05/02/2021
Teo è in buona compagnia! 8 mesi di fermo attività per decreto sono una condanna capitale! Attività ferma e spese che continuano a correre sono insostenibili per chiunque!
Per anni, ogni sera, tornando al collegio universitario Einaudi dove dormiva, Teo si fermava a guardare una fila di finestre spente lungo il marciapiede. Erano i locali vuoti di un immenso seminterrato che dormiva da più di mezzo secolo, dalla fine della Seconda Guerra mondiale. Erano gli spazi di una conceria chiusa per sempre dai bombardamenti inglesi.
Teo sbirciava dietro i vetri e sognava. Aveva solo diciannove anni, era il 1989, ed era appena arrivato a Torino da Bari con un’idea fissa in testa: aprire un grande centro dove le persone di ogni età imparassero a muovere in armonia il proprio corpo. Lavorò duro per quindici anni e finalmente nel 2004 si accesero le luci del suo sogno.
Da un anno quelle luci sono di nuovo spente, questa volta non sono state le bombe ma un virus, e Teodosio Mennuti, detto Teo, osserva senza parole quello spazio tornato deserto.
Dopo un anno che parliamo di bar, ristoranti, palestre e alberghi vuoti, sono andato a cercare una storia che mi dicesse a che punto è la notte per chi ha pagato il prezzo più alto. Per chi, in questo caso, rifiutò un impiego sicuro alle Poste prima e nella scuola dopo per scommettere su un sogno e oggi non osa più immaginare. La storia è semplice: da Bari a Torino per studiare Scienze motorie, poi sei anni di Osteopatia, il pellegrinaggio tra centri sportivi e palestre come libero professionista e poi la decisione di provare a farcela da solo. In testa quello spazio vuoto e spento, di proprietà di un ente religioso, per ottenerne uno spicchio – all’inizio 300 metri quadrati – dovette convincere il vescovo. A settembre di sedici anni fa l’inaugurazione di “Ace Palestre”, un acronimo che significa: anima corpo ed energia.
«L’8 marzo dello scorso anno, giorno del primo blocco, io avevo 23 istruttori che giravano in palestra, due ragazze alla reception, più tre persone addette alle pulizie. C’era gente che lavorava dalle 5 del mattino alle 11 di sera. La paura però era arrivata già il 24 febbraio, il primo giorno in cui cominciarono ad arrivare le telefonate di quelli che chiedevano di congelare l’abbonamento. Tutti immaginavano una cosa momentanea, due o tre settimane di blocco. Avevo 400 soci attivi, ma in una decina di giorni un quarto di loro sospese la tessera, a metà marzo sarebbero stati 300. Io non mi spaventai e cercando di pensare positivo interpretai quello stop come un’occasione di rilancio: rinnovai completamente gli spogliatoi e i servizi investendo 18.000 euro».
La prima chiusura durò fino al 5 maggio, poi le palestre riaprirono con tutte le nuove prescrizioni, a partire dal contingentamento, dalle distanze, dall’igienizzazione, dalla misurazione della temperatura, dalle mascherine fino alle prenotazioni obbligatorie e condite da un sacco di ambiguità. «Potevamo ospitare solo 12 persone per corso, anziché 30. Dovevamo disinfettare tutto all’inizio e alla fine. Grazie al cielo, nell’ultima ristrutturazione avevamo inaugurato il sistema di aria forzata con i filtri, ma la sicurezza è stata un investimento. Non del tutto utile, perché le palestre che già scontano la stagionalità non hanno ritrovato all’apertura gli anziani e gli studenti. La nostra struttura a pieno regime ospitava 160 persone al giorno, a giugno il picco è stato di 55 e non ci siamo mai ripresi, la paura ha avuto la meglio. Tutto è stato richiuso il 23 ottobre e da allora nessuna notizia, navighiamo a vista».
La questione economica è drammatica, molti sono quelli che non riapriranno: «La mia prospettiva è che ci facciano riaprire in primavera, ma mi auguro in maniera definitiva, se ci fosse un altro singhiozzo io dovrei capitolare. Ho smesso di pagare l’affitto: sono 5.000 euro al mese, avevo ottenuto la riduzione del canone a metà nel primo lockdown, poi è tornato normale, io ho pagato fino alla fine di novembre, adesso mi sono fermato perché non ce la faccio più, senza nessun introito.
Ho dato la precedenza alle rate del finanziamento che avevo fatto tre anni fa per la ristrutturazione, poi ci sono tutte le spese fisse, pensa solo alla bolletta della luce, l’ultima è stata di 400 euro al mese, di cui i consumi erano il dieci per cento, il resto costi fissi. Pago il manutentore delle caldaie, dell’aria forzata, i software e le assistenze. Io non discuto la chiusura, ma mi aspettavo un aiuto sostanziale».
Nel silenzio delle sale vuote però qualcosa di bello per Teo è arrivato, su di oggi potete leggere integralmente la sua storia e scoprire cosa tiene accesa in lui la speranza.
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