27/04/2026
Un 25 aprile a Sant’Anna
E’ il 25 aprile, la festa più bella. E quest’anno decidiamo di onorarla nel migliore dei modi, andando a Sant’Anna di Stazzema, luogo che non ha bisogno di presentazioni.
Da buoni apuani decidiamo di non arrivare a Sant’Anna a piedi, ma di raggiungerla da Valdicastello Carducci, borgo accucciato sotto il Gabberi e il Lieto, nel fondovalle del Baccatoio, torrente caratterizzato da un colore rossiccio, derivante dalla presenza di ruggine ed altri minerali provenienti dalla sovrastanti miniere oramai dismesse.
E’ un 25 aprile luminoso, il sole esalta ancora di più questo giorno di festa. Con temperature piuttosto frizzanti, lasciamo l’auto alla chiesa di Valdicastello (m. 104), dove ogni pietra ci parla di don Libero Raglianti, Medaglia d’Oro al Valore Civile, ucciso dai tedeschi il 29 agosto 1944 per la sua attiva collaborazione con le formazioni partigiane.
Si prosegue lungo la strada in leggera salita sino ad arrivare a Borgo Allegro e qui, seguendo i segnavia del sentiero CAI 4 (oggi 114), si svolta a destra percorrendo le caratteristiche viuzze del paese. Terminate le case si svolta decisamente a sinistra, costeggiando il muro di una casa.
Lasciamo le ultime case di Valdicastello e ci inoltriamo nel bosco, lungo una suggestiva mulattiera. Incontriamo una pietra su cui è incisa una delicata e bellissima poesia che, sottolineando l’innocenza della natura ai fatti umani, ci ricorda che le pietre che stiamo calpestando furono a loro volta calpestate, quasi 82 anni fa, dalle SS che stavano scendendo da Sant’Anna nella tarda mattinata del 12 agosto 1944.
La bellezza paesaggistica si fonde con dolorose storie di eccidi e con la storia delle miniere di ferro, conferendo all’escursione un sapore del tutto particolare che, possiamo dirlo, non tutti i luoghi sanno dare.
Ma questa è una giornata di festa! Il cammino scorre veloce, superiamo i mulini di Sant’Anna, vediamo giù in basso le caratteristiche gallerie delle miniere EDEM che donano al paesaggio un tocco da film di Indiana Jones. Ci siamo stati 20 anni fa...ma oggi ci torneremo.
La mulattiera, sempre lastricata, ci fa capire che in passato è stata una importante via di comunicazione con Sant’Anna, la via del mulini, la via della farina, la strada che metteva in comunicazione il borgo di Sant’Anna con la pianura.
Dopo aver attraversato un bel ponte, percorriamo per un centinaio di metri la strada per Sant’Anna, quindi il sentiero – staccandosi da un tornante – rientra deciso nel bosco e prosegue la sua salita verso il paese. In alto a sinistra spicca il campanile della chiesa di Sant’Anna su cui sventola – in questa limpida giornata di aprile – un grande tricolore.
Dopo circa un’ora e mezza di cammino da Valdicastello giungiamo a Sant’Anna (m. 660), a pochi metri dalla piazza della chiesa e da Piazza Anna Pardini.
Ci riposiamo un pochino, mi attacco alla maglietta il simbolo di questa festa, un papavero rosso, e quindi si prosegue verso il Monumento Ossario (m. 750), dove sono previste le celebrazioni del 25 aprile.
Il sentiero che ci porta all’Ossario è impreziosito dalla presenza di alcuni disegni di bambini provenienti da zone di guerra di diverse parti del mondo, Palestina, Sudan, Ucraina, Venezuela. Tutto questo ci ricorda che Sant’Anna non appartiene solo alla memoria, che la Festa della Liberazione non è solo ricordare il passato, tutt’altro. Il 25 aprile è forse soprattutto un esercizio di futuro, è una festa che serve a ricordarci che è necessario non essere indifferenti a quanto accade intorno a noi.
