21/07/2026
Si apprende oggi, 21 luglio 2026 - a due giorni dalla morte di un cittadino marocchino e a vent'anni dalla morte di un militante politico italiano - che la vita umana è sacra solo se ad esserne privato non sia un migrante, un ex migrante, un militante politico anarchico o di sinistra, un non esercente attività di gioielleria e un non-feto.
Si sarebbero potute riempire pagine su pagine, da due giorni a questa parte, per chiedere giustizia e gridare alla vergogna per un uomo ucciso durante un fermo di polizia. E invece no.
Come nella più becera delle propagande populiste e mai politiche, si è scelto di pretermettere l'evento e si è colta l'occasione per strumentalizzare tutto con schieramenti aprioristici di sorta: o con la polizia, e quindi di destra, o coi criminali, e quindi di sinistra. Un giochino oramai desueto e sdoganato guarda caso da chi, allergico al contraddittorio, allergico alle soluzioni, ha bisogno di puntare il dito per accalappiare consenso del più miserabile dei modi.
Evidentemente il disagio sociale e la povertà vanno aboliti, arginati e trasformati in opportunità solo quando fa comodo; solo quando è utile per raccattare consensi, voti e pulirsi la coscienza; solo - soprattutto - quando allo stigma del disagio non s'affianca lo stigma della diversità culturale, nazionale o religiosa. Lì no. Lì ecco che il disagio sociale diventa un male da estirpare anche a costo di ammazzare.
Ed è proprio qui, peraltro, che tutto il paradosso dei tantissimi destrorsi, sempre attenti all'ordine pubblico e alla disciplina si manifesta: pro-vita, dunque sì alla vita umana sempre e comunque. O quasi. Cioè dipende. Sì alla vita ma solo a quella dei feti e degli italiani. Anzi: sì alla vita ma solo a quella dei feti, degli italiani e degli italiani non anarchici, non di sinistra, non tossicodipendenti e non disperati.
Evidentemente un tunisino, un magrebino, un africano o un apolide abusato desta minor sdegno di un omicidio perpetrato - doloso o colposo che sia. Evidentemente un individuo dissociato, disagiato magrebino ha meno dignità di un qualche dissociato e/o disagiato italiano, magari figlio di malviventi, magari bullo di quartiere - che della violenza fa il proprio marchio di fabbrica - da accogliere a braccia aperte in parrocchia o in confessionale. Per un magrebino o per un ex migrante non c'è mica parrocchia o cristianità che tenga.
Evidentemente c'è qualcuno che, sulla base della nazionalità, della fedina penale o di una (solo millantata) cristianità si arroga il diritto di decidere quali vite contino, e siano degne di essere vissute, e quali no. Sticazzi... tanto domenica si va a messa, ci si fa la confessione e si torna a casa con la coscienza pulita.
Qualcuno diceva che la religione è l'oppio dei popoli... e forse non sbagliava poi così tanto.
Per quanto voi vi crediate assolti,
siete per sempre coinvolti.
[ComIntern per la morte dello Stato di Diritto, 21 luglio 2026]