12/04/2026
💙 𝐐𝐮𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐚𝐛𝐛𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐯𝐢𝐬𝐭𝐨 𝐨𝐠𝐠𝐢…
𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐢 𝐝𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢𝐜𝐚. 🏐🔥
Alla Palestra Comunale G. La Pira non è andata in scena una semplice partita di pallavolo.
È andata in scena una pagina di stagione che resterà, una di quelle che non si archiviano: si raccontano, si custodiscono, si ricordano. Che entrano nei libri di storia della pallavolo del Mondo Giovane.
Davanti c’era la Labochem Athlon, una macchina quasi perfetta: prima in classifica, 17 vittorie su 17, esperienza, fisicità, panchina lunga, abitudine a stare lassù.
Dall’altra parte c’erano i nostri ragazzi del Mondo Giovane: giovani, giovanissimi, dei "ragazzini" davanti ai loro avversari, reinventati mille volte, piegati dagli infortuni ma mai svuotati, mai spenti, mai rassegnati.
Eppure, nei primi due set, è successo qualcosa che vale più di qualsiasi previsione.
I nostri hanno giocato da squadra adulta.
Con ordine.
Con testa.
Con coraggio.
Con quella compostezza che non si insegna in un giorno e che oggi, invece, è esplosa sotto gli occhi di tutti.
Hanno preso il campo, lo hanno letto, lo hanno tenuto.
Hanno trasformato l’energia del pubblico in forza, e il rumore della palestra in una spinta continua.
25-19. 25-18.
Due set che non somigliano a un colpo di fortuna, ma a una dichiarazione di consapevolezza e maturità.
E poi la partita ha cambiato respiro.
L’Athlon ha trovato il modo di reagire, i nostri hanno iniziato a sentire il peso di tutto quello che avevano già dato, e il terzo set si è spezzato nel finale, con quel margine che fa la differenza tra un’impresa completa e una vittoria parziale ma preziosissima.
Da lì, la stanchezza ha parlato più forte della freschezza, e gli avversari, forti e maturi, hanno saputo approfittarne.
𝐌𝐚 𝐢𝐥 𝐩𝐮𝐧𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐪𝐮𝐢𝐬𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐨𝐠𝐠𝐢 𝐩𝐞𝐬𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐨𝐫𝐨.
𝐏𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐯𝐚𝐥𝐞 𝐢𝐥 𝐭𝐞𝐫𝐳𝐨 𝐩𝐨𝐬𝐭𝐨 𝐢𝐧 𝐬𝐨𝐥𝐢𝐭𝐚𝐫𝐢𝐚.
Perché vale una stagione fatta di inventiva, lavoro, adattamento e orgoglio.
Perché vale più di quanto, onestamente, si potesse immaginare quando tutto questo campionato è cominciato tra assenze, emergenze e certezze da costruire giorno dopo giorno.
E poi c’erano loro, i genitori.
La nostra curva.
Un mare di tamburi, trombe, cori, mani che applaudono, voci che non si spezzano mai.
Per tutta la partita hanno fatto ciò che fanno da sempre: crederci.
Anche quando il pallone scottava.
Anche quando l’inerzia cambiava.
Anche quando serviva un sostegno in più per far sentire ai ragazzi che non erano soli.
E poi c’era il mister.
Quello che ha saputo tenere insieme i pezzi, riempire i vuoti, inventare soluzioni, chiedere tanto e dare tutto.
Un campionato così non si porta a termine per caso: si costruisce con idee, pazienza, rabbia buona, intuizioni e fiducia.
E oggi il lavoro si è visto tutto.
Questo gruppo ha fatto molto più di quanto gli fosse stato chiesto.
Ha superato aspettative, difficoltà, infortuni e paure.
Ha mostrato che il potenziale non è un’ipotesi: è una promessa.
E oggi quella promessa ha preso forma davanti a tutti.
𝐍𝐨𝐧 𝐚𝐛𝐛𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐯𝐢𝐧𝐭𝐨 𝐥𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐢𝐭𝐚 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐟𝐚𝐜𝐢𝐥𝐞.
𝐀𝐛𝐛𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐠𝐢𝐨𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐥𝐚 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐛𝐞𝐥𝐥𝐚.
𝐄 𝐟𝐨𝐫𝐬𝐞, 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐫𝐢𝐨 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐞̀ 𝐚𝐫𝐫𝐢𝐯𝐚𝐭𝐚 𝐚𝐥𝐥’𝐮𝐥𝐭𝐢𝐦𝐚 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐭𝐚, 𝐫𝐞𝐬𝐭𝐞𝐫𝐚̀ 𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐢𝐦𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚𝐧𝐭𝐞.
Perché quando una squadra così giovane riesce a guardare negli occhi una corazzata e a farle capire che la strada non è mai scontata, allora non sta soltanto giocando una partita.
Sta diventando qualcosa.
💙 𝐎𝐠𝐠𝐢 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐢 𝐞̀ 𝐜𝐡𝐢𝐮𝐬𝐨 𝐮𝐧 𝐜𝐚𝐦𝐩𝐢𝐨𝐧𝐚𝐭𝐨.
𝐎𝐠𝐠𝐢 𝐞̀ 𝐢𝐧𝐢𝐳𝐢𝐚𝐭𝐨 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐜𝐨𝐬𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐢 𝐩𝐮𝐨̀ 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐟𝐞𝐫𝐦𝐚𝐫𝐞.
𝐏𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐢𝐥 𝐜𝐮𝐨𝐫𝐞 𝐢𝐦𝐩𝐚𝐫𝐚 𝐚 𝐠𝐢𝐨𝐜𝐚𝐫𝐞 𝐜𝐨𝐬𝐢̀…
𝐢𝐥 𝐟𝐮𝐭𝐮𝐫𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐢 𝐚𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐚.
𝐒𝐢 𝐩𝐫𝐞𝐧𝐝𝐞. 🔵🔥