13/03/2026
Dopo tanti anni nel settore giovanile ho imparato una cosa molto semplice, nei giovani la priorità non deve essere vincere le partite, ma far crescere i ragazzi.
Allenarsi tutta la settimana e poi non vedere mai il campo, o per poco tempo, è una delle cose più sbagliate che possiamo fare a un giovane calciatore. La partita è parte della formazione ed è lì che si impara a gestire emozioni, errori, responsabilità e spirito di squadra.
Per questo motivo, nelle categorie dell’attività di base e fino ai Giovanissimi (13-14 anni) nonostante la classificazione come categoria agonistica, il principio dovrebbe essere uno solo, ossia che tutti devono giocare. Magari con tempi diversi, ma tutti devono avere la possibilità di vivere la partita.
Non possiamo chiedere impegno, sacrificio e presenza agli allenamenti e poi lasciare sempre gli stessi a guardare.
Il settore giovanile non deve essere una vetrina per gli allenatori, né un campionato da vincere a tutti i costi, ma un ambiente dove si educa attraverso lo sport.
Poi è chiaro che crescendo il percorso cambia, ad esempio dalla categoria Allievi (15-16 anni) in poi entra gradualmente anche una componente più competitiva.
In quelle età può succedere che, per scelta tecnica o per andamento della gara, un ragazzo resti in panchina per tutta la partita. Questo fa parte di un percorso che prepara anche alla realtà del calcio più competitivo.
Ma fino a quel momento il nostro compito è uno solo, ossia dare spazio, fiducia e opportunità a tutti.
Perché prima dei risultati, prima delle classifiche e prima delle vittorie, ci sono i ragazzi.
E il loro amore per questo sport dipende anche da come li facciamo sentire in campo.
Libero Lai
Presidente A.I.A.C. Medio Campidano