Giungiamo al Monumento Ossario che domina tutta la Versilia, quasi per ricordare a tutti quanto qui avvenne il 12 agosto 1944. C’è tanta gente, il clima è di festa, la giornata è splendida e la Versilia straborda di bellezza vista da quassù. Il buon vecchio Gabberi, che ne ha viste tante, sembra osservare distrattamente la cerimonia, mentre il Monte Lieto, dove – ricordo a Paolo – saranno almeno 20 anni che non ci andiamo, sembra seguire con più attenzione.
Oggi è una giornata di festa, perché ricordiamo la sconfitta di coloro che 82 anni non permisero alla piccola Anna, nata a fine luglio 1944, di vivere, non permisero ad Evelina, che aveva le doglie, di partorire. Festeggiamo la sconfitta di chi uccise gli otto fratellini Tucci e la loro mamma, festeggiamo la sconfitta di chi uccise don Innocenzo che fino all’ultimo pregò i nazisti di risparmiare la sua gente. Ricordiamo la figura di Jenny che difese strenuamente, con uno zoccolo, il suo piccolo Mario, e lo salvò.
Festeggiamo la vittoria di quei valori che ancora oggi vivono in noi e festeggiamo le radici più profonde della nostra Costituzione che sono anche qui a Sant’Anna, così come sono al Piglionico, a Vinca, alla Pia Casa di Lucca, alla Certosa di Farneta, a Forno ed in tanti altri luoghi.
Questo festeggiamo! E con le nostre splendide Apuane che ci fanno compagnia e con tanta gente, la festa diventa quasi solenne.
Ci fermiamo un po’ a Sant’Anna, delusi però dal fatto che il negozio di alimentari in paese oggi non produce le sue gustose focacce. Dopo una vista al Museo Storico della Resistenza curato dal Sant'Anna di Stazzema - Parco Nazionale della Pace riprendiamo il cammino verso Valdicastello percorrendo il sentiero dell’andata.
Ma il richiamo per l’esplorazione apuana è sempre troppo forte ed allora, poco prima di giungere in paese, decidiamo di fare una deviazione per visitare le ex miniere di ferro dell’EDEM. Abbandoniamo allora il sentiero CAI 4 e, scendendo da una esile traccia, raggiungiamo il fondovalle e quindi, risalendo per alcuni metri, superiamo il torrente Baccatoio grazie ad ponte recentemente ricostruito. Entriamo nelle viscere della montagna in un ambiente unico e suggestivo, dove gli unici rumori sono le lacrime della montagna che cadono dai soffitti di queste volte.
Qui, in un buio totale rischiarato solo dalle nostre torce, si ripensa a come doveva essere il duro lavoro del minatore, a quante persone sono passate da qui, alla fatica per scavare queste gallerie che oggi rappresentano davvero un patrimonio storico e paesaggistico da valorizzare.
Davvero Valdicastello è un luogo forse poco conosciuto, ma intriso di storia, proprio come altri borghi apuani. D’altronde il paese si sviluppò proprio grazie alle miniere, fu popolato dai minatori e dalle loro famiglie che qui si stabilirono. Un paese, come recita il nome, che ha dato i natali anche a Giosuè Carducci, Nobel italiano per la letteratura nel 1906.
Dopo questa bellissima giornata ci concediamo un aperitivo nel simpatico e accogliente Circolo Arci Valdicastello dove si respira per davvero l’anima più autentica del paese. E ci mettiamo a parlare con un ragazzo del Circolo che racconta la storia ed i problemi del paese, le sue potenzialità, il desiderio che la sua storia mineraria, oggi sconosciuta ai più, venga valorizzata come si deve con la costruzione di un parco minerario. E percepiamo un certo orgoglio per il fatto di vivere qui, in uno degli ultimi borghi delle Apuane meridionali.
Si conversa con piacere davanti ad una bevanda fresca, ma ahimè inizia a farsi tardi ed allora si riparte verso Lucca.
E’ stato un bel 25 aprile...W il 25 aprile!