Kohan Dojo

Kohan Dojo Honbu Dojo del 湖畔新刀流 Kohan Shintō-ryū

Nel solco del M° Gianfranco Morstabilini, quarant’anni di esperienza si forgiano in una via indipendente.

Radicata nel rispetto simmetrico, consacrata alla pratica pura. Il mio viaggio nelle arti marziali inizia nel 1987. In quasi quarant'anni ho praticato diverse discipline (Judo, Karate, Qwan Ki Dao, Jeet Kune Do, Aikido, Tai Chi e Chi Gong), collezionando gradi ed esperienze reali: 1° kyu in Judo e Karate, 1° dan in Aikido, una certificazione in JKD e il Kirigami Chuden (2° dan) in Katori Shinto Ry

u, ricevuto direttamente dal M° Goro Hatakeyama. Ho ricevuto anche un 5° dan in Shiroyama Jissen Kenjutsu da cari amici, ma per me i titoli contano poco. Non mi interessa essere chiamato "Maestro": alle formalità e alle ipocrisie preferisco l'attitudine schietta dei Pantera. Il mio vero punto di riferimento resta il M° Franco Morstabilini, che mi ha insegnato tutto e mi ha lasciato una filosofia impressa a fuoco: “La spada non taglia, la spada discrimina, divide il bene dal male”. Per anni ho tollerato l'ambiente marziale odierno, saturo di finti "Guru", millantatori dai curriculum gonfiati e pretese di rispetto incondizionato a senso unico. Di fronte a tutto questo, ho deciso di rifiutare la rassegnazione del "Shikata ga nai" (non c'è niente da fare) e di agire, seguendo l'insegnamento di Franco. Nasce così la 湖畔新刀流: una scuola totalmente indipendente da federazioni, burocrazie e comitati, i cui pilastri sono il rispetto reciproco e simmetrico [mancare di rispetto a un allievo è grave quanto mancarlo a un insegnante. Non si pretendono onorificenze] e la pratica e condivisione pura [uno spazio sereno dove studiare, confrontarsi e trasmettere il patrimonio marziale, liberi da inutili riverenze e ipocrisie].

守破離 (Shu-Ha-Ri) è un concetto giapponese che descrive le tre fasi di apprendimento e padronanza di un'arte, una discipli...
28/08/2026

守破離 (Shu-Ha-Ri) è un concetto giapponese che descrive le tre fasi di apprendimento e padronanza di un'arte, una disciplina o un mestiere — tipicamente nelle arti marziali, nella cerimonia del tè, nell'artigianato tradizionale, ma applicato anche oggi a musica, sport, persino management e sviluppo di competenze in generale.

守 (Shu) — "Proteggere/Osservare"
Lo studente segue fedelmente gli insegnamenti del maestro, senza deviazioni né interpretazioni personali. Si ripetono le forme (kata) esattamente come vengono insegnate, si obbedisce alle regole della scuola senza discuterle. L'obiettivo è interiorizzare le basi attraverso la ripetizione disciplinata, non capire "il perché" ancora.

破 (Ha) — "Rompere/Deviare"
Una volta padroneggiate le basi, lo studente comincia a riflettere sui principi dietro le tecniche, li confronta con altre scuole o metodi, e inizia a introdurre piccole variazioni personali. Qui si "rompe" la rigidità della fase Shu — non per ribellione, ma per approfondire la comprensione, sperimentando entro i limiti di ciò che si è appreso.

離 (Ri) — "Separarsi/Trascendere"
Il praticante si allontana completamente dalla forma originale del maestro. Ha assimilato così a fondo i principi che può creare un proprio stile, innovare liberamente, senza più bisogno di aderire consapevolmente alle regole — perché quelle regole sono ormai parte di lui. È il livello della vera maestria creativa.

(Immagine creata con A.I.)

27/08/2026

Il corso di riparte martedì 1 settembre, tutti i martedì e i giovedì Mushinkan

27/08/2026

Riprendiamo la nostra Pratica della Spada Giapponese !

Da lunedì 31 Agosto torniamo sul tatami per i corsi di Kenjutsu (Shiroyama e Hatakeyama ha Katori Sh*to Ryu). Studiamo il maneggio delle armi tradizionali giapponesi (spada, bastone, naginata, lancia, spada corta) in forme codificate di combattimento armato, con cura di tempi, distanze ed efficacia tecnica.
Inoltre studiamo di portare i benefici del movimento e della gestione delle relazioni marziali nella quotidianità.

Per info e per ve**re a provare la Disciplina:
https://www.mushinkan.org/spada-giapponese/

28/06/2026

Ieri abbiamo tenuto l'ultima lezione prima della chiusura estiva. Ci vediamo a settembre.

