Paesi Apuani

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La pagina Paesi Apuani, si occupa di riportare la descrizione dei paesi a ridosso delle Alpi Apuane, delle escursioni delle tradizioni e leggende di queste terre, nonchè altre informazioni che riguardano la bellissima catena montuosa delle Alpi Apuane

30 anni fa le nostre Apuane venivano sconvolte da un evento catastrofico.Quattordici persone persero la vita, a cui si a...
19/06/2026

30 anni fa le nostre Apuane venivano sconvolte da un evento catastrofico.

Quattordici persone persero la vita, a cui si aggiunse un tecnico che morì durante un sopralluogo nei luoghi colpiti dall’alluvione.
Cardoso, sul versante versiliese, fu spazzato via. A Fornovolasco, sul versante garfagnino, toccò una sorte molto simile. A dividerli, ma idealmente ad unirli, il Monte Forato, con il suo grande arco uno dei monti più iconici e particolari delle nostre Apuane.

Oggi ricordiamo le vittime, rendendo omaggio alle popolazioni che seppero resistere e rinascere ed a tutti coloro – amministratori, tecnici, volontari, comitati – che si occuparono di fronteggiare l’emergenza e poi la ricostruzione, attraverso un processo di partecipazione che produsse efficienza, trasparenza, responsabilità e credibilità dell’azione pubblica.

Segnaliamo questo interessante dossier del Consorzio LaMMA sull'alluvione del 19 giugno 1996: https://www.lamma.toscana.it/news/30-anni-dallalluvione-della-versilia-da-quellevento-nacque-il-lamma

Segnaliamo infine le iniziative promosse in occasione dell'anniversario dell'alluvione: https://www.facebook.com/ProvinciadiLucca/posts/pfbid06aB9wPYS8UcsadX7vtkLty6Vq7ToQfZzExRB3dkMg3qMXUaqTz9Aq6PgKae4pEPBl

Vogliamo ricordare con l'emozionante disegno di questo bambino versiliese, realizzato probabilmente qualche settimana dopo l'alluvione dove si legge già la speranza, anzi possiamo dire la certezza, della rinascita e della ricostruzione (immagine tratta dal libro "Apuane tra memoria e sogno" di Marco Lapi e Fiorenzo Ramacciotti).

09/06/2026
09/06/2026
Un 25 aprile a Sant’AnnaE’ il 25 aprile, la festa più bella. E quest’anno decidiamo di onorarla nel migliore dei modi, a...
27/04/2026

Un 25 aprile a Sant’Anna

E’ il 25 aprile, la festa più bella. E quest’anno decidiamo di onorarla nel migliore dei modi, andando a Sant’Anna di Stazzema, luogo che non ha bisogno di presentazioni.

Da buoni apuani decidiamo di non arrivare a Sant’Anna a piedi, ma di raggiungerla da Valdicastello Carducci, borgo accucciato sotto il Gabberi e il Lieto, nel fondovalle del Baccatoio, torrente caratterizzato da un colore rossiccio, derivante dalla presenza di ruggine ed altri minerali provenienti dalla sovrastanti miniere oramai dismesse.

E’ un 25 aprile luminoso, il sole esalta ancora di più questo giorno di festa. Con temperature piuttosto frizzanti, lasciamo l’auto alla chiesa di Valdicastello (m. 104), dove ogni pietra ci parla di don Libero Raglianti, Medaglia d’Oro al Valore Civile, ucciso dai tedeschi il 29 agosto 1944 per la sua attiva collaborazione con le formazioni partigiane.

Si prosegue lungo la strada in leggera salita sino ad arrivare a Borgo Allegro e qui, seguendo i segnavia del sentiero CAI 4 (oggi 114), si svolta a destra percorrendo le caratteristiche viuzze del paese. Terminate le case si svolta decisamente a sinistra, costeggiando il muro di una casa.
Lasciamo le ultime case di Valdicastello e ci inoltriamo nel bosco, lungo una suggestiva mulattiera. Incontriamo una pietra su cui è incisa una delicata e bellissima poesia che, sottolineando l’innocenza della natura ai fatti umani, ci ricorda che le pietre che stiamo calpestando furono a loro volta calpestate, quasi 82 anni fa, dalle SS che stavano scendendo da Sant’Anna nella tarda mattinata del 12 agosto 1944.

