05/08/2026
Vedrete se prima o poi non apparirà il cartello: «ATTENTI AL GRADINO!». Vedrete se all’imbocco del sentiero non prenderà servizio una bella hostess in divisa che, sorridendo, distribuirà il depliant con le indicazioni per affrontare la gita «in sicurezza». Date le premesse dei giorni scorsi in Trentino, potrebbe succedere davvero.
I fatti. Il consigliere Luca Guglielmi in maggioranza al Consiglio della Provincia di Trento ha mosso una pubblica accusa alla Sat: i volontari del sodalizio non avrebbero manutenuto a dovere i sentieri, da qui i diversi incidenti, anche mortali, avvenuti di recente. Secondo Guglielmi bisognerebbe affidare la messa in sicurezza ai ranger, così oggi si chiamano gli operai cantonieri in servizio alle Aziende turistiche.
La Sat non è solo il Cai del Trentino, è una bandiera di queste valli: conta circa 29mila soci, di cui quasi 1.200 volontari che curano 5.700 chilometri di sentieri (nel 2025, 2.726 giornate-lavoro). Un’organizzazione capillare, partecipata, che manutiene, segnala, descrive con puntuali guide l’intera rete sentieristica della Provincia. Sentieri tra i più affidabili che si possano trovare in Italia. Eppure, a quanto pare, non basta più.
Secondo le nuove logiche del turismo di massa, i sentieri andrebbero ripensati: spianati con le ruspe, attrezzati con gradini e soprattutto dotati di corrimano. Un’idea che ribalta il senso dell’andare in quota.
Il sentiero non è più parte dell’ambiente ad uso degli escursionisti, ma un’infrastruttura gestita dalle aziende turistiche, come un parco avventura. È la montagna che si adatta al turista, essere regredito a una condizione infantile, che va coccolato e protetto. E ai bravi ranger, come quelli di Yoghi e Bubu, va il compito della messa «in sicurezza».
Ma siamo certi che tutto questo faccia bene, non dico alla montagna, ma a noi stessi? Non è esattamente l’autoconsapevolezza e il senso di responsabilità che ci insegna l’andare per monti? La montagna è sì di tutti, ma non può essere per tutti ad ogni costo. E il suo valore sta proprio lì, nei limiti che ci pone.