22/07/2020
CEDERE, NON OPPORSI
«Supponete di valutare la forza di un uomo in unità. Diciamo che l’uomo che ho di fronte valga 10 unità, mentre la mia forza, minore della sua, ne vale 7. Quindi, se lui mi spinge con tutta la sua forza, sicuramente verrei spinto all’indietro, o gettato al suolo, anche utilizzando tutta la mia forza contro di lui.
Questo accadrebbe perché io ho utilizzato tutta la mia forza contro di lui opponendo forza contro forza. Però se, invece di oppormi, io avessi lasciato via libera alla sua forza, indietreggiando col corpo proprio nel momento culminante della spinta e stando attento a mantenere l’equilibrio, lui si sarebbe sbilanciato in avanti. In questa nuova posizione l'avversario può essere vulnerabile, non in termini di forza fisica, ma a causa della posizione compromessa, perché può utilizzare solo 3 unità di forza, al posto delle 10 di cui disponeva prima. Mentre io, mantenendo l’equilibrio, dispongo interamente delle mie 7 unità di forza originarie.
A questo punto mi trovo in posizione di vantaggio e posso sconfiggere il mio oppositore utilizzando solo metà della mia forza, utilizzando cioè 3 unità e mezza contro le sue 3. Questa tattica di usare appena metà delle mie risorse è valida in qualsiasi circostanza.
Nel caso in cui io fossi superiore in forza, certamente avrei potuto respingerlo. Ma anche se, avendone la possibilità, avessi potuto farlo, sarebbe stato preferibile cominciare a cedere perché così facendo avrei economizzato gran parte della mia energia, esaurendo la sua».
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(Considerazioni sulle implicazioni marziali della cedevolezza, tratte da una conferenza tenuta da Jigoro Kano presso l’Università della California nel 1932).