La bellezza paesaggistica si fonde con dolorose storie di eccidi e con la storia delle miniere di ferro, conferendo all’escursione un sapore del tutto particolare che, possiamo dirlo, non tutti i luoghi sanno dare.

Ma questa è una giornata di festa! Il cammino scorre veloce, superiamo i mulini di Sant’Anna, vediamo giù in basso le caratteristiche gallerie delle miniere EDEM che donano al paesaggio un tocco da film di Indiana Jones. Ci siamo stati 20 anni fa...ma oggi ci torneremo.

La mulattiera, sempre lastricata, ci fa capire che in passato è stata una importante via di comunicazione con Sant’Anna, la via del mulini, la via della farina, la strada che metteva in comunicazione il borgo di Sant’Anna con la pianura.

Dopo aver attraversato un bel ponte, percorriamo per un centinaio di metri la strada per Sant’Anna, quindi il sentiero – staccandosi da un tornante – rientra deciso nel bosco e prosegue la sua salita verso il paese. In alto a sinistra spicca il campanile della chiesa di Sant’Anna su cui sventola – in questa limpida giornata di aprile – un grande tricolore.

Dopo circa un’ora e mezza di cammino da Valdicastello giungiamo a Sant’Anna (m. 660), a pochi metri dalla piazza della chiesa e da Piazza Anna Pardini.
Ci riposiamo un pochino, mi attacco alla maglietta il simbolo di questa festa, un papavero rosso, e quindi si prosegue verso il Monumento Ossario (m. 750), dove sono previste le celebrazioni del 25 aprile.

Il sentiero che ci porta all’Ossario è impreziosito dalla presenza di alcuni disegni di bambini provenienti da zone di guerra di diverse parti del mondo, Palestina, Sudan, Ucraina, Venezuela. Tutto questo ci ricorda che Sant’Anna non appartiene solo alla memoria, che la Festa della Liberazione non è solo ricordare il passato, tutt’altro. Il 25 aprile è forse soprattutto un esercizio di futuro, è una festa che serve a ricordarci che è necessario non essere indifferenti a quanto accade intorno a noi.

Giungiamo al Monumento Ossario che domina tutta la Versilia, quasi per ricordare a tutti quanto qui avvenne il 12 agosto 1944. C’è tanta gente, il clima è di festa, la giornata è splendida e la Versilia straborda di bellezza vista da quassù. Il buon vecchio Gabberi, che ne ha viste tante, sembra osservare distrattamente la cerimonia, mentre il Monte Lieto, dove – ricordo a Paolo – saranno almeno 20 anni che non ci andiamo, sembra seguire con più attenzione.

Oggi è una giornata di festa, perché ricordiamo la sconfitta di coloro che 82 anni non permisero alla piccola Anna, nata a fine luglio 1944, di vivere, non permisero ad Evelina, che aveva le doglie, di partorire. Festeggiamo la sconfitta di chi uccise gli otto fratellini Tucci e la loro mamma, festeggiamo la sconfitta di chi uccise don Innocenzo che fino all’ultimo pregò i nazisti di risparmiare la sua gente. Ricordiamo la figura di Jenny che difese strenuamente, con uno zoccolo, il suo piccolo Mario, e lo salvò.
Festeggiamo la vittoria di quei valori che ancora oggi vivono in noi e festeggiamo le radici più profonde della nostra Costituzione che sono anche qui a Sant’Anna, così come sono al Piglionico, a Vinca, alla Pia Casa di Lucca, alla Certosa di Farneta, a Forno ed in tanti altri luoghi.

Questo festeggiamo! E con le nostre splendide Apuane che ci fanno compagnia e con tanta gente, la festa diventa quasi solenne.