L'Evoluzione dell'Heiho: Dalla Spada che Uccide alla Spada che Preserva la VitaNelle profondità delle tradizioni marzial...
16/06/2026

L'Evoluzione dell'Heiho:
Dalla Spada che Uccide alla Spada che Preserva la Vita

Nelle profondità delle tradizioni marziali classiche giapponesi, l'Heiho non è mai stato concepito come un mero catalogo di tecniche per annientare un avversario. Al contrario, esso rappresenta un veicolo di profonda trasformazione interiore che obbliga il praticante a confrontarsi con la dualità più estrema dell'esistenza umana: il potere di togliere la vita e la saggezza di preservarla. Questo cammino evolutivo è racchiuso in due concetti filosofici fondamentali mutuati dal buddismo zen e integrati in modo indissolubile nel Budo: il passaggio dal Setsuninto (la spada che uccide) al Katsujinken (la spada che dà la vita).

L'Illusione e la Necessità del Setsuninto

Il percorso di ogni praticante di arti marziali inizia inevitabilmente con la comprensione del Setsuninto. In questa fase primordiale, l'attenzione è focalizzata unicamente sull'efficacia meccanica, sulla letalità e sulla pura sopravvivenza. La spada viene vista e utilizzata per la sua natura più cruda, ovvero come un formidabile strumento di distruzione. Chi è ancorato alla logica del Setsuninto è mosso dall'istinto di autoconservazione, dal desiderio di prevalere e dalla necessità di dominare l'altro attraverso una forza tecnica superiore.
Tuttavia, questa letale competenza marziale è una base ineludibile. Non si può scegliere genuinamente la pace se non si possiede l'effettiva capacità di fare la guerra; essere innocui per mancanza di abilità non equivale a essere pacifici per scelta. Ma fermarsi a questo livello di comprensione significa rimanere prigionieri di una logica brutale e limitata. L'abilità di uccidere, per quanto raffinata e letale, non eleva lo spirito dell'uomo, ma lo vincola al ciclo incessante del conflitto e della paura.

La Trasmutazione della Coscienza attraverso l'Heiho

La vera grandezza dell'Heiho si manifesta quando il praticante comprende che la mera distruzione fisica è, in ultima analisi, un fallimento sia strategico che spirituale. Attraverso decenni di addestramento rigoroso, in cui l'ego viene costantemente eroso dalla ripetizione, dalla fatica e dalla severa disciplina del dojo, la percezione dell'arma subisce una mutazione radicale. La spada smette di essere un'estensione dell'aggressività umana e diventa un nitido specchio dell'anima.
In questo spazio di assoluta consapevolezza, il marzialista realizza che il vero nemico non è mai l'individuo che gli sta di fronte con un'arma sguainata, ma l'illusione della separazione, l'insicurezza e l'intenzione violenta stessa. È in questo preciso momento che avviene la transizione concettuale: la tecnica perfetta non viene più impiegata per recidere la carne altrui, ma viene interiorizzata per recidere alla radice il proprio attaccamento al conflitto.

Il Trionfo Silenzioso del Katsujinken

Il Katsujinken, la spada che preserva o "dà" la vita, rappresenta l'apice inarrivabile della maestria strategica e umana. Non si tratta in alcun modo di una posizione di debolezza, di un compromesso o di un pacifismo ingenuo; al contrario, il Katsujinken richiede una forza d'animo e una superiorità tecnica assolutamente soverchianti. Chi impugna metaforicamente questa spada possiede il potere assoluto e verificabile di annientare l'avversario in un singolo istante, ma possiede al contempo un controllo interiore talmente vasto da renderlo superfluo.
L'obiettivo ultimo del Katsujinken è quello di neutralizzare l'aggressione prima ancora che si manifesti sul piano fisico, sottomettendo l'intento omicida dell'avversario attraverso una presenza psicologica, tattica e spirituale totalmente inattaccabile. In questo modo, la lama non taglia la vita dell'oppositore, ma taglia la sua ignoranza e la sua collera, salvando simultaneamente l'aggressore dalla colpa e l'aggredito dal danno.
Abbracciare profondamente il concetto di Katsujinken significa comprendere che la vittoria suprema si ottiene sconfiggendo l'intenzione violenta senza dover spargere una singola goccia di sangue. L'Heiho diviene così uno straordinario strumento di edificazione: il guerriero si trasforma in via definitiva da portatore di morte a custode incorruttibile dell'armonia, dimostrando al mondo che il fine ultimo della suprema abilità marziale è proprio l'eliminazione della necessità di combattere.

23/05/2026

La Via Marziale tra Storia e Finzione

L’immagine moderna del samurai e del ninja non è semplicemente figlia della storia. È una creatura nata dal cinema, dalla propaganda, dalla letteratura romantica, dai videogiochi e da quel bisogno tutto contemporaneo di dare vita a eroi quasi mitologici. È proprio di fronte a questa consapevolezza che molti praticanti di arti marziali restano sorpresi, scoprendo che gran parte di ciò che crediamo di sapere su queste figure è esagerato, semplificato o del tutto alterato.

