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Diario di Bordo 03,  Lodingen – Bjerkvik - 8 febbraioLa giornata è iniziata alle sette con una colazione ultra proteica,...
13/04/2020

Diario di Bordo 03, Lodingen – Bjerkvik - 8 febbraio

La giornata è iniziata alle sette con una colazione ultra proteica, per il lungo tragitto che avrebbe impegnato Giuseppe per questa terza tappa a verso Capo Nord. Giuseppe si è già lasciato alle spalle le Lofoten bruciandole in due sole tappe per un totale di oltre 220 Km. Insieme alle Lofoten, Gaimari si lascia alle spalle temperature più miti, quelle delle Lofoten favorite dai venti e dalle correnti calde del golfo, che attirano branchi di merluzzo. Il paesaggio si fa ancora più desolato e suggestivo, mentre le temperature procedendo verso nord si fanno più rigide. Le strada superata Lodingen, dove siamo stati ospiti di una bunkhouse il cui titolare è anche un allevatore di renne, è meno trafficata, rispetto a quanto abbiamo riscontrato nelle più mercantili e turistiche Bodø e Å i Lofoten.
I pochi mezzi che incontriamo sono autocarri, e qualche sporadica auto.
La strada ricoperta a tratti da banchi di ghiaccio risulta alle volte un po' troppo scivolosa.

La terza tappa verso Capo Nord si è appena conclusa col raggiungimento della cittadina di Bjerkvik contea di Nordland. Il paese ha una popolazione di poche centinaia di persone, conta due scuola, due distributori di benzina, tre negozi di alimentari, un chiesa, il resto è neve silenzio ghiaccio fiordi.

Nell'immaginario locale, viene ricordata perchè durante la seconda guerra mondiale fu quasi distrutto dal bombardamento di spari da parte di navi da guerra alleate, che causò gravi perdite civili. E poi perchè il peggior disastro valanghe della moderna storia norvegese ebbe luogo a Vassdalen vicino a Bjerkvik nel marzo 1986 quando furono uccisi 16 soldati norvegesi in esercizio.

Luca Zannotti

David Livingstone nasce nella cittadina di Blantyre, in Scozia, il 19 marzo dell'anno 1813. Studia presso la facoltà di ...
13/04/2020

David Livingstone nasce nella cittadina di Blantyre, in Scozia, il 19 marzo dell'anno 1813. Studia presso la facoltà di Medicina e Teologia di Glasgow e nel 1838 entra nella Società Missionaria di Londra con l'obiettivo di trasferirsi in Cina: a causa della guerra dell'oppio che imperversava in Cina non riesce a realizzare il suo desiderio.

Alla fine dell'anno 1840 viene destinato alle missioni africane, più precisamente al territorio della tribù bantu dei Bechuana, nello stato del Botswana. Raggiunge la sua destinazione nel mese di luglio del 1841.

Tre anni più tardi, nel 1844, David Livingstone si unisce in matrimonio con Mary Moffat, figlia di un altro missionario, Robert Moffat. La moglie rimane con lui nel continente africano per alcuni anni, poi fa ritorno in patria, sul suolo britannico, assieme ai loro figli.

Tra il 1852 e il 1856 Livingstone ha modo di esplorare l'entroterra africano: a lui si deve la scoperta delle cascate che gli indigeni chiamano Mosi-oa-Tunya ("il fumo che tuona") e che lui ribattezza come cascate Vittoria (Victoria Falls, in lingua inglese) omaggiando il nome della Regina d'Inghilterra del tempo.

Di fatto David Livingstone è uno dei primi europei ad aver compiuto un viaggio transcontinentale attraverso l'Africa. Lo scopo ultimo del suo viaggio è quello di aprire nuove vie commerciali e di accumulare informazioni utili circa il territorio africano.

Sostenitore delle missioni e del commercio nell'Africa centrale, secondo Livingstone la chiave fondamentale per gli scambi commerciali è costituita dal fiume Zambesi e dalla sua navigabilità. Torna pertanto in Inghilterra per chiedere aiuti e supporto a queste sue idee; pubblica le sue teorie e i suoi appunti di viaggio in un libro. In questo stesso periodo si dimette dalla società missionaria alla quale appartiene.

