06/03/2019
MANIFESTO DI NUOVE TECNOLOGIE DELL'ARTE.
[…] Quando, tanti anni fa abbiamo istituito i FOCUS, cicli di incontri nella nascente scuola di Nuove Tecnologie dell’Arte di Brera l’intenzione evidente era quella di allargare le nostre conoscenze a 360°. Ma l’interesse parallelo e un pò segreto, non stava nel dare ordine ad un programma o a una tematica specifica, proponendo un certo conferenziere o un particolare visiting professor. Il vero intento era di FERMARE LA SCUOLA.
Sì, i focus erano il momento di sospensione di ogni attività. Tutti dovevano convergere in un unico spazio per ascoltare e discutere su una questione filosofica, scientifica, economica ed estetica. Tutti, insegnati e studenti, impegnati per tre ore a riflettere. L’iniziativa doveva agire come un cuneo nella regolare vita di un corso di studi prendendo il suo tempo, anzi generando un contrattempo. Fermi tutti per un attimo!
Così da riconoscersi come COMUNITÀ anche attraverso il PENSIERO e la DISCUSSIONE.
Non sempre tutto ciò è stato possibile e nel corso degli anni forse si è perso un poco lo smalto che contraddistingueva la fase iniziale di questa iniziativa. Tuttavia questa intenzione è rimasta nel suo DNA anche nella sua fase di manifestazione più organizzata. C’era la voglia nutriente di STARE INSIEME a confrontarsi, trasportati dalle parole e pensieri di qualcun altro.
Che poi, questi pensieri fossero di economia (vedi Marazzi), di astrofisica, di psichiatria (Righetti), di paleo-etnologia, antropologia, politica ecc.. cioè di argomenti che apparentemente sembrano lontani dai canonici tracciati di una scuola di Nuove Tecnologie dell’Arte non ha che risaltato il loro aspetto fecondo e stimolante.
Nulla come la transdisciplinarietà genera incontri improvvisi, imprevedibili assonanze, straordinarie fatalità. I linguaggi delle tecnologie e dei media sono il tramite di questi travasi, poiché essi hanno segnato OGNI AMBITO DI CONOSCENZA E PRODUZIONE. Non si può più infatti prescindere dalla presenza di un computer, di un qualsiasi device che ci fornisce informazioni, che ci mette in RELAZIONE, che diviene ELABORAZIONE, MEMORIA, STRUMENTO, che ci connette a una comunità.
Questo insieme diviene linguaggio trasversale che si insinua nei saperi e lì si trasforma portando poi con se altre modalità, nuovo senso e maggiore disponibilità di apparentamento. Così un’osservazione in ambito neuropsichiatrico può divenire comparabile con una teoria economica. Una deduzione sui neuroni a specchio può aprire a un nuovo scenario estetico.
A maggior ragione nella nostra attività che incrocia l’esperienza dell’arte con la tecnologia, l’alchimia dei saperi diviene essenziale. Serve a cogliere tutte le sfaccettature con cui si manifesta questo linguaggio, serve a rivelare margini di una nuova SENSIBILITÀ, per ritrovare quel RUOLO SOCIALE CHE L’ARTE DEVE SVOLGERE, legata alle tematiche del territorio, della società, della polis. Fra quei linguaggi risignificati dalla tecnica si gioca una partita importante che determina un modo nuovo di vedere le cose e il mondo e di conseguenza di ritrovare le matrici etiche ed estetiche che lo possono regolare ed equilibrare.
Così il ruolo dell’ARTE COME SINTESI ASSOLUTA, ma anche come processo coinvolgente e partecipato, può diventare determinante per ribaltare positivamente i numerosi aspetti inquietanti che percepiamo intorno a noi. È accaduto qualcosa del genere ai tempi della Prospettiva, apparentemente semplice strumento della geometria, in realtà filosofia del nuovo mondo (vedere Farinelli e De Candia in proposito). Egualmente potrebbe succedere ai tempi della RETE, altra metafora geometrica che sta segnando questo passaggio d’epoca. Non è un caso che Tim Berners Lee ha definito il web la sua creatura come un’invenzione sociale e non come un semplice strumento comunicativo. Come allora si richiede che l’arte faccia la sua parte producendo l’immaginario necessario a cogliere nuovi mondi, magari virtuali che aprono a differenti modelli di vita. Molti segni già ci sono e indicano direzioni diverse da quelle che hanno contraddistinto la recente epoca degli eccessi, delle speculazioni, delle erosioni esasperate di risorse naturali. Ma anche e soprattutto di DEGRADO RELAZIONALE E UMANO.
Ecco dunque che il “fermi tutti”, questa sospensione intrusiva, l’apnea conoscitiva di cui sopra abbiamo detto, rivela, grazie anche alla puntualizzazione che questo libro fa, tutta la sua necessità e per certi versi la sua essenzialità anzi, direi che attorno a interferenze come queste dovremo far girare il rinnovamento che possa RIFORMULARE LA CULTURA DELL’INSEGNAMENTO e la modalità esausta con cui oggi si svolge. Se ne sente fortemente l’esigenza e ancor più si sentirà, vedrete, dopo aver letto questo quaderno.
Tratto dalla prefazione del testo: “E MANU CAPERE: SEDICI LEZIONI STRANE A BRERA” di Paolo Rosa e Mauro Folci.