19/11/2025
Diego Dominguez ha partecipato come relatore alla Prima Conferenza dell’Italofonia, organizzata dal Consiglio dei Ministri e dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. L’evento è cominciato la sera del 17 novembre con una cena di gala al maestoso Palazzo Colonna, e si è svolto poi il 18 novembre a Villa Madama, dove Diego ha portato la sua testimonianza personale sull’enorme valore che la lingua italiana ha in tutto il mondo.
Diego ringrazia profondamente il Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, per questa iniziativa che porterà beneficio all’intera comunità italiana nel mondo.
È rimasto molto colpito dalle sue parole, in particolare dal concetto – più volte ribadito – che la lingua italiana sia una lingua che porta pace, dialogo e valori comuni ovunque.
Ecco il suo intervento completo: “L’Italia e l’italiano hanno cambiato la mia vita.
La lingua è la chiave per comunicare e questo lo sappiamo tutti, ma è anche il modo per scoprire e conservare qualcosa di diverso. Mi spiego meglio: per chi è nato dall’altra parte del mondo, dalla fine del mondo come avrebbe detto Papa Francesco – altro italiano d’origine – è stato il sistema per non perdere la propria appartenenza, per scavare nella propria storia, nella propria identità.
A Córdoba, in Argentina, dove sono nato e cresciuto, figlio di una mamma italiana arrivata dalle Marche da bambina, la lingua è stata l’occasione per entrare nei ricordi, nelle abitudini, nel cuore di mio nonno Raffaele. Assaggiare un piatto italiano, classica abitudine, assaporandolo ancora di più grazie al contorno linguistico, alla possibilità di soddisfare curiosità e stimolare la fantasia, correndo con l’immaginazione a luoghi mai visti, ma tuoi, perché il tuo sangue viene anche e soprattutto da lì.
Conservare le abitudini della domenica, il pasto condiviso, le tradizioni tipiche della nostra Italia.
Beh, senza saper parlare italiano non avrei ascoltato nemmeno la musicalità della nostra cadenza e non avrei capito tante cose della nostra famiglia.
A scuola si studiava spagnolo, magari inglese, forse francese; italiano quasi mai, nonostante metà della popolazione argentina sia proprio di quella origine. Incredibile ma vero. La famosa Dante Alighieri e poco altro. Un patrimonio da coltivare, da conservare. Fondamentale.
Se poi devo pensare a quella che è stata la mia carriera, io posso solo ringraziare mia madre e mio nonno: per il passaporto qualcuno potrà pensare, ma soprattutto per avermi insegnato a essere italiano, a cosa significhi esserlo. Senza la lingua avrei compreso meno della metà di questo significato. Un po’ come leggere un libro nella lingua dello scrittore, senza traduzione, o come vedere un film in lingua originale, senza doppiaggio. Si sarebbe perso qualcosa.
E, tornando alla mia carriera, l’italiano è stato fondamentale per integrarmi immediatamente al mio arrivo a Milano, all’Amatori Milano Rugby, e poi in Nazionale Italiana: il sistema per condividere tutto, in campo e fuori.
Ancora oggi è la forma per guadagnarsi subito la credibilità dei compagni: parlo come te, sono con te, entro nei tuoi pensieri e – come detto per mio nonno – anche nel tuo cuore.
Grazie.”