19/03/2018
DIARIO DI BORDO #300
di Antonio Salvati
Arrivano la primavera e il gran caldo, si inizia a sudare e sulla barca di chi tifa Napoli, per fortuna, ieri si stava meno stretti, dopo che in molti sono tornati a riva a nuoto, dichiarando finita la stagione, la settimana scorsa dopo il pareggio di Milano, con la Juventus a ben quattro punti di svantaggio con dieci partite da giocare.
Adesso ritorneranno a tutti quanti, millantando di non aver mai detto niente a riguardo, sostenendo di averci sempre creduto. Questo dopo la vittoria di ieri sera contro il Genoa, che consente il Napoli di dimezzare il distacco dalla Juventus, fermata a Ferrara.
Non è stato semplice. Il Genoa è venuto a Napoli a giocarsi la sua partita, naturalmente imbottigliata in tutti i suoi effettivi nella sua metà campo ma giocando un buon primo tempo, andando anche vicino al gol contro un Napoli che, almeno nei primi trentacinque minuti, non è stato il solito. Stavolta ho avuto la netta percezione di una squadra nervosa, di una squadra che sentisse la partita e l’obbligo di vincerla a tutti i costi dopo il pareggio della Juventus.
Ne deriva una manovra offensiva ingolfata, lenta, prevedibile ed imprecisa. Merito anche del Genoa che si metteva dietro, con una difesa a sette, protetta da uno scudo di tre uomini davanti alla difesa che in altre circostanze sarebbe il tridente d’attacco. Mettiamoci pure un campo reso scivoloso dalla pioggia (se lo dicesse Sarri si beccherebbe insulti da ogni giornale, quindi meglio che lo dica io), Mertens insolitamente impreciso che nel primo tempo sbaglia quasi tutto quello che c’è da sbagliare. Mettiamoci anche la sfortuna, con il palo di Insigne a Perin praticamente battuto ed Hamsik costretto ad uscire per infortunio dopo un quarto d’ora. Insomma, tanti segnali che lasciavano presagire ad una partita di sofferenza, ma che avevo fiducia si sarebbe sbloccata, in un modo o nell’altro.
Quel modo si chiama calcio d’angolo. Arma in più che il Napoli ha reso un punto di forza. Albiol timbra il suo primo gol in campionato; un gol di importanza non quantificabile per le sorti del campionato. Un gol che scaccia i fantasmi, che aleggiavano sul San Paolo sempre più insistentemente, dopo il secondo palo della serata, firmato Mertens. Un gol meritato, per il pressing feroce che la squadra stava esercitando contro il quale il Genoa non riusciva a trovare efficaci contromisure, se non sparare il pallone il più lontano possibile.
Dopo il gol, il Napoli può usufruire di qualche spazio in più dal Genoa, che non può difendere una situazione di svantaggio, ma non approfitta di un paio di occasioni importanti, una delle quali clamorosa con Milik che davanti a Perin decide di lasciare ad Insigne l’onore di raddoppiare, ma il suo assist risulta lento, con Insigne costretto ad optare per una soluzione più complessa rispetto a quanto le circostanze avrebbero richiesto, con uno scavetto facilmente disinnescato dai difensori del Genoa.
Peccato, perché il raddoppio avrebbe chiuso la partita evitando dieci minuti di inutili sofferenze, nei quali il Napoli, anche abbastanza ingenuamente, non riusciva a tenere palla, cercando di uscire sempre e comunque palla al piede quando magari, in quel particolare momento, sarebbe stato meglio andare di sciabola che di fioretto, magari prendendo qualche fallo, magari perdendo qualche secondo in più per far scorrere il cronometro. Si tratta di furbizia e di esperienza, ma sono dettagli importanti.
Ah, a proposito di dettagli: minuto 82.10, cross del Genoa dalla sinistra, un campanile che potrebbe rappresentare un’insidia a causa del nutrito numero di attaccanti genoani presente in area. Reina, si muove, chiama palla e la fa sua in presa altra. Commozione. Davanti allo schermo, ho ringraziato il Dio Pallone per aver conferito una scintilla di mobilità al nostro portiere ed in quel momento ho capito che il Napoli avrebbe fatta sua la partita: a volte basta un segno. Quello che ci mette a due punti di distanza dalla Juventus, a nove partite dalla fine. E adesso, cortesemente, cari tifosi ad orologeria, restatevene a riva, che sulla barca non c’è più spazio per voi. Ed ora, obiettivo Sassuolo.