David Livingstone torna in Africa guidando una spedizione il cui scopo è quello di esplorare il fiume Zambesi. Nel periodo che trascorre sul fiume, le missioni che aveva fondato nell'Africa centrale e orientale conoscono una fine disastrosa: quasi tutti i missionari muoiono di malaria o di altre malattie. Il fiume Zambesi si rivela intanto difficoltoso e quasi impossibile da navigabile a causa di una serie di cateratte e rapide che Livingstone non aveva calcolato né esplorato nelle sue ricognizioni precedenti.

Fatta eccezione per un ingegnere di nome George Rae, gli altri occidentali - quelli sopravvissuti - appartenenti alla spedizione rinunciano.

La moglie Mary Moffat muore il 29 aprile 1863 a causa della dissenteria. Livingstone, votato al suo obiettivo, continua le esplorazioni. Torna in Inghilterra solo nel 1864. I giornali britannici del tempo classificano la spedizione sullo Zambesi come un enorme fallimento: Livingstone di conseguenza incontra grosse difficoltà per raccogliere nuovi fondi per tornare ad esplorare l'Africa.

Riesce a tornare in Africa, a Zanzibar, nel mese di marzo del 1866. Da qui inizia a cercare la sorgente del Nilo. In precedenza, Richard Francis Burton, John Hanning Speke, e Samuel Baker avevano correttamente identificato come sorgenti del Nilo sia il lago Alberto che il lago Vittoria, ma la questione rimaneva ancora aperta a dibattiti. Per cercare la sorgente del Nilo, Livingstone si spinge eccessivamente ad ovest, fino a raggiungere il fiume Lualaba che altro non è che la parte iniziale del fiume Congo, e che Livingstone erroneamente scambia per il Nilo.

Livingstone si ammala e per i sei anni successivi perde completamente il contatto con il mondo esterno. Solo uno dei suoi quarantaquattro dispacci arriva fino a Zanzibar. Nel 1869 l'esploratore Henry Morton Stanley parte alla ricerca di Livingstone: lo trova nella città di Ujiji, sulle sponde del lago Tanganica, solo il 10 novembre 1871. Lo storico episodio dell'incontro è famoso per le parole con le quali si dice che Stanley abbia salutato Livingstone: "Dr. Livingstone, I presume." ("Il Dottor Livingstone, suppongo"); Stanley e Livingstone, gli unici due europei in Africa nel raggio di centinaia di chilometri, si sarebbero salutati come se il contesto fosse quello di un ricevimento. Questo episodio è rimasto scolpito nella memoria di tutti in quanto spesso utilizzato come esempio di quanto la formale e seria morale vittoriana fosse compenetrata nel tessuto sociale e assimilata dal popolo inglese, tanto da divenire uno stereotipo.

Stanley e Livingstone si uniscono e per un anno continuano assieme l'esplorazione del nord del Tanganica; poi Stanley parte per far ritorno in patria. Nonostante le sollecitazioni di Stanley, Livingstone è determinato a non abbandonare il territorio africano, prima di aver portato a termine la sua missione.

David Livingstone muore il giorno 1 maggio del 1873 in Zambia, dopo aver contratto la malaria, e a a causa di una emorragia interna dovuta a una occlusione intestinale.

La sua salma viene trasportata per oltre mille miglia dai suoi leali assistenti Chuma e Susi, per poi fare ritorno in Inghilterra, dove viene sepolta nell'Abbazia di Westminster; il cuore di Livingstone rimane invece in Africa, sepolto nel luogo della sua morte, sul Lago Bangweulu a Chitomba (Zambia).

