24/01/2026
Aikido e disabilità visiva: l’arte dell’ascolto oltre la vista
Filippo Ladisi – Shihan, VI Dan Aikikai di Tokyo
Insegnante di Aikido presso il Dojo Okinawa, Corso Maroncelli 9, Torino
Convivo con una disabilità visiva da quasi vent’anni, ma l’Aikido non ha mai smesso di guidare il mio cammino. Anzi, è proprio grazie a questa condizione che ho scoperto nuove profondità nella pratica. Il mio percorso è iniziato ben prima della perdita della vista: oggi sono Shihan, sesto Dan Aikikai di Tokyo, con oltre 45 anni di pratica e 30 anni di insegnamento alle spalle. Vivo e insegno Aikido ogni giorno presso il Dojo Okinawa di Torino, dove accolgo praticanti di ogni età e condizione.
L’Aikido, per chi ha una disabilità visiva, non è solo un’arte marziale: è un vero e proprio linguaggio del corpo, un mezzo per conoscere sé stessi e il mondo attraverso sensi spesso trascurati nella quotidianità visiva. L’assenza o la limitazione della vista ci costringe – e ci permette – di sviluppare in modo raffinato altri canali percettivi: il tatto, l’udito, il senso del ritmo e dell’equilibrio, la percezione fine dei movimenti altrui.
Nel tatami, la persona con disabilità visiva impara ad “ascoltare” il partner attraverso il contatto. Il minimo spostamento del peso, la tensione muscolare, il ritmo del respiro diventano segnali chiari, leggibili, comprensibili. Il contatto non è mai invadente, ma un punto d’incontro, un canale di comunicazione sottile e profondo. Attraverso il contatto continuo con uke (il compagno che riceve la tecnica), si sviluppa un’intelligenza corporea acuta, una relazione basata sulla fiducia reciproca e sull’attenzione consapevole.
Insegnare Aikido a persone con disabilità visive significa valorizzare proprio questi aspetti: la capacità di percepire lo spazio con il corpo, di anticipare il movimento, di centrarsi interiormente per non farsi travolgere da ciò che accade attorno. Concentriamo l'attenzione sull’equilibrio, sulla postura, sull’orientamento. Ma ancora di più sulla presenza: quella qualità interiore che ci permette di essere qui e ora, di sentire, scegliere e agire con chiarezza anche in mezzo al caos.
Uno degli elementi fondamentali dell’Aikido per chi ha una disabilità visiva è lo sviluppo del controllo emotivo. Non potendo fare affidamento sulla vista, il corpo è più esposto a reazioni istintive, a tensioni dovute all’incertezza. Ma proprio questo è il punto di forza: la pratica costante ci insegna a respirare, a sentire il momento, a non reagire con paura ma con lucidità. Nel tempo, questo si traduce in maggiore sicurezza personale, equilibrio mentale, capacità di gestire lo stress e le relazioni anche fuori dal tatami.
Nel mio dojo ho avuto l’onore di seguire allievi con disabilità visive, e ogni volta ho visto in loro una trasformazione straordinaria: da una percezione inizialmente frammentata del proprio corpo e dello spazio, alla costruzione graduale di una consapevolezza profonda e armoniosa. Questo vale per tutti, ma nei praticanti con disabilità visiva è spesso più evidente e toccante.
L’Aikido, che significa “via dell’armonia”, non si basa sulla forza, ma sulla connessione. È un’arte che insegna ad ascoltare, adattarsi, trasformare l’attacco in opportunità, il conflitto in relazione. Per questo credo sia una disciplina straordinariamente inclusiva. Non chiede di essere perfetti, ma di essere presenti.
La mia condizione visiva non è mai stata un ostacolo alla pratica. Al contrario, mi ha insegnato a “vedere” in un modo diverso: attraverso il corpo, l’intuizione, l’ascolto profondo. E oggi, più che mai, sento il dovere di condividere questo con gli altri. Perché l’Aikido può essere uno strumento di crescita per tutti, e forse, proprio chi ha perso (o non ha mai avuto pienamente) un senso, può insegnarci a riscoprire e valorizzare tutti gli altri.