27/05/2026
Fino al 1913 non c’erano strade carrozzabili tra Casso e Longarone. Da Casso si poteva vedere bene la valle del Piave, là sotto; ma con un carro non ci si poteva arrivare.
C’era solo una via che metteva in collegamento i due paesi, le due valli: risaliva la montagna, tra campi e pascoli, boschi e roccia. Un sentiero che si arrampicava, un tornante dopo l’altro, fino al piccolo borgo appoggiato sul ciglio della forra del Vajont.
Per secoli uomini e donne, merci e animali hanno dovuto passare per di là, sul sentiero di Sant’Antonio. Migranti, commercianti, boscaioli, cacciatori. Anche vescovi (perché Casso era, ed è tutt’ora, nella diocesi di Belluno; mentre Erto in quella di Concordia), che sulla portantina (!) risalivano per di là il monte Salta per le loro visite pastorali.
Ecco. Dove il sentiero spiana e concede di riprendere un po’ di respiro, le comunità che lo frequentavano quotidianamente hanno voluto costruire un capitello, dedicato proprio a Sant’Antonio: per chi scendeva magari era l’occasione di un ultimo saluto ai pascoli e alla valle da abbandonare per chissà quanto tempo; una sosta, per chi saliva, per fermarsi, riprendere fiato e ammirare il panorama prima di entrare in paese.
Quest’anno festeggia i 400 anni (ma alcune fonti lo segnalano già nel 1622) ed è stato nel tempo vissuto, curato e riparato più volte. Poi nel 1913 è stata aperta la via del Colomber: carrozzabile, più ampia e con una pendenza regolare, che sotto il monte Toc tagliava a metà altezza la forra del Vajont con gallerie e ponti sospesi sul vuoto. La modernità. Il vecchio sentiero diventa di colpo scomodo e poco frequentato: da allora davanti al Capitello passano cacciatori e boscaioli, e pochi altri. Testimonianze locali ricordano atti vandalici durante la Seconda Guerra Mondiale che peggiorano il suo degrado, ulteriormente accentuato prima del disastro del Vajont.
Ma la gente di Casso e Codissago ha sempre continuato a voler bene a quel sentiero, e già negli anni Novanta alcuni volontari hanno cercato di mettere in sicurezza la struttura di quel capitello che raccontava la storia delle loro comunità. E anche noi ci siamo sentiti chiamati in causa in questa storia, un po’ perché i Percorsi della Memoria vogliono mettere insieme sport e storia di queste valli, territorio e solidarietà; e un po' perché il percorso della 16 e della 24 km ci passa proprio davanti, sul sentiero di Sant’Antonio.
Così nel 2019 abbiamo deciso di avviare un progetto di studio, rilievo e restauro conservativo del capitello. L’amministrazione comunale di Longarone ha poi raccolto il nostro progetto e finanziato i lavori, conclusi alla fine del 2025.
E così il capitello fa di nuovo bella mostra di sé sul sentiero di Sant’Antonio, speriamo per i prossimi 400 anni.
Facciamo l’inaugurazione del restauro sabato mattina. Se vi capita di passare per di là a festeggiare con noi siete i benvenuti!