Report 03 -  Å i Lofoten a Svolvær - 07 febbraio 2020Il primo giorno di bici e lastre di ghiaccio è scorso con enorme en...
10/04/2020

Report 03 - Å i Lofoten a Svolvær - 07 febbraio 2020
Il primo giorno di bici e lastre di ghiaccio è scorso con enorme entuasismo. Sono pienamente soddisfatto del tempo di percorrenza, 6h34minuti per 135km ed un dislivello positivo di 1300m, la temperatura è stata clemente un po' meno la pioggia, che non mi ha mai dato tregua. Un flusso di goccioline nebulizzate costante dalla mattina al pomeriggio. Un luce debole filtrata dalle nubi e riflessa delle nevi in scioglimento. In cielo nubi bianche e rapaci enormi a giocare sospesi coi venti a raffica sui 30 kmh. Mare su entrambi i lati, fiordi e ponti in cemento armato. Poi camion che passavano vicini, ed auto che timidamente rispettavano la mia presenza in strada. La ciclovia mi ha accompagnato solo per la parte conclusiva del percorso di oggi, nei dintorni della municipalità di Svolvær, che è il capoluogo delle Lofoten, meta di molti artisti, viene definita frizzante e vivace. Il percorso di oggi sulla prima delle 18 Scenic Routes da Å i Lofoten a Svolvær.

Le case lungo le banchine dei tanti porti artici si chiamano sjøhus dove per esempio abbiamo dormito ieri sera. Altra tipologia ricorrente sono le “rorbuer”, le tipiche casette di legno che spesso costeggiano le baie più belle e caratteristiche delle Lofoten, in una delle quali dormiremo stanotte.
Domani la sveglia suonerà alle 6 00, ci attende un cambio di percorso, un tragitto in nave alla verso un percorso più difficile, ma ancora più panoramico, dato che il tempo è clemente, meglio approf***are, ma questo ve lo racconterò domani sera...

Luca Zannotti

Sir John FranklinSir John Franklin (Spilsby, 16 aprile 1786 – Isola di Re Guglielmo, 11 giugno 1847) è stato un ufficial...
10/04/2020

Sir John Franklin
Sir John Franklin (Spilsby, 16 aprile 1786 – Isola di Re Guglielmo, 11 giugno 1847) è stato un ufficiale, esploratore e scrittore inglese. Già governatore della Tasmania, e tra i fondatori della Royal Geographical Society, guidò come comandante della Royal Navy numerose esplorazioni nell'Oceano Artico. Nella sua ultima spedizione, volta alla ricerca del leggendario Passaggio a nord-ovest, perì assieme a tutto il suo equipaggio.

Biografia
Nono di 12 tra fratelli e sorelle, mostrò fin da piccolo il desiderio di intraprendere una carriera legata al mare. Suo padre, inizialmente contrario, alla fine lo aiutò, facendolo reclutare, all'età di 14 anni, dalla Royal Navy, che lo imbarcò sulla HMS Polyphemus. Partecipò all'inizio dell'Ottocento a numerosi viaggi e scontri navali: la Battaglia di Copenaghen nel 1801, la Battaglia di Trafalgar nel 1805 (a bordo dell'HMS Bellerophon) e la Battaglia di New Orleans del 1815, oltre all'esplorazione delle coste australiane (con l'HMS Investigator).

Nel 1818, già al comando del brigantino Trent, fu unito a David Buchan, capitano della Dorothea, per una spedizione nell'Oceano Artico, che, partendo dall'arcipelago delle Svalbard, doveva raggiungere il Polo Nord tramite lo Stretto di Bering, ma rimasero bloccati fra i ghiacci, riuscendo a tornare indietro fra molte difficoltà dopo svariate settimane.

Dal maggio 1819, e sino al 1822, partecipò ad una spedizione (organizzata dalla Compagnia della Baia di Hudson) nello Stretto di Davis, verso le coste settentrionali del Canada: con i suoi uomini, che si trovarono ad avanzare lentamente, in parte a piedi ed in parte in canoa, raggiunse il Distretto di Franklin. Esaurite le scorte alimentari, p***e 11 dei 20 componenti dell'equipaggio (uno di questi venne giustiziato per cannibalismo), prima dell'arrivo dei provvidenziali soccorsi da parte degli indiani. A questa spedizione ha dedicato, in due volumi, il libro Narrative of a journey to the shores of the Polar Sea.

