22/08/2021
Grande storia e grande esempio.
FINO ALL’ULTIMO PUGNO: LA STORIA DI LEONE EFRATI CHE PER VENDICARE IL FRATELLO SFIDÓ I KAPO AD AUSCHWITZ
Leone Efrati conosce un solo modo per farsi giustizia, usare i pugni. Gli stessi pugni che gli hanno dato da mangiare e gli hanno permesso di diventare uno dei migliori dieci pesi piuma a livello mondiale nel 1938.
Solo che questa volta il ring su cui dovrà combattere non è quello delle grandi occasioni, ma il terreno brullo intorno alle baracche di Auschwitz. Non è la prima occasione nella quale il pugile italiano si batte nel campo di sterminio. Da quando ci è arrivato è stato costretto dalle SS a scontrarsi ripetutamente in match senza regole, in cui conta solo colpire più forte e più a lungo degli avversari. E Lelletto, questo il soprannome di Efrati, ci è sempre riuscito, vincendo i match e sopravvivendo in quell’inferno.
Ma quel giorno sa bene che l’incontro è diverso. Dopo essere rientrato nella sua baracca, infatti, Leone ha scoperto che i kapo hanno massacrato di botte il fratello, con cui condivide la prigionia. Decide allora di vendicarsi e li affronta a mani n**e. Ne mette diversi ko prima di essere sopraffatto e ferito seriamente.
E un uomo che non riesce più a lavorare ad Auschwitz non serve più.
Il 16 aprile 1944 viene portato nelle camere a gas.
Classe 1916, Efrati aveva iniziato giovanissimo la propria carriera sfidando pugili importanti come Romeo e Cattaneo. Emigrato prima in Francia e poi negli USA alla ricerca di un salto di qualità, si era distinto tra i pesi piuma come una delle promesse più importanti a livello mondiale. Nel 1938 finalmente la consacrazione: un grande incontro con Leo Rodak, l’americano di origine ucraina, che detiene il titolo della categoria. Il 29 dicembre, davanti ad almeno 7000 persone, Leone cerca l’assalto al cielo. Un match teso ed equilibrato, in cui i due pugili si affrontano colpo su colpo. Dopo l’ultima ripresa i giudici, assai indecisi, assegnano la vittoria al campione di casa.
Lelletto ha perso ma il suo nome è ormai conosciuto dagli appassionati del genere. L’incontro, trasmesso alla radio, gli procura proposte di ingaggio importanti.
Eppure lui le rifiuta. Vuole tornare in Italia, a Roma, dalla sua famiglia nonostante la promulgazione delle leggi razziali, o forse proprio per questo.
In patria viene momentaneamente reinserito nella federazione pugilistica, ma di fatto gli è preclusa ogni possibilità di mettersi in luce. Poi la Storia irrompe prepotentemente nella sua vita. Venduto da alcuni delatori per poche lire, nel corso di una retata viene catturato col fratello e il figlio Romolo. Prima a Regina Coeli, poi a Fossoli, dove per fortuna Romolo viene fatto saltare giù dal camion che li trasporta, e infine ad Auschwitz.
Qui combatte per vivere, e anche per morire, lasciando risuonare anche tra le baracche del lager le raffiche dei pugni di un peso piuma mai domo.
Raccontiamo la storia di Leone Efrati anche in Cronache Ribelli volume 2, che trovate qui:
https://bit.ly/3pr0znL