23/08/2026
Ogni anno ci ritroviamo, purtroppo, a raccontare la stessa storia. Da sedici anni l’iniziativa “Bosco Pulito” rappresenta un momento importante di impegno, volontariato e amore per il nostro territorio. Sedici anni durante i quali tanti cittadini hanno dedicato tempo ed energie per restituire dignità e decoro ai nostri boschi e alle nostre montagne.
Eppure, nonostante tutto questo impegno, ci troviamo ancora davanti allo stesso problema: rifiuti abbandonati, bottiglie, contenitori, plastica, resti di cibo e ogni genere di immondizia lasciata lungo i sentieri, nelle aree verdi e nei luoghi più frequentati.
E sia chiaro: non è soltanto un problema delle nuove generazioni. È un problema molto più ampio, che coinvolge persone di ogni età e di ogni estrazione sociale. Una parte di chi frequenta la montagna continua a considerarla semplicemente come un luogo dove trascorrere qualche ora, mangiare, bere e divertirsi, dimenticando completamente che quello stesso ambiente è un patrimonio collettivo e che il rispetto del territorio dovrebbe essere il primo dovere di chi lo frequenta.
La montagna non è una sala per banchetti all’aperto e, soprattutto, non è una discarica a cielo aperto.
Non possiamo pensare che basti organizzare una giornata di pulizia una volta all’anno per risolvere un problema che si ripresenta puntualmente. Il volontariato è prezioso e va sostenuto, ma non può diventare la soluzione permanente alla mancanza di senso civico di chi abbandona i propri rifiuti.
Dopo sedici anni dobbiamo avere il coraggio di porci una domanda: abbiamo davvero fallito nel sensibilizzare le persone oppure dobbiamo cambiare approccio?
Forse è arrivato il momento di affiancare alla sensibilizzazione una maggiore responsabilizzazione. Servono educazione ambientale, informazione, controlli, prevenzione e, quando necessario, sanzioni concrete per chi continua a comportarsi in modo irresponsabile. Perché rispettare la montagna non può essere lasciato alla buona volontà di pochi.
Chi porta in montagna cibo e bevande è perfettamente in grado di portare con sé anche i contenitori vuoti. Non è una questione di difficoltà, ma di cultura, educazione e rispetto.
E allora “Bosco Pulito” deve continuare, ma non può limitarsi a raccogliere ciò che altri hanno abbandonato. Deve diventare sempre più un messaggio forte rivolto a tutti: la montagna appartiene alla comunità, ma nessuno ha il diritto di deturparla.
Il vero successo di una manifestazione come questa non dovrebbe essere quanti sacchi di rifiuti riusciamo a raccogliere, ma quanti rifiuti, l’anno successivo, non troveremo più.
Dobbiamo arrivare al giorno in cui i volontari non saranno più costretti a raccogliere l’inciviltà degli altri. Quel giorno “Bosco Pulito” avrà raggiunto il suo obiettivo più importante: non soltanto pulire il nostro territorio, ma aver contribuito a cambiare definitivamente il modo in cui viene vissuto e rispettato.
La montagna è un bene prezioso. È natura, è storia, è paesaggio, è patrimonio delle nostre comunità e delle generazioni future. Chi la frequenta deve comprenderne il valore e comportarsi di conseguenza.
Perché lasciare un rifiuto in montagna richiede pochi secondi. Recuperare il danno provocato all’ambiente, invece, può richiedere anni.
E dopo sedici anni di impegno, forse è proprio questo il messaggio che dobbiamo avere il coraggio di ribadire con maggiore forza: la montagna non si sporca, non si abbandona e non si usa come una discarica. La montagna si vive, si ama e soprattutto si rispetta.
Ringraziamo Papàs Sergio Straface, per le belle parole e per la benedizione,
L'amministrazione comunale nella persona Del Sindaco Carmine Ferraro. Del vice sindaco Alfonso Mele , Valentina Pastena, e un grazie di cuore a tutte le persone che hanno partecipato .
Il Presidente Nicola Forte