29/06/2026
Contesto sportivo e agonismo nel mondo delle arti marziali tradizionali: superato l'empasse sull'efficacia, già affrontato e definito in una precedente riflessione, voglio fare una considerazione su quest'altro aspetto. Credo fermamente che unire la pratica tradizionale a quella agonistica e sportiva sia un completamento essenziale per comprendere meglio lo stile classico. Nel mondo del kung fu questo accostamento non è sempre così scontato, anzi! Gli stili sono tanti, i maestri sono anche di più e, spesso, hanno grossi limiti culturali. Si, culturali! Perché in tanti, troppi di loro, mostrano chiusura e ottusaggine, mista ad arroganza/disonestà nel ritenere la propria scuola, il proprio "lignaggio", superiore agli altri al punto tale di reputare inutile e sconveniente il "rozzo" confronto sportivo. Lo battezzano come contrario alla tradizione. In questo modo non si confrontano mai e questo è un male per i loro ingenui allievi! I cinesi, i veri tradizionalisti, 30-40 anni fa hanno creato il sanda (kickboxing cinese derivante dal sanshou, mix di lotta e colpi) proprio per verificare sul leitai (piattaforma rialzata paragonabile ad un tatami giapponese o ring occidentale) le abilità dei vari praticanti di kung fu. Ecco, quello è il banco di prova personale per testare le proprie abilità in un contesto agonistico! Seppur con tante limitazioni dovute ai guantoni, paratibie, corpetto, caschetto, regolamento, punteggi, ecc...quello resta l'unico modo tra persone civili. Chi, tra i praticanti, maestri, sifu, snobba questa realtà definendola primitiva o non tradizionale, a mio avviso, è anacronistico e poco incline al miglioramento dell'arte che pratica, cioè il kung fu.
So che le mie parole non piaceranno a tanti addetti ai lavori ma se qualcuno ha qualcosa da dire se ne può discutere apertamente.