30/11/2025
Molti parlano di allenarsi come nella realtà, ma non è così semplice.
La realtà non la puoi riprodurre, ci si può solo andare vicino quel tanto che basta per prepararci, consapevoli che tra ciò che si fa in palestra e ciò che accade veramente, c’è in mezzo la nostra vita.
Quando un percorso formativo è serio, nasce da esperienza operativa, capacità tecniche e rafforzando il concetto di sparring / force on force allora sì, si può creare un ambiente realistico.
Non reale, realistico.
Che è già tanto.
Perché ciò che succederà il giorno in cui qualcuno ti mette le mani addosso sul serio, non lo conosce nessuno.
L’esito dipende da molteplici variabili tra cui terreno, sorpresa, fatica, panico, reazione dell’avversario, stato mentale e contesti ossia tutte cose che nessun istruttore può controllare al 100%.
Ecco perché l’addestramento deve essere completo di lavoro tecnico, lavoro fisico, esposizione allo stress e anche situazioni di sparring di media intensità che ti obbligano a gestire impatto, dolore, fatica e pressione.
Tutto ciò non è la strada, ma aiuta a sviluppare una mente più reattiva, elastica e abituata al carico emotivo.
Sono un tassello fondamentale per imparare a ragionare quando il cuore accelera e l’adrenalina ti mangia lucidità.
Alla fine il vero scopo è uno cioè
aumentare le tue possibilità di restare in piedi.
Nessuno ti dà la tecnica magica e nessuno vince senza una buona condizione atletica.
E chi ripete frasi romantiche tipo sfrutto l’energia dell’avversario, spesso è il primo che crolla quando il contesto diventa violento e imprevedibile.
La realtà è spietata.
L’allenamento deve essere onesto.