24/05/2026
Se c’è una cosa che imparo quando provo a staccare i piedi da terra, è che l’ossessione è la prima nemica dell’equilibrio.
Se ho la fretta, brucio le tappe, e la gravità mi riporta subito giù. Letteralmente.
Ci vuole costanza, dedizione e una grandissima dose di “vediamo oggi come va”.
Significa presentarsi ogni giorno, fare il proprio massimo e poi avere la maturità di non pretendere un risultato immediato.
C’è una dinamica interessante in tutto questo, la felicità più autentica non arriva quando si raggiunge un obiettivo pianificato a tavolino, ma quando ci si lascia sorprendere dal percorso.
Quando lo stato di equilibrio si presenta da solo, senza averlo calcolato, porta con sé una gratificazione pulita, che non è legata al controllo ma alla scoperta.
È il bello di accogliere quello che arriva, quando arriva.
In questo, il corpo ha i suoi tempi e le sue regole, la stabilità non è solo una questione di muscoli, ma di sistema nervoso.
Finché il cervello percepisce la posizione capovolta come una minaccia, tenderà sempre a irrigidirsi o a cedere.
L’equilibrio comincia quando il sistema nervoso si calma, si adatta e capisce di essere al sicuro anche lì, sospeso nel vuoto.
Certo, la ricerca della linea perfetta nel verticalismo fa parte dello studio, ma al momento non è affatto una priorità.
La bellezza, adesso, sta in qualcosa di molto più impagabile, ovvero la sensazione di sentirmi totalmente al sicuro e a mio agio anche in questo modo di ribaltare il corpo, guardare il mondo, e sentire di aver imparato qualcosa di nuovo ancora.