Nel 1823, dopo il rientro in Inghilterra, Franklin si sposò con la poetessa Eleanor Anne Porden, da cui ebbe l'anno successivo una figlia, Eleanor Isabella. Nel 1825, mentre si trovava in viaggio per un'altra spedizione, stavolta verso il Mare di Beaufort, al largo delle coste dell'Alaska - con la quale ebbe maggior fortuna della precedente, tanto da poter completare il rilievo di numerosi fiumi (Great Bear River, Mackenzie River e il Coppermine River) -, la moglie morì di tubercolosi. Nel 1828, nominato baronetto da Giorgio IV, si risposò con Jane Griffin, amica della sua prima moglie e con la quale condivideva la passione per i viaggi, e diede alle stampe il resoconto delle sue ultime esplorazioni, dandogli il titolo di Narrative of the second expedition to the shores of the polar sea.

Le navi Erebus e Terror nel 1840
Dopo esser stato luogotenente governatore della Terra di Van Diemen dal 1836 al 1843, fu richiamato per la ricerca del mitico passaggio artico. Al comando di una spedizione composta da due navi (le stesse che avevano accompagnato le esplorazioni di James Clark Ross) e 129 uomini, partì da Londra il 19 maggio 1845. Le navi di Franklin vennero avvistate da una baleniera, per l'ultima volta, il successivo 26 luglio: si trovavano nella baia di Baffin.

In base ai rapporti delle spedizioni organizzate alla loro ricerca (anche grazie alla determinazione della moglie di Franklin) tra il 1848 e il 1859, che peraltro portarono al rinvenimento, presso degli eschimesi, di un resoconto del viaggio fino al 25 aprile 1848, si apprese che l'esploratore britannico e il suo equipaggio erano approdati nell'isola di Beechey, trascorrendovi l'inverno del 1845-'46. Le navi Erebus e Terror, che avevano poi tentato di riprendere la rotta, furono bloccate dai ghiacci, in particolare tra l'Isola Victoria e l'isola di Re Guglielmo. Qui trovarono pian piano la morte oltre venti fra marinai e ufficiali, compreso lo stesso Franklin; i sopravvissuti abbandonarono le navi soltanto nella primavera del 1848, perendo però durante il percorso intrapreso a piedi verso sud.

Il 9 settembre 2014 il governo canadese ha affermato di aver trovato, mediante l'utilizzo di robot sottomarini e sonar, il relitto dell'imbarcazione Erebus sulla quale aveva viaggiato Franklin.

Influenza culturale[modifica | modifica wikitesto]
Ai viaggi di Franklin sono stati dedicati anche vari romanzi, tra cui La casa di ghiaccio o il cacciatore di Vincennes (del 1861) del gesuita Antonio Bresciani e La scoperta della lentezza (titolo originale Die Entdeckung der Langsamkeit), dello scrittore tedesco Sten Nadolny, che è stato pubblicato nel 1983 (in Italia, per la Garzanti, nel 1985). Il protagonista de Le avventure del capitano Hatteras, il celebre romanzo di Jules Verne, sembra forgiato proprio sulla figura dell'esploratore britannico, peraltro citato nel testo. John Franklin è anche uno dei protagonisti del romanzo storico La scomparsa dell'Erebus (The Terror, 2007), di Dan Simmons, dedicato alla spedizione del 1845 alla ricerca del Passaggio a Nord-Ovest. Citato nel romanzo Morsa di Ghiaccio di Clive Cussler.

Report 02 -  Å i Lofoten - 08 febbraio 2020La giornata a Bodø si conclude alle 17 30 con l'arrivo del traghetto, la poca...
06/04/2020

