06/06/2026
Ciao Umbe,
le nostre conversazioni iniziavano così: "Buongiorno coach FrancÈschi”, e io di rimando, "Buongiorno amico mio".
Quei giorni di silenzio sono stati troppi e mi avevano già messo in allarme, un sospetto che purtroppo la vociona di Edo ha confermato: "A babbo è preso un altro ictus, stavolta più forte...".
Lì, mi è caduto il mondo addosso. Ricordo che mi avevi scritto il 24 maggio, appena tornato nella "tua" Livorno, e ci eravamo ripromessi quel pranzo da Riccardo, solo noi pochi intimi. Purtroppo, quel pranzo non lo faremo mai.
La nostra amicizia superava ogni ostacolo. Eri sempre il primo a scrivermi dopo ogni risultato, che fosse positivo o negativo: "Pochi...", come dicevi tu. Ogni volta che ci vedevamo, eri così orgoglioso di essere amico di due allenatori livornesi come Acciuga e il sottoscritto. Dicevi sempre: "Ti rendi conto che fortuna ho di conoscere due allenatori di campioni?". E da lì partivano fiumi di parole su calcio, nuoto, basket e sport in generale. Un miliardo di aneddoti che ci raccontavamo.
Sei stato un grande, anzi, il più grande appassionato di sport che abbia mai incontrato. Sapevi davvero tutto, di tutti gli sport: non solo calcio, ippica, nuoto, ma anche basket (a proposito, tu libertassino e io piellino, ma entrambi Ardenzini).
Sono felice di averti incontrato sul mio cammino e il pensiero di non poterti più sentire quasi quotidianamente mi distrugge. Vorrei aver registrato tutte le nostre chiacchierate per poterle riascoltare ogni tanto. Per fortuna, mi sono rimasti i tantissimi video che mi mandavi ogni mattina: i tuoi cani, la neve e quel posto bellissimo in cui avevi scelto di vivere. E ovviamente, i video dei pranzi che preparavi tu o Edo, perché noi, io e te, siamo appassionati di buon cibo.
Sai, Umbe, dove sono adesso? Nel mio ufficio. Quello dove venivi anche te con la tua professionalità. Prima del tuo trasferimento a Fiumalbo, venivo io da te, ovunque fossi, mentre dopo eri tu che venivi a domicilio dagli amici.
Potrei raccontare mille storie, ma voglio soffermarmi su uno degli ultimi aneddoti, per ricordare quanto c'è, c'è stato e ci sarà per sempre tra noi. Era una giornata di agosto, dopo il primo maledetto ictus, quando mi sono fiondato da te a Modena. Sono entrato in reparto e ho subito sentito la tua voce in quel silenzio assordante dell'ospedale. Appena mi hai visto, sei sobbalzato sul letto, esclamando: "Nooo, il coach FrancÈschi”. È bastato quello per abbracciarti e baciarti. Tempo due minuti, tutto il reparto – infermieri, fisioterapisti e dottori – era lì nella tua stanza, chiamato da te, per presentarmi. Dicevi che ero un allenatore della nazionale di nuoto, amico tuo, e che ero il numero 1 al mondo - mentre tu eri il fuoriclasse del taglio dei capelli -, mettendomi come sempre in imbarazzo, dato il mio carattere.
Scrivo questo per far capire che persona incredibile sei. Non riuscirò mai a parlare di te al passato, perché sei con me ovunque andrò. Mi rimane solo la tristezza di non poterti sentire quasi quotidianamente. Soprattutto, mi mancherà il tuo supporto morale durante le gare andate meno bene, perché per te non andavano mai male. Trovavi sempre il lato positivo in ogni controprestazione.
Eri il primo tifoso di Luca e Sara. Ogni volta che ci vedevamo, non mancava mai un pensiero per loro, con le mille crostate e marmellate che mi portavi da Fiumalbo. "Per i bimbi," dicevi. Sara e Luca.
Non so quanto potrei scrivere ancora su di te, la persona più bella, sincera e trasparente che conosca. Il tempo scorre veloce, e ora è arrivato il momento di tornare ad allenare gli atleti che conoscevi di persona e per cui hai sempre fatto il tifo.
Non ti dico addio, perché sei con me anche oggi, in questa giornata, diciamo... particolare. Ci sentiremo nei prossimi giorni. Ti voglio bene per sempre.
Un abbraccio forte,
Stefano