Asd Accademia Calcio Mesagne

Asd Accademia Calcio Mesagne CORSI ANNUALI DI AVVIAMENTO AL GIOCO DEL CALCIO

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Ciao, Tommaso. 🕊️Non ci sono parole per descrivere il vuoto che ha lasciato tra noi. Il nostro amato massaggiatore Tomma...
10/07/2026

Ciao, Tommaso. 🕊️

Non ci sono parole per descrivere il vuoto che ha lasciato tra noi. Il nostro amato massaggiatore Tommaso, le cui mani sapienti non solo curavano i muscoli affaticati dei nostri ragazzi, ma sapevano anche ascoltare, incoraggiare e sostenere.

Con la sua dolcezza, la sua professionalità e il suo sorriso, è stato molto più di un punto di riferimento tecnico: è stato un amico, un confidente, un angelo custode silenzioso dietro ogni nostro passo in campo.

Membro insostituibile della nostra famiglia gialloblu'.

Oggi, atleti, genitori, tecnici, dirigenti e tutti coloro che hanno avuto modo di conoscerlo, piangono una persona straordinaria.

Mancherai a tutti noi, ma il tuo ricordo vivrà in ogni ragazzo che hai aiutato a rialzarsi, in ogni sogno che hai supportato con discrezione e amore.

𝑪𝒊 𝒂𝒗𝒆𝒗𝒊 𝒎𝒆𝒔𝒔𝒐 𝒍𝒆 𝒎𝒂𝒏𝒊 𝒔𝒖𝒍 𝒄𝒖𝒐𝒓𝒆, 𝒆 𝒍ì 𝒓𝒆𝒔𝒕𝒆𝒓𝒂𝒊 𝒑𝒆𝒓 𝒔𝒆𝒎𝒑𝒓𝒆. 🤍🙏

Ciao, amico nostro. Grazie di tutto.
Riposa in pace.

Carlo Carvignesi 🖤⚽️

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20/11/2025

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Nella dimensione del calcio giovanile, esiste il fenomeno dei “piccoli fenomeni” (scusate il gioco di parole). "Piccoli fenomeni" che scompaiono crescendo e non è affatto un qualcosa di insolito o misterioso: è una combinazione precisa di fattori biologici, neuromotori, metodologici e psicologici, spesso non rilevati dagli occhi dei genitori. Il primo elemento è la maturazione biologica differenziata. Nei settori giovanili, i ragazzi presentano curve di sviluppo estremamente eterogenee. Un ragazzo “early maturer”, cioè sviluppato in anticipo, possiede più forza, più potenza, più leva articolare, un rapporto massa/grasso più favorevole e spesso anche una migliore coordinazione dinamica. Questo non è talento: è fisiologia. Nel calcio giovanile, dove le richieste sono prevalentemente di tipo esplosivo-motorio e la velocità conta più della lettura del gioco, il precoce appare sovrumano. Quando arriva, però, la fase post-puberale, il ritardo di sviluppo degli altri scompare: tutti raggiungono livelli simili di forza massima, massa muscolare e ampiezza dei gesti tecnici. Quello che sembrava “il migliore” viene improvvisamente risucchiato nella media.
Il secondo fattore riguarda la tecnica in rapporto alla pressione temporale. Nelle giovanili, la maggior parte dei gesti tecnici avviene con ampi margini di tempo e spazio. Un ragazzo fisicamente dominante si crea da solo le condizioni favorevoli per esprimere una tecnica apparentemente superiore. Il calcio adulto è un gioco di densità: la palla deve essere controllata con micro-tempi perfetti, la scelta va fatta in decimi di secondo e ogni tocco è condizionato dal pressing, dal contatto fisico e dalla velocità del contesto. Tantissimi “talenti precoci” non riescono a trasferire la tecnica giovanile nel gioco adulto perché non hanno mai dovuto sviluppare la tecnica sotto stress, sostituiti dal loro strapotere fisico. Il gesto, non allenato nella complessità, perde così efficacia. C’è poi la variabile dell’allenamento. I ragazzi considerati talenti vengono spesso iper-protetti: allenatori indulgenti, responsabilità ridotte, poche correzioni perché “tanto è forte”. Questa dinamica crea un talento fragile, non un talento solido. Nel percorso d’élite, invece, sopravvive chi ha costruito capacità adattive: apprendimento motorio continuo, variabilità del gesto, internalizzazione delle letture tattiche. Non sempre il bambino prodigio attraversa questo percorso, proprio perché, da piccolo, gli è stato chiesto poco. Il quarto elemento è la componente cognitiva. Il calcio adulto richiede processi anticipatori, letture preventive, riconoscimento degli spazi, sensibilità collettiva. Tutti aspetti che non emergono necessariamente in età precoce. Molti “gioielli delle giovanili” non sviluppano la capacità di interpretare il gioco, perché nelle loro categorie bastava correre più degli altri o saltare l’uomo con naturalezza. Nel professionismo, chi non legge la partita rimane indietro, anche se da piccolo incantava. Infine c’è l’impatto psicologico del livellamento. Quando gli altri raggiungono il livello fisico del ragazzo precoce, avviene una sorta di ridimensionamento violento. L’atleta che non ha mai dovuto adattarsi, che non ha mai vissuto un reale confronto, si trova spiazzato. Il suo modello interno, “sono più forte per natura”, è come se andasse in frantumi. Senza un sostegno emotivo e senza un percorso mentale adeguato, questo shock è spesso irreversibile. Qui entra in gioco la responsabilità dei genitori: non alimentare un’identità costruita sull’eccezionalità. La prudenza è fondamentale. Il “fenomeno” giovanile è quasi sempre un prodotto dell’età, della biologia e del contesto tecnico ridotto. La selezione vera comincia più tardi, quando si entra in un calcio che richiede un patrimonio di competenze molto più complesso: tecnico, cognitivo, tattico, emotivo. Se un ragazzo non viene preparato a questo passaggio, le conseguenze possono essere pesanti: frustrazione, ritiro precoce, perdita di autostima, conflitti interiori profondi. Il calcio, da un gioco, diventa una ferita inimmaginabile. Per questo, i genitori devono essere la parte più lucida del percorso e molto spesso sono quella parte più irrazionale e istintiva. Devono, invece, proteggere i figli e non intendo che debbano proteggerli dal fallimento, ma dall’illusione del successo anticipato. È proprio l’illusione, non il talento, a spezzare un ragazzo più avanti, nel momento della verità.

15/07/2025

✴️..."Un altro volo ci aspetta"...✴️

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22/06/2025

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Stadio Comunale "A. Guarini" Mesagne, Contrada La Tagliata
Mesagne
72023

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