Ci fermiamo un po’ a Sant’Anna, delusi però dal fatto che il negozio di alimentari in paese oggi non produce le sue gustose focacce. Dopo una vista al Museo Storico della Resistenza curato dal Sant'Anna di Stazzema - Parco Nazionale della Pace riprendiamo il cammino verso Valdicastello percorrendo il sentiero dell’andata.

Ma il richiamo per l’esplorazione apuana è sempre troppo forte ed allora, poco prima di giungere in paese, decidiamo di fare una deviazione per visitare le ex miniere di ferro dell’EDEM. Abbandoniamo allora il sentiero CAI 4 e, scendendo da una esile traccia, raggiungiamo il fondovalle e quindi, risalendo per alcuni metri, superiamo il torrente Baccatoio grazie ad ponte recentemente ricostruito. Entriamo nelle viscere della montagna in un ambiente unico e suggestivo, dove gli unici rumori sono le lacrime della montagna che cadono dai soffitti di queste volte.
Qui, in un buio totale rischiarato solo dalle nostre torce, si ripensa a come doveva essere il duro lavoro del minatore, a quante persone sono passate da qui, alla fatica per scavare queste gallerie che oggi rappresentano davvero un patrimonio storico e paesaggistico da valorizzare.

Davvero Valdicastello è un luogo forse poco conosciuto, ma intriso di storia, proprio come altri borghi apuani. D’altronde il paese si sviluppò proprio grazie alle miniere, fu popolato dai minatori e dalle loro famiglie che qui si stabilirono. Un paese, come recita il nome, che ha dato i natali anche a Giosuè Carducci, Nobel italiano per la letteratura nel 1906.

Dopo questa bellissima giornata ci concediamo un aperitivo nel simpatico e accogliente Circolo Arci Valdicastello dove si respira per davvero l’anima più autentica del paese. E ci mettiamo a parlare con un ragazzo del Circolo che racconta la storia ed i problemi del paese, le sue potenzialità, il desiderio che la sua storia mineraria, oggi sconosciuta ai più, venga valorizzata come si deve con la costruzione di un parco minerario. E percepiamo un certo orgoglio per il fatto di vivere qui, in uno degli ultimi borghi delle Apuane meridionali.
Si conversa con piacere davanti ad una bevanda fresca, ma ahimè inizia a farsi tardi ed allora si riparte verso Lucca.

E’ stato un bel 25 aprile...W il 25 aprile!

Partiamo ancora con il caratteristico trenino della garfagnana direzione Casola in Lunigiana. In realtà girovaghiamo per...
18/04/2026

