04/09/2026
Oggi io e Antonio siamo migliorati, abbiamo fatto meglio dell’altra volta.
Il punto non è vincere.
Il punto è imparare a presentarsi di nuovo dopo una cosa difficile.
In un’intervista recente, parlando di sport, la psicologa A. Duckworth ha evidenziato come troppi giovani atleti tendono a mollare davanti al primo feedback negativo o alla prima imperfezione.
Inoltre continua dicendo che i bambini devono fare esperienza della fatica, della difficoltà.
Il fallimento non deve essere eliminato, è una componente importante della crescita, è una parte importante del processo di apprendimento.
Lo sport può essere un ambiente straordinario per sviluppare perseveranza.
Non vuoi che provi per sempre, ma nemmeno che molli al primo tentativo.
Il bambino deve incontrare ostacoli reali, ma dentro una relazione sicura. Deve progressivamente incontrare responsabilità, difficoltà e competizione, perché queste esperienze costituiscono una palestra per la vita.
La letteratura sullo sport giovanile è molto chiara: il genitore può essere un enorme facilitatore oppure un enorme fattore di pressione.
Non confondere amore con protezione da ogni difficoltà.
“Hai scelto di imparare questa cosa. Bene.
Sarà difficile, e quando diventerà difficile, non scapperemo immediatamente.”
Il genitore deve sostenere.
Ma sostenere non significa facilitare.
Questa è la differenza.
Ti lascio le Otto regole da seguire che trovate nel fantastico libro di Jordan B. Peterson:
1. Non rendere la vita artificialmente facile.
2. Non creare sofferenza artificialmente.
3. Lascia che il bambino perda. Lascia che il bambino vinca.
4. Non manipolare continuamente il risultato.
5. Calibra la difficoltà.
6. Non confondere risultato e valore personale.
7. Premia il processo, la strategia, l’impegno e il miglioramento.
8. Quando arriva la difficoltà, non eliminarla: aiutalo a gestirla.