23/01/2026
SHAOLIN e le origini: (prima parte):
Il monte Songshan 嵩山 (oltre 1.500 metri di altezza), una delle cinque montagne sacre del Taoismo in Cina, è situato nella provincia di Henan, sulla riva sud del grande Fiume Giallo. L’imponente massiccio si divide in due importanti catene montuose: una a occidente (Shaoshi Shan), l’altra a oriente (Taishi Shan).
Ci sono innumerevoli tracce storiche di pagode, templi e monasteri che conferiscono a questi luoghi un’aria densa di fascino e mistero. Tra i più importanti e conosciuti per le arti marziali, c’è sicuramente il tempio Shaolin 少林寺 (monastero della Giovane Foresta).
Fu costruito nell’anno 495 in onore del monaco buddista Bátuó (in sanscrito Buddhabhadra, primo patriarca del tempio Shaolin), per opera dell’imperatore Xiaowen (Yuan Hòng) nel periodo Wei del nord (386-534 d.C.).
La leggenda, per altri ancora la storia, racconta che Bodhidharma 菩提達摩 (Ta-Mo o Damo 達摩 in cinese, Daruma in giapponese) il 28° patriarca del Buddhismo indiano erede del Dhàrma di lignaggio Chan (Zen), arrivò nei pressi del tempio su una barca a forma di foglia.
Viene raffigurato come un uomo di origine persiana con grandi occhi blu, un’aria austera e di circa 150 anni di età.
Il viaggio fu sicuramente lungo e travagliato. Arrivò per mare a Guangzhou nel sud della Cina intorno al 515 d.C., attraversò il fiume Yangtze e proseguì verso nord in direzione di Luoyang nella provincia di Henan. Dopo aver attraversato una zona ricca di boschi nella catena montuosa Shaoshi Shan, giunse finalmente al monastero Shaolin 少林寺.
Era l’anno 520 d.C.
I monaci che lo abitavano erano malnutriti e non in buona salute. L’abate del tempio, Fang Chan, non permise a Damo di entrare (si racconta che avesse timore delle idee riformiste del monaco indiano). Il monaco allora si rifugiò in una caverna vicino il monastero, vi rimase per nove anni, meditando più volte durante la giornata, in particolar modo all’alba e al tramonto. Questo comportamento così ostinato di Damo fece sì che l’abate del tempio lo invitò ad entrare e lo incitò a insegnare la dottrina del buddhismo Chan a tutti i monaci del tempio. Si rese ben presto conto della precaria condizione fisica dei monaci Shaolin, denutriti, fisicamente deboli e incapaci di seguire le lunghe sedute di meditazioni a cui Damo li sottoponeva. Per aiutarli, Damo insegnò loro dei movimenti per “sostenere la loro anima”, dato che come lui stesso insegnava, l’anima è un'unica entità con il corpo e quindi quest’ultimo andava fortificato per consentire lo sviluppo spirituale dell’individuo (concetto conosciuto come Wu De 武德 "virtù marziali", in cantonese Mou Dak).
Dal momento che i monaci vivevano isolati, ed erano spesso vittime di ladri e banditi, i loro esercizi si svilupparono ben presto in autodifesa; Shaolin divenne così un particolare monastero, dove le lunghe ore di meditazione erano alternate a lunghe ore di estenuanti esercizi ed allenamenti rumorosi e molto pesanti. Ben presto questa sorta di ginnastica fisico-spirituale diventò parte integrante della vita quotidiana dei monaci, in seguito Damo cominciò a insegnare delle tecniche e dei movimenti atti al solo potenziamento fisico che in un secondo momento, amalgamate alla sua conoscenza dei sistemi indiani di combattimento, divennero tecniche marziali. Questo insegnamento viene da sempre definito “gung fu di Shaolin” 少林寺功夫 (abilità acquisite con duro lavoro nel tempio Shaolin).
