08/03/2026
Oggi è domenica.
Non parlo di muscoli, di nervi, di di postura e allenamento
Oggi parlo delle donne.
8 marzo.
Una data che negli anni qualcuno ha trasformato in una serata di mimose buttate sui tavoli, di locali pieni, di spettacoli dove il corpo diventa intrattenimento.
Ma l’8 marzo non nasce per questo.
L’8 marzo nasce dal dolore, dalla lotta, dalla dignità.
Nasce dal ricordo di donne che lavoravano nelle fabbriche, donne sfruttate, donne pagate meno, donne senza diritti.
Donne che hanno alzato la testa quando la società diceva loro di abbassarla.
All’inizio del Novecento migliaia di lavoratrici scesero in piazza per chiedere una cosa semplice e rivoluzionaria allo stesso tempo: dignità.
Diritti.
Rispetto.
Orari di lavoro umani.
La possibilità di esistere non come ombre, ma come esseri umani completi.
E alcune di quelle donne morirono.
Morirono lavorando.
Morirono protestando.
Morirono perché il mondo non era ancora pronto a riconoscere il valore della loro vita.
Per questo l’8 marzo non è una festa leggera.
È una memoria viva.
È un giorno che ci ricorda che ogni libertà che oggi sembra normale è stata conquistata da qualcuno che ha avuto il coraggio di dire basta.
Ogni volta che penso alle donne penso a qualcosa di profondamente biologico.
Il corpo femminile è il luogo dove la vita prende forma.
Ogni essere umano sulla Terra è passato attraverso il corpo di una donna.
Il cuore di una donna ha una capacità incredibile di resistere.
Resistere al dolore.
Resistere alle delusioni.
Resistere alle fatiche della vita.
Eppure continuare ad amare.
Nel mio lavoro ho visto donne entrare in palestra con il peso del mondo sulle spalle.
Donne che portavano dentro dolori fisici, ma anche storie di vita difficili.
E ho visto qualcosa che mi ha insegnato molto.
La resilienza femminile è qualcosa di straordinario.
Una donna può essere spezzata.
Ma raramente rimane spezzata per sempre.
Dentro di lei c’è una forza antica.
Una forza che non fa rumore.
Una forza che non ha bisogno di dimostrare nulla.
Una forza che semplicemente continua a generare vita, idee, amore.
Per questo oggi non faccio una celebrazione superficiale.
Faccio un inchino.
Un inchino alle donne che lavorano.
Alle donne che studiano.
Alle donne che crescono figli.
Alle donne che si rialzano dopo una ferita.
Alle donne che continuano a credere nella vita anche quando la vita è stata dura con loro.
Perché la verità è semplice.
Se oggi il mondo va avanti è anche grazie alla forza silenziosa delle donne.
E allora oggi, 8 marzo, non è il giorno delle mimose nei locali.
È il giorno della memoria.
È il giorno della dignità.
È il giorno della gratitudine.
Grazie a tutte voi.
Per la vostra forza.
Per la vostra sensibilità.
Per la vostra incredibile capacità di continuare a creare luce anche quando il mondo sembra buio.
Senza le donne l’umanità non esisterebbe.
Ma senza la nostra forza l’umanità non saprebbe nemmeno come andare avanti.
GRAZIE A TUTTE SIAMO ESSERI MAGNIFICI!