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Cosa succede metabolicamente negli ultimi minuti di uno sprint da top 5 in una gara professionistica?Abbiamo analizzato ...
17/08/2026

Cosa succede metabolicamente negli ultimi minuti di uno sprint da top 5 in una gara professionistica?

Abbiamo analizzato con il nostro software interno FLOW Dynamics la terza tappa del Giro d’Ungheria di un atleta Continental, conclusa nella top 5, concentrandoci soprattutto sulla preparazione della volata e sugli ultimi minuti di gara.

Dopo oltre tre ore, il picco finale superiore a 1200 W arriva con:

- sistema aerobico già fortemente attivato;
- ripetuti cicli di utilizzo e risintesi della PCr;
- crescente contributo glicolitico;
- produzione e utilizzo del lattato simultanei;
- minore disponibilità di glicogeno;
- uno stato metabolico molto diverso rispetto a uno sprint eseguito da fresco.

Il punto non è soltanto quanto forte riesci a sprintare.

È quanta parte della tua capacità riesci ancora a esprimere dopo tutto ciò che è successo prima.

Sprint power ≠ sprint durability.

Nell’articolo completo analizziamo i grafici FLOW Dynamics della gara e, in particolare, gli ultimi minuti che precedono la volata.

Leggi l’analisi completa sul sito FLOW.

https://flowcyclingperformance.it/articoli/sprint-ciclismo-analisi-metabolica-flow-dynamics.html

Per informazioni:

✉️ [email protected]
📞 +39 3898709967
💻 www.flowcyclingperformance.it

Cosa succede metabolicamente negli ultimi minuti di uno sprint da top 5 in una gara professionistica?Abbiamo analizzato ...
17/08/2026

Cosa succede metabolicamente negli ultimi minuti di uno sprint da top 5 in una gara professionistica?

Abbiamo analizzato con il nostro software interno FLOW Dynamics la terza tappa del Giro d’Ungheria di un atleta Continental, conclusa nella top 5, concentrandoci soprattutto sulla preparazione della volata e sugli ultimi minuti di gara.

Dopo oltre tre ore, il picco finale superiore a 1200 W arriva con:

- sistema aerobico già fortemente attivato;
- ripetuti cicli di utilizzo e risintesi della PCr;
- crescente contributo glicolitico;
- produzione e utilizzo del lattato simultanei;
- minore disponibilità di glicogeno;
- uno stato metabolico molto diverso rispetto a uno sprint eseguito da fresco.

Il punto non è soltanto quanto forte riesci a sprintare.

È quanta parte della tua capacità riesci ancora a esprimere dopo tutto ciò che è successo prima.

Sprint power ≠ sprint durability.

Nell’articolo completo analizziamo i grafici FLOW Dynamics della gara e, in particolare, gli ultimi minuti che precedono la volata.

Leggi l’analisi completa sul sito FLOW.

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Stesso formato, ma diverse risposte metaboliche per intervalli V'O2maxNel 4×4' 335 W con 10’ di recupero 150 W (foto 1 e...
14/08/2026

Stesso formato, ma diverse risposte metaboliche per intervalli V'O2max

Nel 4×4' 335 W con 10’ di recupero 150 W (foto 1 e 2), ogni intervallo tende a comportarsi come uno stimolo relativamente isolato: il lungo recupero permette un maggiore riequilibrio metabolico prima della ripetuta successiva.

Nel 4×4’ @322 W con 2’ di recupero 30 W (foto 3 e 4), la potenza della fase di lavoro è leggermente inferiore, ma il recupero breve modifica in modo sostanziale la dinamica complessiva: il sistema viene riattivato più rapidamente e lo stimolo ossidativo risulta più continuo tra le ripetute con maggior inibizione della glicolisi.

In questo caso, l’analisi svolta durante una consulenza con l'atleta in questione ha portato quindi a preferire il secondo protocollo, non semplicemente in funzione dei watt espressi, ma della cinetica metabolica generata dall’intera struttura dell’allenamento.

Due 4×4’ sulla carta simili possono produrre richieste fisiologiche molto differenti.

Dati e grafici elaborati e modellizzati tramite software interno FLOW.

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La clearance del lattato non è un singolo valore. È una curva.Quando parliamo di “smaltimento del lattato”, non basta ch...
31/07/2026

La clearance del lattato non è un singolo valore. È una curva.

Quando parliamo di “smaltimento del lattato”, non basta chiedersi quanto velocemente la concentrazione ematica diminuisca dopo uno sforzo.

Dobbiamo capire:

🔹 a quale intensità l’atleta raggiunge il massimo tasso di clearance netta
🔹 quanto è elevato il picco
🔹 per quanto tempo e su quale intervallo di potenze la clearance rimane positiva
🔹 fino a quale intensità la curva riesce a spostarsi prima che prevalga l’accumulo

Alle intensità moderate, la richiesta ossidativa aumenta e il lattato può essere utilizzato come substrato energetico. Avvicinandosi alla MLSS, però, produzione e rimozione tendono a equilibrarsi. Sopra la MLSS, la produzione supera progressivamente la capacità di utilizzo e compare l’accumulo.

Per descrivere la curva possiamo quindi osservare tre caratteristiche:

1. Picco
Il massimo tasso di clearance netta raggiunto dall’atleta.

2. Ampiezza della base
L’intervallo di intensità nel quale la clearance rimane positiva.

3. Traslazione verso destra
La capacità di continuare a utilizzare lattato anche a potenze assolute più elevate.

Queste componenti non rispondono tutte allo stesso stimolo.