Report 02 - Å i Lofoten - 08 febbraio 2020
La giornata a Bodø si conclude alle 17 30 con l'arrivo del traghetto, la poca luce che filtra attraverso le nuvole si dirada, lasciando che le banchine vengano inghiottite prima da un crepuscolo deciso, poi dall'oscurità più f***a. Parcheggiata l'auto in stiva, ci dirigiamo a prua scorgere la nave tagliare le onde dei mari del nord.
Purtroppo dopo le 18 30 l'oscurità comincia già tingere di nero le onde, il cielo coperto senza stelle, il mare scuro, ci hanno restituito uno spettacolo veramente emozionante. La terrazza della nave ricoperta di neve e di ghiaccio incrostato faceva da contrappunto ad un mare nero, che ci ha avvolto in un oscurità tetra ed informe. Ci siamo affacciati alla ringhiera per goderci questo meraviglioso spettacolo. Intanto il pensiero ha cominciato a rivolgersi alla cosa più importante, la condizione tecnica della bici dopo il volo, ancora smontata all'interno del flight case, certamente tre scali, tre carichi e tre scarichi non potevano aver giovato alla sua struttura. Ma abbiamo cercato di non pensarci. Siamo scesi dal traghetto col mezzo di supporto, e siamo andati alla ricerca della bunkhouse che ci avrebbe ospitati per la notte, situata a Å i Lofoten nella municipalità di Moskenes, iniziamo questa impresa in un paese che si chiama “Å”, in pratica un luogo fatto per iniziare qualcosa. Il suo nome significa in norvegese “piccolo fiume”, ma riveste anche un altro, doppio, significato: è sia l'ultima lettera dell'alfabeto norvegese che l'ultima città delle Lofoten raggiungibile seguendo la Strada Europea E10, oggi chiamata in quel punto “Strada di Re Olav”.
Non è stato semplicissimo trovare la reception, perché al nostro arrivo alle 20 e 18 era già chiusa (!) e nessuno ci aveva dato alcuna indicazione su come raggiungere le camere, ne tantomeno al telefono ne per email (nessuno ci avrebbe risposto!).
La guest house era disseminata in tante piccole casette di legno, lungo il corso del fiume, attraversata da ponticelli e ricoperta dalla neve, dopo alcune di ricerche in mezzo alla neve fresca, abbiamo letteralmente occupato una casetta, la cui porta era stata lasciata aperta e fortunatamente era riscaldata, così abbiamo iniziato il rito più importante di questa spedizione; abbiamo cominciato a spacchettare la bici, come potete immaginare trattandosi di una gravel di ultima generazione, seppur molto resistente ed estremamente tecnologica, se danneggiata, difficilmente avremmo potuto trovare pezzi di ricambio per aggiustarla, e avrebbe potuto venir danneggiata seriamente nel corso di tre trasbordi.
Purtroppo così sembrava, il manubrio risultava leggermente piegato all'altezza del c***o del freno, con un po' di pazienza Giuseppe ha sistemato tutto. Dopo un ora di lavoro certosino la bici era riassemblata ed in perfetta forma. Giusto il tempo per mettere in carica tutti i device (dal cambio, torcia anteriore, posteriore, il gps), poi un toast integrale, uova, zucchine, zenzero, yogurt, un the, un occhiata alle previsioni del tempo che sembrano ottime ben +3° come massima -1 di minima, venti a 24Kmh, seppur il rischio precipitazioni sia intenso (90%), dopodichè a letto.
La sveglia ha suonato molto presto, abbiamo trovato un fiordo ghiacciato sotto le fondamenta della casa, uno spettacolo di una bellezza accecante. Al mattino con la prima luce abbiamo scoperto di aver dormito su di una costruzione sull'acqua! Una palaf***a, seppur ultramoderna. Il rito della vestizione ha comportato una buona mezzora così la ricca colazione, ed il riporre gli oggetti nelle valige. Un paio di video che abbiamo postato sulle pagine di Giuseppe Gaimari - Un atleta in viaggio un pensiero alla Nostra città ed all'orgoglio di Giuseppe di poterla rappresentare in questa impresa, e che l'avventura abbia inizio! Alle 8 05 ero in sella alla bici sotto una pioggerellina f***a, ma un temperatura relativamente alta 4 gradi! Ecco, quando si dice che il riscaldamento globale sta devastando gli equilibri climatici di questo pianeta. E' tutto vero, cento anni fa in febbraio qui si crepava dal freddo! Mai come prima è importante fare qualcosa. Andare in bici per esempio!