Partiamo ancora con il caratteristico trenino della garfagnana direzione Casola in Lunigiana. In realtà girovaghiamo per alcuni paesi della Lunigiana.
Stazione di lucca ore 8.25 sul primo binario arriva il trenino che in un ora e mezzo ci porta alla stazione di minucciano.
Il nostro percorso inizia proprio dalla stazione, appena usciti di segue la destra e si passa sotto la ferroviaria per poi seguire la strada asfaltata che poi diventerà sterrata, segni bianco rossi fino all'abitato di casola in Lunigiana, ammirando lungo questo tratto le vetti imponenti delle Apuane con il monte Pisanino e il Pizzo d'uccello.
Casola, dal romano Casuli, è un piccolo, ma grazioso paese che per la sua posizione, è considerato la porta d’accesso al Parco delle Alpi Apuane dal versante della Lunigiana. Immerso in un paesaggio ricco di bellezze naturalistiche e panorami selvaggi, Casola si trova al culmine di uno sperone roccioso nell’alto corso del fiume Aulella e a brevissima distanza dal torrente Tassonaro, distendendosi su di un territorio che abbraccia sia la catena appenninica che quella apuana, lungo la zona di confine tra Lunigiana e Garfagnana.
Il borgo di casola, appartenuto a lungo ai Malaspina di Fosdinovo, è stato poi particolarmente legato alla comunità di Fivizzano, dal XV al XIX secolo quando, nel 1841, divenne parte del Ducato di Modena. Nel 1859 Casola fu infine aggregata alla Provincia di Massa-Carrara, mentre nel 1863 assunse l’attuale denominazione.
Dal paese di Casola il nostro percorso prosegue in direzione codiponte, passando sul ponte di ferro che attraversa il torrente aulella, da qui si seguono ancora segni bianco rossi da cui meno visibili ed alcuni gialli, sul percorso ci sono anche cartelli co indicazioni Codiponte.
Qui si visita la caratteristica Pieve romana intitolata si santi Cornelio e Cipriano.
Dopo aver visitato la Pieve, si passa sopra il caratteristico ponte e si segue il torrente lungo una strada sterrata ( Ippovia ) fino ad una caratteristica fonte, da qui si sale sulla sinistra fino all'abitato di Mezzana, ( fino qui segni assenti) per poi prendere un sentiero sempre sulla sinistra ( segni bianco rossi) che ci porta al paese di Equi terme da dove riprendiamo il trenino che ci riporta a lucca.
Il percorso ha una durata di cammino effettivo di circa quattro ore, una dalla stazione di minucciano a casola, un'ora e mezza da casola a codiponte e un'ora e mezza da codiponte a equi terme .
Calcolate il tempo per le visite sl paese di casola e di codiponte compresa la Pieve.
Il percorso non presenta particolare dislivello il pu to più alto sono i 360 metri di mezzana, prestare attenzione da codiponte a mezzana per l'assenza di segni e da mezzana a Equi terme per segni scoloriti.
Stazione di minucciano, Casola in Lunigiana, Codiponte, Mezzana, Equi terme.

Oggi partiamo dalla stazione di lucca con il caratteristico trenino della garfagnana per raggiungere l'abitato di Uglian...
11/04/2026

Oggi partiamo dalla stazione di lucca con il caratteristico trenino della garfagnana per raggiungere l'abitato di Ugliancaldo.
Arrivati alla stazione di equi terme il sentiero ci conduce fino al caratteristico paese il quale merita una visita, successivamente ci portiamo sul sentiero 176 che costeggia da prima lo stabilimento termale e successivamente le piscine naturali termali, mantenendo sempre il sentiero 176 sulla sinistra si inizia la salita , che attraversa prima boschi di quercia per poi lasciare posto a secolari castagneti. Dopo circa due ora di cammino dalla stazione ferroviaria di di equi terme raggiungiamo il paese di Ugliancaldo.
Ugliancaldo si trova ad un altitudine di 750 metri dul livello del mare.
Il paese conta una decina di abitanti i quali chiamano il paese con il nome di ugliano.
La posizione di questo paese è molto caratteristica e ragala significativi scorci paesaggistici sia verso il rilassante appennino sia verso le affilate alpi Apuane.
Il paese di Ugliancaldo deve il suo nome ad un gentilizio romano Ulius, il feudo fu un fiorente centro artigianale, prima sotto I malaspina di Fosdinovo e del castel dell'aquila di Gragnola e poi dal 1418 sotto Firenze.
Il borgo si presenta con uno sviluppo lineare nelle prime case che viene interrotto dalla verticalità del Castello per poi continuare con uno snodarsi longilineo degli edifici interrotti, di nuovo, dalla Chiesa rinascimentale di Sant'Andrea. Successivamente al terremoto del ‘37, fuori dal circuito murato del Castello e del borgo, furono edificate molte case che formarono un quartiere detto “Spazzola”, il quale sorse su uno spianamento artificiale ricavato da uno sbancamento del crinale. Verso la Porta di accesso medievale al borgo si trova il Palazzo Foschi-Coiari di origine tardo cinquecentesca, a pianta rettangolare con magazzini e cantine al piano terra, mezzanino e piano nobile e con un giardino verso sud di epoca ottocentesca
Ugliancaldo si estende sul crinale del monte in direzione nord-est, dove si aprono aie e corti protette da mura di cinta, edifici per la maggior parte di matrice rurale con portali databili al XVIII secolo.
Il nostro percorso ci conduce ora verso la stazione ferroviaria di minucciano, seguiamo sulla destra il sentiero 181 che si inoltra nel bosco dentro al quale sono state collocate foto e frasi celebri, raggiungiamo con un ponticello di legno il canale di rosceto successivamente il sentiero si apre sempre di più lasciando spazio a panorami sempre più ampi sull!abitato di Argigliano e Pieve San.lorenzo, seguiamo da qui il sentiero che passando tra prati e oliveti ci conduce alla stazione di minucciano.
Dislivello complessivo 800 mt per un tempo di percorrenza di circa tre ore.

