03/12/2025
Roger Federer non era un atleta che giocava, era un linguaggio che prendeva vita.
Quello che faceva con la racchetta non era un gesto tecnico: era una carezza data alle leggi della fisica. Ho assistito a traiettorie che sfioravano l’assurdo, a colpi che chiunque altro avrebbe chiamato follia e che, con lui, diventavano naturalezza pura.
Con Federer l’impossibile non era un limite: era un’abitudine.
E poi c’è Rafael Nadal.
Non potrò mai scordare quella notte australiana: sotto di due set, contro un colosso come Medvedev, eppure capace di ribaltare la realtà con una testardaggine che sembrava scritta nel destino.
Pensavo: questo non è un tennista, è una forza della natura.
Ma la sua grandezza non era solo nei miracoli che faceva in campo: l’ho riconosciuta in uno spogliatoio. Sudato, distrutto, reduce da una sconfitta, avrebbe potuto mandarmi al diavolo. Invece si spostò, mi guardò e disse solo: “Prego, Adriano.”
Serve una potenza rara per restare umili quando il mondo ti chiama leggenda.
E oggi, davanti ai miei occhi, vedo due astri pronti a ridisegnare la mappa del tennis mondiale:
Jannik Sinner e Carlos Alcaraz.
Non saranno copie di nessuno, e per fortuna:
Carlos è elettricità pura, istinto, lampo improvviso, un artista che gioca come se venisse dal futuro.
Jannik, invece, è una locomotiva che non conosce ostacoli: lineare, preciso, implacabile, un algoritmo che però ha un cuore che pulsa sotto il ghiaccio.
Sono anime opposte, ma destinate a completarsi.
Si spingeranno oltre i loro limiti, si strapperanno vittorie, si ruberanno il fiato, e ogni volta ci faranno sentire privilegiati per essere vivi nel momento in cui il tennis sta scrivendo un nuovo capitolo.
Federer ha insegnato la bellezza.
Nadal ha mostrato la guerra.
Sinner e Alcaraz saranno il futuro.
E noi, come allora, staremo lì con il nodo alla gola, pronti a raccontare ai nostri figli di aver visto nascere un’epoca.”
– Adriano Panatta
www.tennismilano.it
Da TotalSport.it