07/03/2026
Chiedere alla mente di fermare i pensieri è come chiedere al cuore di smettere di ba***re.
La mente è pensante, ed è ciò che la rende così meravigliosa. È la sua natura.
Meditare non significa svuotarla.
Significa imparare a restare.
Quando salgo sul treno per Darjeeling, mi godo l’avventura, a meno che non diventi logorante.
È tornare al respiro, sì, al corpo, sì, ma a volte è arrivare in quei luoghi setacciati dalla mente, che nemmeno si immagina potessero esistere.
Ricordo benissimo la prima volta che ho provato a meditare.
Avevo 23 anni all’incirca e dentro di me c’era un buco, che avevo provato a riempire, con tante di quelle cose. Molte però facevano male.
Ad un certo punto mi sono seduta, così,
davanti alla stufa della mia minuscola casa francese. Su un tappetino di lana.
Ho chiuso gli occhi e ho respirato.
Osservare quello che succedeva dentro di me, aveva risvegliato una voglia incontrollabile di scappare.
La meditazione a volte inizia così:
rumorosamente, senza pace, ma con coraggio. Quel coraggio che ti permette di buttarti in pista per restare.
Negli anni ho ricercato molte tecniche, incontrato tradizioni, sperimentato metodi.
La verità è che ogni volta che chiudo gli occhi succede ancora oggi la stessa cosa: incontro me stessa, sempre diversa.
E scelgo di restare un po’ di più, con lo stesso entusiasmo, quasi sempre, di quando si conosce una persona nuova.
La meditazione non ha reso la mia vita perfetta, mi ha reso più creativa e più presente.
La presenza è una cosa curiosa, sai, perché si contagia, cambiando il modo in cui si ascolta, in cui si reagisce, in cui si abita il mondo.
Perché in fondo tutta la vita è meditazione.