Girovagando tra gli alpeggi di Pruno e Cardoso con puntata sul Monte ForatoItinerario: Cardoso (m. 265) – Ponte di Pruno...
21/03/2026

Girovagando tra gli alpeggi di Pruno e Cardoso con puntata sul Monte Forato

Itinerario: Cardoso (m. 265) – Ponte di Pruno – Pruno (m. 475) – Colle a Iapoli – Le Caselle – Monte alla Tana – Ranocchiaia – La Fania (m. 905) – Cima alla Ripa – San Rossore – Collemezzana (m. 765) – Foce di Valli (m. 1257) – Monte Forato (m. 1223) – Cardoso (m. 265)

Non c’è niente da fare, così come in ottobre mi viene voglia di andare a Col di Favilla e poi su qualche vetta per ammirare l’eleganza dei castagni in veste autunnale, così in primavera sento il bisogno di fare una giro tra gli alpeggi di Pruno, Volegno e Cardoso, esposti a sud e baciati dal gentile sole primaverile…ogni anno è così.

Oggi il giro è un po’ lungo, ma d’altronde per vedere tutti i posti che voglio visitare è inevitabile. Partenza allora da Cardoso (m. 265), borgo interamente ricostruito dopo l’alluvione di 30 anni fa. Qui domina la scena il monte Forato con la sua apparizione molto scenografica proprio dietro il campanile del paese.

Si prende il sentiero CAI n. 7 che inizia pochi metri dopo la chiesa, svoltando a sinistra (si passa sotto un arco tra le case del paese); il sentiero inizia subito a salire in maniera decisa...ci fa capire di che pasta è fatto! Dopo un quarto d’ora si arriva ad un bivio (segnalato); si abbandona il sentiero CAI 7 (che prosegue verso Orzale e Collemezzana) e si prende a sinistra in direzione Pruno in leggerissima discesa; il sentiero è lastricato, testimonianza che in passato è stata una importante via di comunicazione tra i paesi dell’Alta Versilia.

Si arriva finalmente al suggestivo Ponte di Pruno (m. 405), che alcuni fanno risalire all’epoca medicea. Il ponte, a schiena d’asino, ci permette di attraversare il Canal Deglio ed è riuscito incredibilmente a resistere all’alluvione del 19 giugno 1996. Da qui si arriverebbe in una ventina di minuti circa alla cascata dell’Acquapendente...ma non è il caso – penso – di mettere altra carne al fuoco visto il lungo cammino in programma.

Proseguo nel “bosco degli gnomi”, suggestiva area attrezzata per far scoprire ai bambini le bellezze del nostro territorio, e finalmente giungo a Pruno (m. 475). Sono le 7,35 di una limpida mattinata primaverile, le vie del borgo sono popolate da qualche gatto, incrocio una ragazzina trafelata che corre verso il parcheggio del paese per prendere il bus che la porterà a scuola...mi sa che stamani la sveglia non è suonata penso! Una signora mi saluta mentre stende i panni.
Proprio nel centro del paese si gira a destra prendendo il sentiero CAI 122 (presenti segnalazioni) che nel primo tratto percorre un tratto lastricato, molto ben tenuto. Si superano i primi alpeggi, si incrocia la strada asfaltata e si giunge a Colle a Iapoli, dove lo stradello termina.

