qualcosa di più. Allora ho preso la creta e ho fatto la scultura».
Il dono al Museo del Ghisallo porta nel “tempio” della bicicletta un’opera che unisce memoria sportiva e dimensione artistica. «Mi sento emozionatissimo se penso a dove sono arrivato. Ritengo il mio lavoro modesto, ma riconosco di aver lavorato bene, e vederlo apprezzato in questa maniera è davvero da brividi».
Il busto restituisce Bottecchia nella sua dimensione più profonda: non soltanto il campione delle due vittorie al Tour, ma l’uomo segnato dalla fatica, dalla guerra, dalla necessità di correre anche per risollevare la propria famiglia. È questa umiltà, ha ricordato l’artista, a rendere ancora attuale la sua figura: un corridore che non cercava soltanto la fama, ma una possibilità di vita.
La giornata del Ghisallo tiene così insieme tre musei, due epoche e un’unica idea di memoria ciclistica: il Museo del Ghisallo, il Museo Bartali di Ponte a Ema e la storia di Bottecchia e la storia iniziata ad Alessandria con il Museo gemellato AcdB. La bici di Vingegaard chiude la collezione celebrativa “20x20”; il busto di Bottecchia apre un nuovo spazio di racconto umano e artistico. Nel ventesimo anno del museo, il patrimonio del ciclismo continua a crescere attraverso prestiti, doni e collaborazioni tra luoghi che custodiscono la stessa eredità: quella della bicicletta come storia, cultura e memoria condivisa.
Santuario della Madonna del Ghisallo - Patrona dei ciclisti