Ferdinando Magellano Biografia • Il mare separa e il mare unisceFerdinando Magellano (Fernão de Magalhães) nasce a Sobro...
06/04/2020

Ferdinando Magellano

Biografia • Il mare separa e il mare unisce
Ferdinando Magellano (Fernão de Magalhães) nasce a Sobrosa, una cittadina di poche migliaia di abitanti situata nel nord del Portogallo, il 17 ottobre del 1480. Appartiene ad una famiglia aristocratica decaduta. Il padre è il sindaco della città mentre la madre si occupa della famiglia. Magellano ha un fratello, Diego e una sorella, Isabel. La sua famiglia ha un lignaggio antico e prestigioso ma non ha più il potere economico di un tempo. All'età di dieci anni perde i due genitori e insieme al fratello viene mandato alla corte del re Giovanni II nella capitale Lisbona, dove ricopre la carica di paggio. Il re si prende cura di lui formalmente, anche se la vita di corte prevede che siano altri ad impartirgli l'educazione di cui necessita.

Nel 1505 il re decide di mandarlo in India a servire il viceré Francisco de Almeida. Alla corte di Almeida, Magellano si distingue per l'autorevolezza, l'ingegno e il coraggio tanto da essere premiato per aver sventato un ammutinamento su una delle navi reali.

La sua carriera per mare inizia quando viene arruolato nella Marina di Sua Maestà dove mostra subito capacità e passione per la navigazione. Nel 1506 partecipa alla spedizione che deve far rotta verso le Isole delle Spezie, conosciute con questo nome grazie alla ricchezza e varietà di spezie che vi si potevano trovare. Il loro vero nome, infatti, era Arcipelago delle Molucche.

Durante questa spedizione viene promosso capitano ma il suo carattere avventuroso e poco incline alla disciplina lo mette subito nei guai: si allontana dalla flottiglia con la sua nave per esplorare delle zone più a est della rotta stabilita e per questo viene subito degradato.

Perso il comando viene imbarcato, nel 1510, su un'altra nave capitanata da Alfonso de Albuquerque con il quale partecipa allo scontro per la conquista del porto di Malacca. Dopo questa vittoria rientra in Portogallo e nel 1513 viene imbarcato su un'altra nave militare diretta in Marocco, lì partecipa alla battaglia di Azamor. La sua permanenza in Marocco gli causa diversi problemi perché viene accusato di aver dato avvio ad alcune attività commerciali con i mussulmani ed aver quindi disonorato la sua divisa e il suo grado nella Marina. Per questo motivo nel 1514 viene congedato con disonore e viene allontanato sia dalla Marina reale sia dalla corte portoghese.

Una volta perso il lavoro, Magellano comincia ad immaginare una nuova spedizione da comandare in totale autonomia e grazie ad una carta geografica di cui era in possesso e che indicava un ipotetico passaggio per accedere all'Oceano Pacifico che si sarebbe dovuto trovare a sud del Rio de la Plata, inizia a progettare una nuova spedizione. L'idea di base era quella di raggiungere l'Asia senza dover circumnavigare l'Africa e quindi di ridurre notevolmente le distanze. Si trattava di un piano ambizioso che nel tempo aveva visto impegnati diversi cartografi e navigatori ma che non si era ancora mai realizzato.

Magellano avrebbe voluto non solo trovare questo passaggio ma anche dimostrare che era possibile raggiungere l'Arcipelago delle Molucche seguendo un'altra via; supponendo che tale via sia sotto il controllo della Spagna decide di presentare il suo progetto a Carlo V.

L'imperatore rimane affascinato dall'idea, non solo perché riconosce al suo interlocutore doti di coraggio, spregiudicatezza e attitudine al comando, ma anche perché ritiene che una via del genere potrebbe dimostrare che effettivamente le Molucche sono sotto l'influenza sp****la e inoltre la spedizione potrebbe portare alla scoperta di nuovi territori da colonizzare.

Per questi motivi Carlo V decide di sostenere l'impresa fornendo uomini, navi e provviste. Dopo gli opportuni preparativi il 20 settembre 1519 salpano cinque navi da San Luca de Barrameda, sulla foce del Guadalquivir con a bordo 265 uomini; la nave ammiraglia, al cui comando si trova Ferdinando Magellano, si chiama Trinidad.