Il sentiero CAI 122 continua tra gli alpeggi forse più suggestivi di Pruno, si passa da Le Caselle e si giunge a Monte alla Tana, tutti luoghi ben tenuti, case ristrutturate, panorama suggestivo...quasi un mondo idilliaco!

Apro parentesi. Certo, questi luoghi sono incantati, sono la meta della nostre uscite sulle montagne che amiamo, ma non dobbiamo dimenticare che la vita dell’Alpe era veramente dura, durissima!
Per capire questo è sufficiente leggere alcune testimonianze dei bambini di allora, Maria Maggi ci racconta che “all’età di 10 anni partivo da Levigliani e andavo a raccogliere la legna nei boschi a Mosceta con le ragazze più grandi. A fare le legne all’Alpe ci andavamo a maggio e a settembre e per fare tanti viaggi partivamo anche alle 3 di mattina”; Gino Bazzichi sottolinea le dure condizioni dei ragazzi: “C’era da fa’ di tutto. Si faceva come si poteva, ci vestivamo alla meglio, con vestiti fatti di lana dalle donne e comunque scalzi”.

Il lavoro era quindi moltissimo, le condizioni erano spesso non semplici, ma in tante testimonianze si può leggere anche la nostalgia per quei tempi oramai passati, tantissime sono le storie che oggi custodiscono gli alpeggi, tanti i ricordi di una generazione che sicuramente ha vissuto intensamente il rapporto con il suo territorio, con una manualità che oggi stiamo perdendo: Siria Battelli ha ancora il ricordo di quando vide “un’aquila grandissima sulla Pania appollaiata su una grotta e un’altra volta un muflone bellissimo e imponente”, la bambina Elisa Pardini ricorda invece la paura che le faceva “una volpe che veniva sempre alla mia casa dell’alpeggio di sera” mentre Fiorenzo Luperi rammenta che “la notte spesso i topi camminavano su di noi”.

Struggente il ricordo di Delfo Bartolucci, il quale ricorda che “il sabato arrivavano gli studenti da Pisa per rilassarsi e fare un giro sui nostri monti. Allora mio nonno, detto anche “il nonno della Pania”, e la Felicina li aspettavano per accoglierli e per prendere anche gli ossetti della bistecca che lasciavano dopo la sosta. Io son cresciuto sotto il carico delle fascine, della legna, del carbone”.
(testimonianze tratte dall’interessante libro “Vissi d’Alpe, storie di uomini e alpeggi”, realizzato dall’Associazione I Raggi di Belen in collaborazione con l’IC "Martiri di Sant'Anna").

Mi scuso per l’ampia digressione...torniamo a noi! A Monte alla Tana si abbandona il sentiero CAI 122 e per pochissimi metri si segue a destra in direzione “La Fania”, poi prendo uno sentierino in discesa a destra con indicazioni per Ranocchiaia (in realtà si potrebbe svoltare verso Ranocchiaia all’altezza de Le Caselle, prima di Monte alla Tana).

Comunque sia percorro questo sentierino che non è molto battuto, scendo un centinaio di metri circa e mi innesto sulla mulattiera proveniente da Le Caselle. Proseguo per 5 minuti in piano ed arrivo a Ranocchiaia, grosso alpeggio posto al centro della testata che arriva sino alla Fania. Ci sono alcune case diroccate ed altre ben tenute, suggestivo il ruscello – tributario del Canal Deglio – che attraversa il paese. Il silenzio è interrotto solo dalla tramontana che dona la voce agli alberi mentre due caprioli fuggono alla mia vista. Mi fermo un po’ ad assaporare questa pace, poi riprendo il cammino.
Qui non ci sono segni né cartelli, all’incirca all’altezza dell’ultima casa del paese si prende una traccia sulla sinistra – in leggera salita – che in circa 10 minuti ci riporta sulla battuta mulattiera che porta alla Fania (ignorare a destra una traccia che scende verso la zona dell’Acquapendente).

