23/11/2021
La sera del 22 agosto, giorno della prima giornata di campionato, ho chiuso la fantastica app di Dazn con uno stato d'animo gioioso; la mia felicità proveniva da due fattori: la vittoria del Napoli e quella del Capitano.
Quella sera, dopo l'espulsione di Osimhen, ho visto Insigne fare cose inedite: ha chiamato i compagni per nome ad uno ad uno, li ha incitati, li ha invitati a mantenere la calma, a non perdere la concentrazione. Si è voltato anche verso la Curva, alzando le braccia come a chiamare il sostegno dei tifosi.
Ho visto un Insigne carismatico, cazzuto e grintoso.
Dopo anni, caratterizzati da un rapporto tifoseria-Insigne complicato, sembrava che il popolo napoletano finalmente avesse riconosciuto Insigne come simbolo e bandiera.
All'improvviso si è innalzato il coro: "C'è solo un capitano... un capitano" e poi ancora "Insigne, Insigne!".
Mi sono emozionato, io per lui.
Ho sognato per un attimo di essere al suo posto, di giocare per la squadra che amo e di essere osannato dalla gente della mia terra.
Ho sperato di rivedere quella scena e quell'atteggiamento del capitano ogni domenica.
La storia dice altro; Lorenzo Insigne non è più quello delle prime partite.
Negli ultimi match, in particolare quello di San Siro, il capitano del Napoli ha mostrato un atteggiamento quasi svogliato e di gran lunga lontano a quello delle prime giornate di campionato.
Ha perso la vena carismatica mostrando un linguaggio del corpo stizzito.
Un comportamento che fa male a chi ama questa maglia; serve una svolta e se Luciano Spalletti decidesse di farlo accomodare in panchina per una partita non mi troverebbe in disaccordo.
La speranza è che Lorenzo torni ad essere il guerriero delle prime giornate.
Napoli ha bisogno di te.