Le navi puntano verso sud-ovest e attraversano l'Atlantico senza troppe difficoltà. Dopo diverse settimane giungono vicino al Rio de la Plata; a questo punto Magellano decide di dirigersi verso sud, navigando lungo le coste dell'America Meridionale. Dopo cinque mesi di stop, dovuti all'inverno australe, gli equipaggi riprendono il mare alla ricerca dello stretto che dovrebbe congiungere i due Oceani. La lunga navigazione e i disagi dovuti a malattie e alla scarsità del cibo e dell'acqua fomentano gli uomini che si ribellano più volte a Magellano, il quale interviene sempre con il pugno di ferro per sedarli.

Il 25 ottobre le navi, finalmente imboccano un canale (lo stretto che da lui prenderà il nome) la cui navigazione avviene senza alcuna misurazione preventiva; le intemperie, fra cui densi banchi di nebbia, rendono l'esplorazione molto difficoltosa. Dopo alcuni giorni il canale viene attraversato e le navi entrano nell'Oceano Pacifico. I marinai entusiasti per l'impresa ma stanchi e angosciati per la loro sorte - ormai i viveri erano quasi finiti - chiedono in maggioranza di poter tornare a casa. Magellano, però, si rifiuta e punta la rotta verso nord-ovest.

Il viaggio avviene su un Oceano calmo, tanto che gli venne attribuito il nome di "Pacifico" ma quando Magellano, che comanda ormai solo tre navi perché la sorte delle altre due era stata infausta - una era naufragata mentre il capitano della quinta nave aveva deciso, spinto dai suoi uomini, di tornare indietro - decide di approdare in un'isola delle Filippine, Cebu. Il suo viaggio si conclude in modo definitivo. Viene ucciso il 27 aprile del 1521 a Mactan da alcuni indigeni dell'isola.

Report 01 - Bodø - 07 Febbraio 2020Viaggio di andata è scorso nel migliore dei modi, abbiamo caricato la bici riposta al...
05/04/2020

Report 01 - Bodø - 07 Febbraio 2020

Viaggio di andata è scorso nel migliore dei modi, abbiamo caricato la bici riposta all’interno di un flight case tecnico, e ci siamo diretti verso il primo dei tre voli (da Roma Fiumicino) con destinazione Francoforte.

Siamo arrivati nel più grande scalo d’Europa sotto un sole abbagliante, per poi raggiungere Oslo, ed infine il piccolo aereoporto di Bodø, dove uno dei bagagli si fa un po’ attendere (sono le 19 30 quando arriva dal volo proveniente da Oslo). A Bodø abbiamo ritirato il mezzo di supporto, che ci accompagnerà nel corso dell’impresa di Gaimari. E così dall’aeroporto all’ostello dove ad accoglierci abbiamo trovato una camera piccola, ma funzionale all’interno di una struttura alberghiera a pochi metri dal famoso porto cittadino. Il porto è completamente aperto, completamente calpestabile le zone riservate agli addetti ai lavori sono limitate, l'accesso al mare è ampiamente esteso.

La cena a base di merluzzo fritto, crema di piselli, patate, bacon a quadretti e uova in camicia in un noto ristorante locale affluiscono lungo la costa per riprodursi attirati dalle enormi quantitá di plakton presenti lungo queste coste, il cui segreto risiede nella calda corrente del golfo, che attira enormi banchi di merluzzo in particolar modo nel periodo invernale.

Le ore di luce sono poco più di sei, il sole sorge alle 8 54 e tramonta alle 15 40, la temperatura oscilla dagli 0 ai meno tre, in questo momento (sono le 6 05 del 6 febbraio) sta nevicando.

Abbiamo trascorso il nostro primo giorno a Bodø studiando il percorso, acquistando il cibo indispensabile per la dieta di Gaimari, stasera all'arrivo alle Isole Lofoten, procederemo assemblando la bici accertandoci che non abbia subito danni nel corso del viaggio in aereo.

Domani Gaimari darà avvio all'impresa da Å i Lofoten, un villaggio sito nella municipalità di Moskenes, Il suo nome significa in norvegese “piccolo fiume”, ma riveste anche un altro, doppio, significato: è sia l'ultima lettera dell'alfabeto norvegese che l'ultima città delle Lofoten raggiungibile seguendo la Strada Europea E10, oggi chiamata in quel punto Strada di Re Olav.

