In questi anni tra le tante iniziative che sono nate, ce n’è una un po’ particolare, la Brigata Dax. Una squadra autogestita, dove lo schema è: crederci, non mollare fino all’ultimo. La Brigata è un laboratorio. Un laboratorio di vita dove vengono messe a n**o le differenze, affrontate e condivise. Un laboratorio dove si impara a fare gruppo, a stare insieme perché ognuno è indispensabile. Un espe
rimento nato nel 2005 per partecipare al torneo di calcio delle associazioni e dei centri sociali organizzato dall’associazione Olinda nell’ex ospedale psichiatrico Paolo Pini. Un esperimento che unisce italiani, vecchi e nuovi, lavoratori di tutti i tipi, che arrivano da realtà sociali completamente diverse. E anche chi a calcio ci ha sempre giocato e quelli che l’ultima volta avevano 15 anni. La Brigata ha costruito la sua unità non nel nome di un amico che non c’è più ma nel suo stile di vita. Non è stata un’avventura facile, sono stati trovati, passo dopo passo, i giusti ingredienti per questo mix. Persone diverse ma accomunate dall’idea che la Brigata non scende in campo solo per vincere ma per costruirsi, confrontarsi, imparare. Costruire una squadra in questo senso significa imparare dai propri errori, esser disposti a cambiare se stessi. Gli errori hanno fatto parte del percorso di creazione di un gruppo che ha avuto voglia di mettersi in discussione e guardare in faccia la realtà. E anche questo è un modo in cui Dax ha vissuto, andando sempre fino in fondo, non tirandosi mai indietro. A ogni partecipazione al torneo la Brigata è cambiata, si è ampliata e da qualche anno ha gli stessi componenti. E attraverso lo sport abbiamo avviato un percorso di cambiamento e di integrazione. Non per vivere nel passato, ma per costruire un futuro. Con Dax nel cuore.