15/11/2020
Jannik Sinner, ritratto di un fenomeno
Uno così, nel tennis italiano maschile, negli ultimi 40 anni non si era mai visto. Jannik Sinner, 19 anni e tre mesi, ha vinto ieri a Sofia il primo torneo Atp della sua carriera. Ha sofferto più del previsto, per almeno due motivi. Il primo è l’avversario, Pospisil, 30enne canadese 74 al mondo ma con un passato da 25, bel talento e gran servizio, ottimo doppista e troppi infortuni a sabotarne il cammino. Il secondo motivo è stato un blackout che ha cortocircuitato l’altoatesino nel secondo set. Avanti 6-4 1-0 e servizio, di colpo si è spento. Ogni tanto gli capita, per esempio a Colonia con Simon. Ceduta la seconda frazione 6-3, il terzo set si è chiuso al tiebreak. Lì Sinner è tornato mostruosamente maturo. E ha dominato. Proprio in quanto sofferta, la vittoria è risultata più epica. E questi cali, in lui rarissimi, hanno rivelato un Sinner meno “Borg” del solito. E dunque ancora più tifabile.
Domani Sinner sarà 37 al mondo. A inizio stagione, falcidiata come tutto dal Covid, era 78. Il ragazzo è poco appariscente e caratterialmente non trascinante, ma dotato di un talento smisurato. Prima di cominciare (tardi) col tennis, Jannik voleva essere un campione di sci. E probabilmente lo sarebbe stato, perché pare costruito unicamente di talento e ambizione.
Sofia pare “solo” il primo titolo di una lunga serie. Già adesso Sinner vale i top ten e probabilmente i top 5. Lo ribadiscono tanti suoi scalpi (Zverev, Tsitsipas, Goffin) e quel primo set addirittura spavaldo al Roland Garros contro Nadal. Di fatto se la gioca già contro chiunque e dà ogni volta la sensazione di poter vincere sempre. Anche quando non gioca benissimo (a Sofia non è mai stato veramente “deluxe”). Anche quando la condizione fisica lo limita (da settimane combatte con le vesciche).
Jannik Sinner è nato fenomeno, si allena da fenomeno e lo attende (sfighe a parte) una carriera straordinaria. Ha ancora enormi margini di miglioramento: nel servizio, nel gioco di volo, nella muscolatura. Possono fermarlo giusto infortuni, meteoriti di malasorte e improvvise sbornie emotive (ma non sembra il tipo).
Gioca come un veterano, pensa da campione e sgobba come un mediano che finge di non sapere d’esser nato predestinato. A tratti è così devastante che pare assemblato in laboratorio. Meno bello dell’altro golden boy Musetti, ma enormemente più solido. E quindi molto più vincente. Sinner è permeato da una costante arroganza tecnica disumana. Vive, gioca e pensa da dittatore. Non gli interessa altro che il dominio. Non ha nulla dell’italiano indolente e umorale, genialoide ma incazzoso (alla Canè, alla Fognini). Ed è la punta di diamante di un tennis maschile che sta vivendo un’inusuale grandeur: lui, Berrettini, Fognini (Fabio ha ancora qualcosa da dare) Musetti, Sonego, si spera Nardi. E molti altri giocatori da fascia 50-100. La quaresima è stata lunghissima, ma il vento è cambiato.
D’ora in poi tutti parleranno di Sinner. La diretta su RaiDue di ieri (gli appassionati veri hanno ovviamente guardato Supertennis!) è emblematica di un cambio di atteggiamento del mondo mainstream. Jannik ha tutto per essere quel che in passato sono stati Tomba, Pantani, Rossi e Pellegrini: eccellenze così accecanti da far dimenticare persino ai media nostrani il calciocentrismo.
Quelli – come chi vi scrive - che ripetono da almeno due anni quanto Jannik fosse (sia) spaventosamente forte proveranno ora un po’ di fastidio, nei confronti di chi adesso salirà sul carro del vincitore. Dettagli: godiamoci questo campione, sperando che il suo bravissimo allenatore Riccardo Piatti continui a proteggerlo.
Per tutti coloro che attendevano da decenni l’epifania azzurra nel tennis, Sinner è una sorta di agognato redentore, il cui unico difetto in campo pare essere il look. A guardarlo sembra Rosso Malpelo, più ancora Pippi Calzelunghe. Ma il suo braccio è maglio. E la sua testa granito. Egli non gioca, bensì divelle. Una meraviglia.
(Uscito oggi sul Fatto)
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