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Non importa quale sia il tuo passato sportivo. La determinazione e un allenament

Pianificare la stagione d'allenamentoUna coerente e razionale organizzazione dell’allenamento sportivo prevede la compre...
21/01/2022

Pianificare la stagione d'allenamento

Una coerente e razionale organizzazione dell’allenamento sportivo prevede la comprensione di tre pilastri della metodologia dell’allenamento:
- pianificazione
- periodizzazione
- programmazione
Complessivamente Il percorso è composto dallo sviluppo dei seguenti passaggi:
- analisi della situazione di partenza (da dove si parte);
- definizione degli obiettivi (dove si vuole andare);
- scelta dei contenuti (quale strada prendere);
- scelta dei metodi (come fare il viaggio);
- monitoraggio e valutazione (controllare di essere sulla strada giusta)

Pianificazione
Rappresenta il momento generale di formulazione delle strategie riferite a un ampio arco di tempo all’interno del quale vanno definiti gli obiettivi, le priorità, le scadenze più importanti e i tempi occorrenti per le varie fasi di preparazione.
Il piano d’azione della pianificazione è dinamico; se da una parte è opportuno che esso sia studiato e definito in partenza, dall’altra è altrettanto importante che sia monitorato, adattato ed eventualmente modificato in funzione del cambiamento di alcune variabili nel corso della stagione.
A volte un atleta progredisce più velocemente di quanto programmato, altre volte può incorrere, per esempio, in infortuni che richiedono la rivisitazione del piano.

Periodizzazione
Rappresenta l’organizzazione temporale della pianificazione, la suddivisione della stagione in periodi.
Significa organizzare e distribuire razionalmente nell’arco dell’anno i diversi carichi al fine di ottenere il giusto rapporto tra intensità, volumi e recuperi.
Una corretta periodizzazione consente agli sportivi di affrontare gli impegni di maggior importanza nelle condizioni ideali di efficienza organica e fisica.

È fondamentale e necessaria perché:
- non è possibile allenare contemporaneamente tutti i fattori della prestazione;
- è necessario garantire il rapporto ottimale tra carico e recupero;
- la forma sportiva non può durare tutto l’anno ma deve coincidere con il periodo agonistico.

Nella periodizzazione annuale dell’allenamento si distinguono tre diversi periodi:
- preparatorio;
- agonistico;
- transizione.

Durante Il periodo preparatorio si costruiscono le fondamenta della forma sportiva, attraverso lo sviluppo delle varie componenti tecniche e condizionali; si costruisce la base della piramide o se si preferisce le fondamenta della casa.
Si mette fieno in cascina, si riempiono i serbatoi di carburante che sarà utilizzato nel periodo successivo.
Il periodo agonistico coincide con il raggiungimento dello stato di forma da parte dello sportivo. Come si può dedurre, mentre si può mantenere una buona condizione fisica, diciamo intorno al 70% del proprio potenziale massimo per parecchi mesi, nel caso ci si voglia avvicinare al 95-100% dello stato di forma, questo potrà durare all’incirca due mesi, periodo terminato il quale si osserverà un inevitabile decremento.
Il periodo di transizione è quel lasso di tempo che intercorre tra il periodo agonistico e l’inizio del periodo preparatorio successivo e consiste nel trascorrere alcune settimane di recupero attivo e di attività alternative.

Programmazione
E’ il momento particolareggiato di stesura del programma di allenamento sulla base di quanto pianificato in precedenza, stabilendo i mezzi, i metodi e il loro andamento temporale, alla fine di realizzare il progetto pianificato.
Costituisce l’insieme dei metodi e delle strategie che, utilizzando i diversi mezzi d’allenamento, secondo una precisa distribuzione dei carichi, si pone come obiettivo il raggiungimento del massimo stato di forma sportiva nel periodo agonistico desiderato.
Una corretta programmazione è quella che prevede, per i diversi mesi dell’anno, differenti proposte allenanti. Uno degli errori più frequenti del mondo degli sportivi amatoriali è di ripetere la stessa settimana d’allenamento per tutti i mesi dell’anno con la naturale conseguenza di abbassare drasticamente gli effetti positivi dell’allenamento.

Per comprendere questo si pensi, come esempio, al meccanismo delle scatole cinesi: ogni settimana di allenamento di un determinato periodo dovrà essere contenuta all’interno di un periodo più prolungato, consideriamo un mese, con il quale dovrà avere elementi di coerenza e allineamento. Il mese considerato, a sua volta, dovrà soddisfare le stesse condizioni all’interno di un macro periodo, che potrebbe essere un trimestre.

La necessità di suddividere in cicli d’allenamento nasce dal fatto che un allenamento efficace è garantito solo se viene assicurato il rapporto ottimale tra carico e recupero. Ciò significa che stimolazione e ristabilimento si susseguono in modo razionale e sono sintonizzati tra loro.
L’alternanza sistematica e individualizzata tra carico e recupero permette lo sfruttamento delle possibilità di adattamento degli atleti e produce stimoli qualitativamente nuovi che contribuiscono ad aumentare efficacemente la capacità psicofisica.
L’articolazione della stagione sportiva in cicli d’allenamento permette miglior controllo, direzione e organizzazione del processo. Ognuno di questi cicli non ha un significato autonomo, ma ovviamente è collegato a quelli di minore e maggiore durata.

Infatti, ogni ciclo ha una logica interna e una esterna. La logica interna è costituita dal numero delle sedute allenanti, dalla durata, dalle intensità e dai recuperi. Dipende da ciò che lo compone e dai suoi obiettivi specifici.
La logica esterna è di tipo concatenato e mette in relazione gli effetti cumulativi del carico all’interno del ciclo, con il lavoro fatto nel microciclo precedente e anche con il lavoro che dovrà essere fatto nel microciclo seguente. La sua natura dipende quindi da come esso si salda con i cicli che lo hanno preceduto e da come si posiziona nello sviluppo generale dell’allenamento.