Il buddhismo Zen e il gung fu cominciarono quindi a essere come due facce di una stessa medaglia, due modi per raggiungere lo stesso scopo: la pace, il benessere interiore (questo stato si ottiene combinando la concentrazione spirituale con l’allenamento fisico in un’armonia di corpo e mente, l’uno non può esistere senza l’altro). Durante i secoli di splendore del monastero, i monaci divennero famosi per la loro abilità nel combattere. I contadini chiesero spesso il loro aiuto per fronteggiare banditi e despoti, tanto che addirittura gli imperatori si rivolsero a loro per restare sul trono. Il monastero ricevette onorificenze, doni, privilegi e Shaolin crebbe la sua fama; all’apice della sua grandezza il monastero ebbe duemila monaci, cinquecento dei quali lottatori. Damo dopo circa dieci anni di permanenza lasciò il monastero per riprendere il suo pellegrinaggio e l’insegnamento della dottrina buddhista Chan, di lui non si ebbero più notizie (la sua morte avvenne tra il 536 e il 540 d.C.). Nel tempo, i monaci del tempio codificarono gli insegnamenti, tramandati loro solo oralmente da Damo, in questi trattati scritti e rimasti inalterati nei secoli:
I Chin Ching o Yi Jin Jing (classico dei mutamenti di muscoli e tendini)
Xi Sui Ching (pulizia del midollo e dei nervi)
Luohan Shi Ba Shou (diciotto movimenti di mano dell’illuminato)
Lo scopo principale di tutti gli insegnamenti del monaco indiano è quello di padroneggiare il “Qi” (soffio vitale), saper convogliare attraverso la corretta respirazione il Qi per rafforzare dall’interno il proprio corpo.
[Nota: Nei sistemi tradizionali di gung fu ricorre spesso il numero diciotto, un numero particolarmente emblematico nella cultura marziale cinese, dovuto all’influenza della dottrina buddhista giunta a Shaolin attraverso il monaco Bodhidharma. Molto spesso indica il numero di tecniche che compongono alcune forme e sequenze (ad esempio, nello stile Fu Jow Pai una sequenza all’uomo di legno è conosciuta come “Hark Fu Sup Baat Jow” ovvero i diciotto artigli della tigre nera; anche nel sistema della mantide Chow Gar il numero diciotto ricorre spesso – Sup Baat Bo Sim Sau, Sup Baat Kui Sau, Sup Baat Yau Loong Sau o più anticamente ancora, le “diciotto mani di Arhat” - Luohan Shi Ba Shou), questo si deve al fatto che i primi discepoli a seguire gli insegnamenti del Buddha e in seguito a divulgarli furono diciotto, conosciuti come Sup Baat Law Horn 十八羅漢. Arhat in sanscrito significa “degno di venerazione” e sono coloro che, seguendo gli insegnamenti del Buddha, hanno raggiunto il Nirvana – libertà dal desiderio o letteralmente “spegnimento o estinzione del soffio” (Nièpán 湼槃 in cinese); il termine Luohan è l’equivalente in lingua cinese della parola Arhat.]
Ogni esercizio lasciato in eredità ai monaci del tempio Shaolin è in sintesi il giusto modo di trasformare l’aria respirata in Qi e, attraverso la visualizzazione, convogliare questa linfa vitale in ogni parte del corpo per avere vigore fisico e salute mentale. Nel tempo i monaci, ora rafforzati nel corpo e nello spirito, cominciarono a creare movimenti di combattimento di matrice “esterna” (Wai Chia) e, grazie all’attenta osservazione degli atteggiamenti di alcuni animali, codificarono le prime forme di gung fu. Durante la dinastia Mìng, il tempio invitò da ogni parte della Cina i migliori maestri di gung fu e, da quel momento in poi, i monaci aggiunsero ai loro tradizionali esercizi l’uso di diciotto diverse armi, comprendenti anche armi da taglio e tridenti acuminati (fino a quel momento proibite dalla dottrina Zen), era consentito solamente l’uso del “Gwun” il bastone lungo.
Dal mio libro CUORE MARZIALE 😊
Sifu Simone Raimondi