26/05/2026
IMPREVISTI
Nel 1962, mentre Federico Fellini gira 8½, uno dei suoi film più espressivi e interessanti, accade un imprevisto poco piacevole per un regista: lo sciopero dei tecnici dei laboratori di sviluppo e stampa.
Per settimane, la pellicola girata rimane "al buio". I rulli vengono impressionati sul set, ma nessuno può visionarli ed eventualmente correggerli. Il produttore vorrebbe fermare tutto, non rischiare.
Il regista invece insiste per continuare perché vede in questa situazione un'opportunità per non farsi condizionale dal continuo confronto tra il film che sta effettivamente girando e quello ideale che avrebbe voluto fare. Le riprese quindi si svolgono in un clima di imprevedibilità, senza sapere se le luci siano giuste, se le inquadrature siano a fuoco o se il tono di quel bianco e nero sia quello programmato.
“L’ho girato senza vedere mai nulla di quello che facevo, perché era in atto uno sciopero di quattro mesi di tutti gli stabilimenti di sviluppo e stampa. Rizzoli voleva fermare il film, Fracassi, il direttore di produzione, si rifiutava di proseguire la lavorazione.
Ho dovuto impormi, gridare, per obbligare tutti a continuare ugualmente. Ed è stata la situazione ideale. Perché a me sembra che quando vai a vedere giorno per giorno il materiale girato, vedi un altro film, vedi cioè il film che stai facendo, che comunque non sarà mai identico a quello che volevi fare.
E il film che volevi fare, avendo questo continuo termine di paragone nel film che stai veramente facendo, rischia di mutarsi, si affievolisce, può sparire. Questa cancellazione del film che volevi fare deve avvenire, sì, ma soltanto alla fine delle riprese, quando in proiezione accetterai il film che hai fatto e che è l’unico film possibile. L’altro, quello che volevi fare, avrà avuto così soltanto una sua determinante funzione di stimolo, di suggerimento e ora dinanzi alla realtà fotografata non lo ricordi nemmeno più, si è come scolorito, sta scomparendo”
(in Fare un film, Einaudi, Torino 2015, p. 166).
Illustrazione di