Il vero samurai non era affatto un filosofo d’altri tempi che camminava incontro alla morte recitando poesie zen. Era, prima di tutto, il membro di una classe militare feudale il cui compito principale consisteva nel servire un signore. Questo servizio si traduceva in azioni molto concrete e spesso spietate: fare la guerra, reprimere rivolte, eseguire condanne a morte, offrire protezione politica, riscuotere le tasse e controllare il territorio con il pugno di ferro. L’idea del "samurai puro e nobile" è quindi un mix affascinante tra realtà storica e una successiva costruzione culturale. Persino gli storici moderni discutono su quanto il Bushido, così come lo conosciamo oggi, fosse davvero un codice uniforme all'epoca dei fatti e quanto sia stato invece reinterpretato e idealizzato secoli dopo.

La realtà storica era molto più caotica e pragmatica. Durante il turbolento periodo Sengoku, il Giappone fu devastato da guerre continue tra clan rivali. In quel contesto di pura sopravvivenza, i samurai ricorrevano regolarmente a tattiche che oggi giudicheremmo tutt'altro che onorevoli, come imboscate, tradimenti, spionaggio, attacchi notturni e alleanze temporanee destinate a rompersi alla prima occasione. Anche il mito del guerriero che non si tira mai indietro e cerca una morte gloriosa sbatte contro la realtà dei fatti: molti combattenti evitavano le battaglie p***e in partenza, perché la sopravvivenza e la continuità del proprio clan erano infinitamente più importanti di qualsiasi fantasia eroica.

Discorso ancora più estremo vale per il ninja, probabilmente il personaggio più deformato in assoluto dalla cultura popolare. Lo shinobi cinematografico — vestito rigorosamente di nero, che lancia stelle d'acciaio, scompare in una nuvola di fumo e salta agilmente da un tetto all'altro — è una splendida costruzione teatrale più che un fedele riflesso storico. Nella realtà, i ninja agivano nell'ombra come spie, esploratori, sabotatori e messaggeri sotto copertura. La loro abilità più grande non stava nel combattere in modo spettacolare, ma nel mimetizzarsi senza attirare mai l'attenzione. Curiosamente, il famoso costume nero deriva dal teatro classico giapponese, dove gli assistenti di scena si vestivano di scuro per segnalare allo spettatore che dovevano essere considerati "invisibili". Con il tempo, quell'espediente visivo è stato assorbito dal cinema ed è entrato nell'immaginario collettivo mondiale.

Tutto questo significa che la tradizione marziale sia una totale bugia? Assolutamente no. Esistevano valori autentici e profondi come la disciplina, la lealtà, lo spirito di sacrificio, l'allenamento estremo, il controllo emotivo e una solida cultura bellica. Tuttavia, questi valori non erano né perfetti né universali, ma variavano continuamente a seconda dell'epoca, del clan, delle necessità politiche e delle scelte del singolo individuo.

Il vero problema sorge quando la fantasia sostituisce completamente la realtà. Molte persone si avvicinano alle arti marziali sperando di calarsi nei panni di un personaggio leggendario, ma la vera via marziale è un percorso molto più duro, silenzioso e privo di effetti speciali. È fatta di ripetizioni infinite, di frustrazione da superare, di disciplina costante e di un autocontrollo che va coltivato soprattutto quando nessuno ti sta guardando. L'ironia più grande sta forse proprio qui: la realtà nuda e cruda della via marziale finisce per essere infinitamente più profonda, autentica e affascinante del mito stesso.

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Se desideri approfondire la storia e l'evoluzione di questi guerrieri, ti consiglio alcune letture e risorse fondamentali. Puoi esplorare le radici del mito attraverso saggi storici come *Bushido: The Soul of Japan* di Inazo Nitobe, che ha plasmato la visione occidentale moderna, o immergerti nell'etica cruda dei guerrieri con il celebre *Hagakure* di Yamamoto Tsunetomo. Per uno sguardo critico e demistificante, il testo *Inventing the Way of the Samurai* di Oleg Benesch analizza come il codice d'onore sia stato reinventato in epoca moderna, mentre *Samurai: An Encyclopedia of Japan’s Cultured Warriors* di Constantine Vaporis offre un'ampia panoramica storica sulla classe militare giapponese. Infine, per un'introduzione rapida e autorevole, puoi consultare l'articolo dedicato ai samurai su [History.com](https://www.history.com/topics/asian-history/samurai-and-bushido) o l'approfondimento sul Bushido curato dall'[Enciclopedia Britannica](https://www.britannica.com/topic/Bushido).

Indirizzo

Via Marconi 1
Nebbiuno
28010

Orario di apertura

15:00 - 18:00

Telefono

+393405441647

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