Siamo ora sul sentiero di collegamento per la La Fania, dove arrivo in circa 30 minuti da Ranocchiaia. Il Rifugio “La Fania” (m. 905) è di proprietà della UOEI Pietrasanta, è ben tenuto e sorge in magnifica posizione su una dorsale che scende dalla Pania. C’è una bella fonte, una panchina, e ne approfitto per recuperare un po’. Qui per far prima si potrebbe prendere una traccia che ci porta direttamente sul sentiero CAI 7, ma io voglio vedere anche gli alpeggi di Cardoso.

Quindi in leggera discesa proseguo sul sentiero CAI 124 e tocco località come Cima alla Ripa e San Rossore, luoghi incantati, dove i terrazzamenti sono ancora ben conservati. San Rossore è “il cantuccio di Angè e Lorè, Regina e Re” come recita una ruspante e sincera targa posta sopra la porta di ingresso.

Proseguo ora verso Collemezzana, regno del “Nonno”, Angiolo Bartolucci. Incrocio un alpeggio con camino fumante e scambio due parole con il proprietario che sta lavorando per preparare l’orto e taglia un po’ di legna...mi racconta è tornato poco fa dalla Foce di Valli, dove soffia un forte vento.
Arrivo a Collemezzana (m. 765) e sulla casa ci sono due targhe, una che ricorda “il Nonno” Angiolo Bartolucci, l’altra Agostino, suo nipote.
Carbonaio, “uomo della neve”, il Nonno era un amico per ogni escursionista, era sempre pronto ad offrire ristoro a chi si presentava a Collemezzana: una tazza di latte non mancava mai per nessuno! Possiamo quasi dire che Collemezzana divenne un rifugio ante litteram!

Amico di Giuseppe Del Freo (antifascista, stimato professore di storia e filosofia del Liceo classico “Giosuè Carducci” di Viareggio) a cui è intitolato il Rifugio Del Freo - Pietrapana, il Nonno fu ucciso dai nazisti il 10 aprile 1945. Questo il tragico racconto dell’accaduto, fondato sulla tradizione orale: https://www.pietroichino.it/?p=50223.

A Collemezzana si abbandona il sentiero CAI 124 e si svolta decisamente a sinistra sul sentiero CAI 7. E’ questa la parte più dura di tutta l’escursione, con una salita costante e ripida che ci porta in circa un’ora e 15 a Foce di Valli. Ignoro a destra un bivio per il Piton Forato, dove sono stati tanti anni fa, si superano gli ultimi faggi e si arriva in ambiente aperto, con le scenografiche rupi della cresta sud della Pania (la “cresta del Nonno”) che dominano la scienza.

Si arriva quindi a Foce di Valli (m. 1257), forse uno dei luoghi più suggestivi di tutte le Apuane con un bellissimo faggio solitario; qui proseguo a destra sul sentiero CAI 110 che mi porta, in circa un’ora, sul Monte Forato (m. 1223). Dopo un po’ di meritato riposo riprendo il cammino “precipitando” verso Cardoso con il sentiero CAI 12 (ora 112); il sentiero è ripidissimo in certi punti, con terra franosa e pertanto necessita di una certa attenzione. E’ da percorrere con terreno asciutto perché, seppure non sia esposto, richiede sempre una certa attenzione.

Il sentiero scende velocemente verso Cardoso e per una parte è in comune con il CAI 124 che – ad un bivio – prosegue a sinistra verso Foce Petrosciana. Noi invece bisogna scendere a destra sempre sul 12 in direzione Cardoso dove si arriva in circa un’ora e mezzo dal Forato.

Stanco ma contento per questa bella escursione primaverile, una escursione che – a passo veloce – ha richiesto circa 7 ore e mezzo. Il dislivello è importante (circa 1200 metri) e pertanto è richiesta un buon allenamento e una conoscenza del territorio apuano.

11/03/2026

Indirizzo

Via Provinciale Trav V S. Alessio N 182
Lucca
55100

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