11/01/2022
Ci sono delle storie che adoro.
Sono le storie di chi non si arrende, di chi lotta contro tutto pur di realizzare i propri sogni.
E spesso storie simili arrivano proprio dallo sport.
Stavolta però la storia arriva dal basket e non dal calcio.
Spero che mi concederete questo salto fuori dal rettangolo verde.
La storia che ho letto sul libro di Vialli, parla di un giocatore di basket alto un metro e cinquantanove.
Undici centimetri meno di Messi.
Il suo nome è Tyrone Bogues e nasce a Baltimora nel 1965, dove cresce giocando sempre con un pallone da basket e un canestro, vero o costruito con un secchio del latte sfondato poco importa.
E' bravo, ma alla fine le sue dimensioni lo portano ad essere messo da parte.
Quando si trasferisce alla High School di Dumbar, si presenta al campo d'allenamento ma viene subito deriso.
Ma dopo un paio di allenamenti, il coach capisce che ha tanto talento, specialmente nel rubare la palla agli avversari.
Diventa per tutti "Il Borseggiatore".
Nella sua prima partita ufficiale sul campo della Camden High School, non appena entra in campo, i tifosi cominciano a ridere e fischiare. Bogues era già pronto a quella reazione, strizza l'occhiolino ai compagni e inizia a rubare un pallone dietro l'altro.
All'intervallo Dumbar è avanti di 30 punti e i tifosi avversari non ridono più.
Ma i pregiudizi lo inseguono anche all'università.
A Wake Forest i tecnici non credono in lui e lo lasciano in panchina. Fino a quando il nuovo coach, Bob Staak decide di fregarsene dell'opinione degli altri e lo butta in campo.
La media punti della squadra raddoppia e Bogues entra nei primi dieci giocatori universitari per numero di assist e recuperi.
Quando chiuderà la sua carriera universitaria, la Wake Forest University ritira la sua maglietta, la numero 14.
Resta la sfida più importante: la Nba.
Nel 1987 viene scelto come 12esimo assoluto nel draft e finisce ai Washington Bullets.
Ma per i critici "l'unica cosa a cui può servire è diventare un'attrazione per vendere biglietti".
Invece con la solita calma inizia a giocare e rubare palloni chiudendo un'ottima prima da rookie.
Poi si trasferisce agli Charlotte Hornets, una squadra appena creata per allargare la lega e molto debole.
In quattro anni guida la squadra ai playoff e stabilisce i record della franchigia per assist, palloni rubati e minuti giocati.
E dopo aver "conquistato" l'Nba può togliersi un sassolino dalla scarpa:
"Erano gli altri a guardare l'altezza, ma li capisco: la gente, quando non ti conosce, spesso ti giudica per quello che sembri. Sta te farti apprezzare per quello che sei"
Oggi nel giorno del suo compleanno è giusto ricordare la sua storia e la sua lezione di vita