09/06/2026
Non importa ciò che fai.
Non importa dove sei.
Non importa perché lo fai.
Ciò che conta è come lo fai.
Il rispetto dovrebbe essere ciò che sostiene ogni nostra azione, ogni parola, ogni pensiero. Ma il rispetto non è soltanto una regola da osservare: è una qualità da coltivare nel cuore.
Quando nasce dal cuore, il gesto cambia.
La tecnica rimane tecnica, ma l’intenzione che la sostiene la rende virtuosa.
Nello Yoga, possiamo eseguire un’āsana perfetta, controllare il respiro, conoscere i testi; ma se nella pratica non impariamo il rispetto verso noi stessi, verso il nostro corpo, verso gli altri e verso la vita, rischiamo di aver appreso soltanto una tecnica.
Lo stesso accade nell’arte marziale. Possiamo diventare forti, veloci, precisi, imparare a colpire e a difenderci; ma la vera disciplina comincia quando quella capacità viene governata dal rispetto. La forza, senza rispetto, diventa prevaricazione. Con il rispetto, diventa padronanza di sé.
Per questo Yoga e arte marziale, pur percorrendo strade differenti, possono incontrarsi nello stesso punto: la disciplina del gesto deve diventare disciplina dell’essere.
Ed è qui che nasce la responsabilità del maestro.
Il maestro non dovrebbe trasferire soltanto ciò che sa fare.
Dovrebbe trasmettere il modo in cui stare dentro ciò che si fa.