19/10/2023
QUANDO, DURANTE UNA GARA, INIZI A RIPETERTI “NON CE LA FACCIO”, MA TU VORRESTI DARE IL MEGLIO DI TE.
Questo è quello che è successo a G., giovane arciere, il quale nella seconda parte di una competizione, ha avuto un evidente calo atletico che gli ha innescato il pensiero di non farcela che, a sua volta, gli ha alimentato una forte tensione muscolare.
Nel confronto post gara, era molto deluso e contrariato, oltretutto il tecnico, pensando di stimolarlo in quel particolare e decisivo momento, gli ha espresso una frase che lo ha ulteriormente messo in ansia e destabilizzato (spoilerata: questa parte merita una riflessione più approfondita).
Si incolpava di aver trascurato la preparazione atletica nell’ultimo periodo a causa degli impegni di studio e la sua attenzione era concentrata totalmente su quella convinzione; certo, questa può essere una possibile causa del suo rendimento finale non brillante.
Nel successivo passaggio, ho voluto spostare il suo pensiero sulla sua grande voglia di fare bene che, fin dal riscaldamento, gli ha causato una certa tensione che lui, comunque, ha definito gestibile.
A questo punto gli ho portato l’esempio del bicchiere d’acqua che, se viene sollevato col braccio teso per qualche minuto non provoca particolari conseguenze, ma, se si protrae nel tempo, come può essere la durata complessiva della gara considerando sia le fasi di tiro, sia quelle di attesa, può portare allo sfinimento.
Molto probabilmente la sua energia si è ridotta fino quasi all’esaurimento perché consumata da questa leggera ma continua “tensione del risultato” da ottenere.
Adesso, G., che ha tutte le qualità per superare queste sfide, ha intrapreso il bellissimo percorso che lo porterà a dare il meglio di sé, con la lucidità, l’energia e la concentrazione necessarie per far emergere e vedere riconosciuto il suo autentico valore.
E tu, caro/a atleta, ti sei mai trovato in una situazione simile a questa? Come l’hai superata?