26/11/2024
Nel marzo 1991, colpito dalle accuse per droga rivoltegli da un pentito, Diego Armando Maradona deve difendersi in Procura.
Con lui ci sono l’avvocato Vincenzo Maria Siniscalchi e un giovane penalista, Luigi Ferrante.
Dopo l'interrogatorio, i tre stanno per uscire dal palazzo quando i poliziotti li bloccano chiedendo loro pazienza:
"Ci sono centinaia di tifosi là fuori, non li conteniamo, per favore, aspettate in ascensore".
Ferrante, quasi pensando ad alta voce dice "Ma è sempre così?" e Diego con un sorriso malinconico risponde "Gigi, è tutta la mia vita che è così…".
Poi, come per non pensare alle cose brutte, Diego cambia espressione e dice al giovane penalista "Avvocato, giochi a calcio?".
Ferrante risponde che gioca così per divertirsi e Diego lo convoca per una partita a calcetto "Allora giovedì giochi con me. Ho una squadra di calcetto con Taglialatela e Careca ma Antonio si è stirato un muscolo e non ci sarà. Giochi tu. Andiamo ad Agnano".
Il giovedì Ferrante seguì Diego ad Agnano...
"Raggiungemmo i campi di calcetto di Agnano e andammo negli spogliatoi per cambiarci. Lui tirò fuori le seconde maglie ufficiali del calcio Napoli, rosse, belle e particolari. Mi diede la 5, quella di Ricardo Alemao, lui indossò la 9 di Antonio Careca. Era da settimane che non metteva più la 10. Perché, ma non lo ha mai detto ufficialmente, essendo un po’ fuori forma e in quella situazione, non se ne sentiva più davvero degno.
La nostra squadra era composta da Pino Taglialatela in porta, Luca, un fortissimo ragazzo delle giovanili del Napoli, il suo elettricista di fiducia e io. Dall’altra parte c’erano quattro talentuosi e giovani giocatori di calcetto e il figlio del suo barbiere. Ne venne fuori una partita intensa e Diego non la voleva proprio perdere. Giocava con gioia e quando andavamo sotto nel punteggio scartava l’intera squadra avversaria e ci riportava in vantaggio. Mi colpì questa sua felicità nel giocare a pallone, quella che provano i bambini che ancora non sono gravati dai pensieri della vita adulta.
Fantastico.
Era un leader assoluto. Io iniziai molto contratto, capirete: giocavo con Maradona. Taglialatela in porta parava l’imparabile e a un certo punto presi palla e lanciai Diego. Lui, mentre agganciava il pallone per poi scaraventarlo in rete gridò: “Bella palla, bella!”.
Un elogio a un operaio del calcio quale ero io…
Nella partita incoraggiò tutti e non rimproverò mai i compagni per gli errori di gioco. Compresi perché gli altri calciatori professionisti lo adoravano.
Poi a fine partita raccolse le maglie da terra per portarle via, quasi fosse un magazziniere.
Oh, Maradona!
Mise tutto a posto, ci ringraziò e andò via...
Quell’episodio di Agnano svelò il vero animo di Diego: amava il calcio in ogni sua espressione e anzi era stanco delle pressioni esasperate del football professionale. Era innamorato del pallone. Quando glielo hanno tolto ha cominciato a morire"