30/06/2025
Maria Aida Episcopo e Mimmo Di Molfetta: due stelle del firmamento civico, fari luminosi nell'universo a volte opaco della politica locale. Due persone talmente presenti e coinvolte da rischiare la residenza fissa tra palestre, campi sportivi e spogliatoi, sempre con il sorriso, anche quando lo sport locale arranca tra una burocrazia e un campo spelacchiato.
Maria non è “solo” la sindaca di Foggia, eh no. È un’intellettuale con curriculum multidisciplinare: tra una delibera e un convegno, ti sa anche distinguere un fuoricampo da un fuorigioco (e non è cosa da poco in tempi in cui “sport” è sinonimo esclusivo di Serie A). Una sindaca che sa di sport? Raro come una panchina in buone condizioni al parco giochi.
E poi c’è lui, l’inossidabile Mimmo Di Molfetta – Mimmo per gli amici, per gli avversari politici e per chiunque abbia avuto almeno una volta un volantino elettorale in mano. Di Mimmo, in effetti, è superflua qualsiasi presentazione: basta googlare il suo nome e vi esce direttamente il podio con tanto di fanfara. Uomo di sport, di campo, di fatica vera (mica quella finta da tastiera), di biografia talmente intensa da far impallidire Wikipedia.
Questa, signore e signori, è l’amministrazione sportiva quando funziona: persone che ci sono, e non solo per le foto di rito con la coppa in mano, ma anche quando c’è da alzare transenne o consolare un’associazione sportiva in crisi di palloni, mazze, guantoni e fondi.
Certo, bisognerebbe che altre amministrazioni prendessero esempio. Ma si sa: per alcuni, “sport” significa solo il calcio della domenica, quello con la birra in mano e la nostalgia della partita “scapoli contro ammogliati”. Tutti esperti, tutti commissari tecnici, tutti laureati all’università della curva sud.
Poi però arrivano i fatti. E lì le chiacchiere da bar fanno la fine di un rigore sbagliato: svaniscono. Perché c’è chi lo sport lo vive davvero, sputando polvere e sudore sui campi, accanto ai ragazzi veri, non quelli delle figurine.