V’O₂max, V’Lamax e spazio di diluizione legato alla composizione corporea influenzano il risultato.

Per questo due atleti possono mostrare la stessa concentrazione di lattato, ma avere flussi metabolici completamente differenti.

Uno può produrne molto e utilizzarne molto.
Un altro può produrne poco e utilizzarne poco.

La concentrazione finale può essere simile. La fisiologia no.

Nel nuovo articolo del blog FLOW analizziamo come leggere la curva di clearance, quali fattori la influenzano e come orientare l’allenamento per modificarne picco, ampiezza e traslazione.

Perché non esiste un unico allenamento per “smaltire meglio il lattato”.

Esiste lo stimolo più adatto alla caratteristica che limita quello specifico atleta.

Leggi l’articolo completo sul blog FLOW.

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Come cambiano V’O₂max e V’Lamax con l’avanzare dell’età?Il V’O₂max descrive la massima potenza del sistema aerobico, men...
22/07/2026

Come cambiano V’O₂max e V’Lamax con l’avanzare dell’età?

Il V’O₂max descrive la massima potenza del sistema aerobico, mentre la V’Lamax rappresenta il potenziale massimo del sistema glicolitico. Due parametri diversi, ma entrambi fondamentali per interpretare il profilo metabolico di un ciclista.

Abbiamo analizzato i dati raccolti dai nostri test di 161 ciclisti maschi, tra i 14 e i 60 anni, considerando al massimo una valutazione annuale per ogni atleta.

I dati mostrano una tendenza comune:

↗️ crescita progressiva fino alla fascia dei 18–25 anni
➡️ successiva stabilizzazione
↘️ progressivo declino con l’avanzare dell’età

Il calo appare più anticipato per il V’O₂max relativo, espresso in ml/min/kg, rispetto a quello assoluto in L/min. Questo risultato può dipendere anche dalla crescente difficoltà nel mantenere una composizione corporea favorevole con l’età.

Anche la V’Lamax sembra seguire un andamento simile: crescita nelle prime fasi dello sviluppo, stabilizzazione nell’età adulta e successiva riduzione. Tuttavia, rispetto al V’O₂max, il rapporto tra potenziale glicolitico ed età è ancora poco studiato in letteratura.

Questi risultati devono essere interpretati con cautela. Il campione comprende atleti molto eterogenei, dal non agonista al professionista, e sia il V’O₂max sia la V’Lamax sono fortemente influenzati da:

• livello di allenamento
• storia sportiva
• caratteristiche individuali
• composizione corporea
• fenotipo metabolico

Non possiamo quindi attribuire ogni differenza osservata esclusivamente all’età.

Il valore pratico di questi dati non è stabilire quale numero un atleta “dovrebbe” avere a una determinata età.

L’obiettivo è comprendere meglio la sua possibile traiettoria di sviluppo, soprattutto nelle categorie giovanili, distinguendo ciò che dipende dalla maturazione da ciò che può essere modificato attraverso l’allenamento.

Dati → interpretazione → strategia → prestazione.

Perché valutare un atleta non significa soltanto fotografare il livello attuale, ma provare a capire in quale direzione può ancora evolvere.

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Allenare uno sprinter non significa solo allenare lo sprint.La vera sfida è molto più complessa:arrivare agli ultimi 200...
16/07/2026

Allenare uno sprinter non significa solo allenare lo sprint.

La vera sfida è molto più complessa:
arrivare agli ultimi 200 metri con ancora la capacità di sprintare.

Uno sprinter deve esprimere un’elevata potenza glicolitica dopo gare lunghe, rilanci, salite, cambi di ritmo e fasi ad alta intensità.

Per questo la gestione è delicata.

Da una parte serve migliorare la tenuta:
Fatmax, MLSS, MFO, V’O2max, clearance del lattato e capacità di recuperare tra sforzi ripetuti.

Dall’altra bisogna evitare di “spegnere” ciò che rende lo sprinter uno sprinter:
la V’Lamax, la potenza glicolitica e la capacità neuromuscolare di produrre watt elevati nel finale.

Questo è il punto chiave.

Non trasformare lo sprinter in un atleta “medio”.
Non normalizzare il profilo.
Non cercare solo più volume o più soglia.

Lo sprinter ha spesso un pool minore di fibre lente rispetto a un atleta molto aerobico, quindi non sempre risponde bene a volumi eccessivi.

Oltre una certa soglia, più volume non significa necessariamente più adattamento: può significare più fatica, maggiore deplezione di glicogeno e, soprattutto, progressivo spegnimento del potenziale glicolitico.

E se si spegne troppo quel potenziale, si riduce anche ciò che rende lo sprinter realmente decisivo: la capacità di produrre alta potenza nel finale.

La direzione non è fare di più.

È fare meglio.

Volume a basso costo metabolico, alta disponibilità di carboidrati, forza mantenuta durante l’anno, HIIT e SIT con recuperi adeguati, e attenzione a limitare il volume di soglia ed evitare sedute di torque/SFR quando rischiano di ridurre il potenziale glicolitico.

Perché la volata non si vince solo negli ultimi 10 secondi.

Si costruisce nelle ore precedenti.

E lo sprinter migliore non è solo quello che sprinta più forte.

È quello che arriva al momento decisivo ancora in grado di farlo.

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