28/12/2019
Riposa in pace campione...... ☹️☹️☹️☹️
Morire. Morire è facile, è accettarlo che è difficile. Impossibile se hai 18 anni, se hai il futuro davanti e le spalle abbastanza larghe per farlo tuo e renderlo radioso come il volto che mostri al mondo senza recite, senza filtri, col sorriso di chi quei 18 anni avrebbe meritato di viverli. E goderseli. E senza recite, senza filtri, senza retorica o frasi di mera circostanza dettate dal buonsenso, sono anche le parole di chi lo ha conosciuto, di chi gli ha voluto bene, di chi ha condiviso con lui una birra, una risata, un ricordo, una confidenza. Perché "sorrideva sempre" non è mai stata una frase così vera, lui che la battuta ce l'aveva pronta, lui che era uno di quei ragazzi che fanno bene alla vita. Ed era bravo, era maledettamente bravo anche in campo. Solo un anno fa era arrivato a Rosolini, in provincia di Siracusa. E vaglielo a raccontare ai tifosi che il portiere storico della squadra è andato via e a sostituirlo è arrivato un ragazzino. Vaglielo a dire. Ma lui, ancora col sorriso, si è preso una città, si è preso una squadra, si è preso una tifoseria, si è preso un popolo. E l'avrebbe fatto anche se nei play out dell'anno scorso non avesse parato il rigore decisivo per la salvezza o se quest'anno, in Coppa Italia, di rigori non ne avesse parati due. L'avrebbe fatto comunque, col sorriso, come sempre.
Fino a stamattina, quando il sorriso si è spento, e con il suo anche quello di tutti gli altri. Un incidente, un muro di cemento, lo schianto e poi il silenzio. La fine.
E vaglielo a raccontare adesso ai Rosolinesi che quel ragazzo che si era fatto amare così tanto in così poco tempo, ora non c'è più. Vaglielo a dire, c***o.
Si chiamava Antonio Malandrino, lo chiamavano "security", altri "saracinesca".
Si chiamava Antonio Malandrino e aveva 18 anni, troppo pochi per prendersi il cuore di una tifoseria, troppo pochi per volare tra i pali in prima squadra, troppo pochi per volare via.
Ciao Nino.
🖋 Luca Forte