21/01/2022

Quali sono alcuni tra i più importanti BENEFICI che ottieni affidandoti a Trainingteam.

1) Metodo sperimentato e garanzia di risultato
Puoi allenarti seguendo un metodo sperimentato su oltre 450 atleti allenati in carriera.
Il metodo non solo ti porta al risultato, lo fa ottimizzando il tuo tempo a disposizione per l’allenamento, spesso richiedendotene meno di quello da te impiegato prima di affidarti a me.

2) La Regola dell’invisibile
Hai accesso a tutto ciò che non potrai mai leggere in rete o sui libri perché frutto di 25 anni d’intensa esperienza a contatto con numerosi atleti, di studio e confronto con colleghi internazionali. L’applicazione della regola dell’invisibile diventa il metodo pratico per usufruire di metodologie e strumenti efficaci.

3) Incremento del tasso di conversione tra sforzo e risultato
Imparerai a non confondere lo sforzo con il risultato, ma a come trasformare gli sforzi in risultati. C’è una sottile ma decisiva differenza tra svolgere un allenamento e svolgere bene un allenamento, in linea con i propri obiettivi. Non conta quanto ti alleni, ma quali risultati ottieni.

4) Affidabilità e disponibilità
Significa puntuale feedback sugli allenamenti da te svolti. Molti coach si preoccupano solo di somministrare programmi d’allenamento, noi andiamo a osservare la differenza tra programmato ed effettivamente eseguito. Questo atteggiamento porta al confronto continuo e al proficuo adattamento del programma in itinere.

5) Risparmio di tempo e sua ottimizzazione
E’ vero che per essere competitivi nelle discipline di resistenza occorre allenarsi tanto, ma questo è solo uno dei tanti parametri che occorre controllare. Spesso con una corretta organizzazione dell’allenamento e una reale individualizzazione del programma si ottengono benefici straordinari riducendo le ore settimanali d’allenamento.

Sentiti libero di contattarmi per iniziare ad allenarti utilizzando il metodo Trainingteam, renderti subito conto delle nuove possibilità e scoprire i vantaggi per la tua performance.

Ciao, a presto





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Domenica 8 agosto. Traversata dello Stretto, gara open water che si svolge dal 1954 da Punta faro (ME) a Villa San Giovanni (RC).

Attraversare lo Stretto di Messina a nuoto è già una conquista, riuscire a farlo portandosi a casa il podio è una prestazione eccellente.

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Come utilizzare le zone d'allenamento per la gestione delle intensità metaboliche e meccaniche Differenze tra l'utilizzo delle modalità a 3, a 5 oppure a 7 zone.
Vantaggi e limiti di ogni approccio.

Le training zone (TZ) o zone di allenamento, ricoprono un ruolo fondamentale nell’individuazione delle corrette intensità e durate dell’allenamento. Hanno il compito di guidare l’atleta verso la corretta interpretazione ed esecuzione della proposta allenante.
Per l’allenatore sono il mezzo di collegamento tra i meccanismi fisiologici e la corretta somministrazione del carico allenante, permettendo l’individualizzazione dell’allenamento e il continuo miglioramento dell’atleta. Le training zone possono essere utilizzate non solo come mezzo per l’allenamento ma anche come modalità di verifica dei risultati raggiunti e del miglioramento degli atleti. Il loro miglioramento nel tempo è il risultato dell’incremento delle capacità fisiologiche dell’atleta.

Numero e composizione delle zone.

Le training zone possono essere classificate in base al numero di zone che le compongono. Infatti, esistono diverse classificazioni. In linea generale, la classificazione utilizzata varia in relazione al livello di qualificazione o specializzazione dell’atleta.

Tipologia di stimolo (metabolico o neuromuscolare).

Si può seguire sia una classificazione dal punto di vista metabolico e cardiaco, sia dal punto di vista neuromuscolare. Le zone metaboliche sono calcolate a partire da un riferimento cardiaco, come la frequenza cardiaca massima oppure di soglia anaerobica (MLSS). Per le zone metaboliche il parametro di riferimento è dunque la frequenza cardiaca.
Per quanto riguarda le zone neuromuscolari invece, il valore di riferimento utilizzato è la velocità, il passo al km, oppure la potenza. Questi valori riflettono la capacità dell’organismo di produrre energia attraverso la contrazione muscolare, mediata e controllata dal sistema nervoso.
Il loro impiego è principalmente giustificato dal fatto che la frequenza cardiaca non è sempre coerente con la capacità di sostenere una determinata velocità o potenza. Per semplificare, questo fenomeno può osservarsi principalmente in due occasioni. La prima è rappresentata da gesti a velocità o potenze massimali, caratterizzati da elevata produzione di energia in breve tempo (es. sprint ciclistico); nonostante l’impegno massimale la frequenza cardiaca non raggiunge i livelli massimali. La seconda è rappresentata dal caso in cui si mantenga una velocità o potenza costante. In questo caso si registra un innalzamento della frequenza cardiaca al protrarsi del tempo di esercizio dovuto principalmente alla fatica accumulata. Questo effetto, noto come deriva cardiaca, descrive come la frequenza cardiaca, causa affaticamento del sistema, possa aumentare nel tempo nonostante le intensità neuromuscolari risultino costanti.
Un atleta principiante incontra maggiormente questo tipo di comportamento rispetto a un atleta evoluto.
E’ per queste ragioni che l’applicazione sia di un parametro cardiaco che neuromuscolare diventa un connubio essenziale per la corretta somministrazione dei carichi d’allenamento.

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