13/04/2026
Intanto non ho mai capito perché vengano prese in considerazione sempre le stesse discipline: nella fattispecie non saprei neppure decidere se si tratta di una cortesia o di una scortesia (fate voi).
Immaginare poi che praticanti di discipline sportive costituiscano una minaccia per l’incolumità delle persone è segno di totale disprezzo, sia per le discipline stesse, che per chi le pratica, che non sono delinquenti, ma persone perbene che si dedicano a ciò che amano con sacrificio e dedizione.
Non è neppure chiaro perché il perimetro delle discipline non sia esaustivo, trattandosi di una proposta di soluzioni ad hoc: per ogni cattivone che pratica un certo tipo di sport, dovrebbero esserci soluzioni per renderlo inoffensivo. Nonostante il tanto tempo libero, questi sedicenti maestri — sedicenti lo dico a loro tutela, casomai vogliano rivedere la loro posizione, presentandosi più cautamente come simpatizzanti del WT — non sono riusciti a fornire una guida completa alle situazioni improbabili.
Inoltre, come dovrei riconoscere quale sport pratica il mio aggressore?
- Perché assume una guardia particolare?
- Perché me lo dice prima?
- Perché ha tatuaggi specifici o una canotta rivelatrice?
Cerchiamo, per favore, di essere seri! Chi ti aggredisce non assume alcuna guardia, non ti dice nulla e le canotte le portava pure mio nonno, che non ha mai praticato la boxe.
La difesa personale è un’esigenza che nasce da una situazione improvvisa, per la quale certamente non è stato possibile studiare lo stile, le caratteristiche o le abitudini dell’aggressore, come si farebbe con un piano di combattimento per una competizione sportiva.
Quando subiamo uno stimolo negativo, come può essere una minaccia esterna che non si è mai presentata prima, la reazione più naturale è la paura: tutti abbiamo paura e chi dice di non averne è un bugiardo; in alternativa è una persona molto sfortunata, perché gli manca una condizione utile alla sua sopravvivenza.
Il nostro cervello elabora la paura e rilascia glucocorticoidi nel sangue, tramite l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, ottenendo così una risposta fisiologica del nostro organismo (aumento gittata cardiaca, rigidità muscolare, visione tubulare etc.). Non mi dilungo perché ne ho parlato in dettaglio in molti dei miei interventi (seguite i fumetti sulla mia pagina se siete interessati☺️); inoltre il tema è trattato in modo mirato nel libro “Conoscersi per reagire e difendersi” del Great Grand Master Michele Stellato - Spring Edizioni - 2019. Voglio però evidenziare come spesso il nostro “nemico” sta dentro di noi, e solo un buon percorso di studio dei nostri limiti e dei nostri punti di forza può portare ad affrontarlo nel modo migliore.
Se volete imparare a gestire la paura e a difendervi, venite a trovarci in una scuola AWTA, e lasciate stare i video di stupidaggini: magari gli autori hanno tanto tempo libero, ma sono convinto che il vostro tempo sia prezioso, per cui vi suggerisco di utilizzarlo meglio.
Sifu Antonio D’Addona