Å è per tradizione un villaggio di pescatori specializzati in pesca del merluzzo. La città ospita il Museo dello stoccafisso delle Lofoten ed il Museo norvegese dei villaggi di pescatori.

Domani venerdì 7 febbraio, salvo peggioramenti improvvisi, è prevista una temperatura minima di 7°, probabilità di pioggia/neve al 90%, umidità al 93%, vento 29 Kmh.

La partenza di Gaimari è pertanto prevista domani venerdì 7 febbraio per le ore 8 00.

Scienziato, oceanografo, inventore, regista ed esploratore instancabile degli abissi marini, Jacques Cousteau è un uomo ...
05/04/2020

Scienziato, oceanografo, inventore, regista ed esploratore instancabile degli abissi marini, Jacques Cousteau è un uomo che si è sempre distinto per la grande libertà interiore, avendo sempre vissuto la sua vita assecondando i suoi desideri e le sue aspirazioni, a dispetto di tutto e delle eventuali difficoltà.

Jacques Yves Cousteau nacque l'11 giugno 1910 a Saint-Andre-de-Cubzac, nei pressi di Bordeaux. Figlio di un avvocato che viaggiava spesso per lavoro, prese fin da piccolo l'abitudine di girare per il mondo. Nel 1930 entrò nell'Accademia navale, con il preciso scopo di far parte dell'aviazione di marina. Fu un brutto incidente d'auto, all'età di 26 anni, che condizionò completamente la sua vita. Per riabilitare le braccia, infatti, fu spinto dai medici al nuoto. L'utilizzo di un paio di occhialetti di protezione gli permise di scoprire le meraviglie di quello che lui stesso battezzerà "il mondo del silenzio". Durante la guerra Cousteau partecipò alla resistenza coinvolto nello spionaggio. Ciò gli valse la Legione d'Onore attribuitagli dal generale De Gaulle.

Fu proprio durante gli anni della guerra, esattamente nel 1942, che Jacques Cousteau mise a punto con l'ingegner Emile Gagnan il primo erogatore per immersione subacquea (Aqua-lung). Una invenzione che avrebbe rivoluzionato il modo di scendere sott'acqua e che è rimasta ancora oggi sostanzialmente immutata.

Allo stesso tempo Cousteau continuava a coltivare la sua passione per il cinema e metteva a punto una delle prime cineprese sottomarine. Alla fine degli anni '40 ci fu la svolta della sua vita: il miliardario inglese Guiness gli mise a disposizione un dragamine varato pochi anni prima. Cousteau lo battezzerà Calypso.

La prima grande spedizione avvenne proprio nel Mediterraneo, per gli scavi archeologici sul Grand Conglue un antico relitto al largo di Marsiglia. Poi fu la volta del mitico viaggio attraverso l'inesplorato Mar Rosso e l'Oceano Indiano che porterà alla realizzazione del primo grande film: "Il mondo del silenzio", con la regia di Louis Malle. Un film premiato con Oscar e Palma d'Oro. Il libro vendette oltre 5 milioni di copie in 20 lingue differenti.

Il "Mondo senza Sole" fu il suo secondo grande successo, mentre si susseguivano le spedizioni e Jacques Cousteau rivolgeva sempre di più la sua attenzione al mondo della scienza e della tecnologia dell'esplorazione subacquea. Ciò sfociò con gli esperimenti di Precontinente, dall'inizio degli anni '60, alla realizzazione delle prime immersioni in "saturazione", che consentivano all'uomo di vivere per lunghi periodi di tempo esposti ad alte pressioni. Questo concetto è la pietra miliare nel campo dell'immersione subacquea professionale, soprattutto nel campo della estrazione petrolifera in mare.

In una dichiarazione ha affermato: "Eravamo giovani quando ci siamo dedicati alla scoperta, all'esplorazione. Quando quello che ci interessava era scendere più profondo e vivere sul fondo del mare, recuperare i resti di una grande galera romana, affrontare gli squali, terrificanti e misteriosi mostri marini. E la gioventù è grintosa, entusiasta, totale, egocentrica, estremista, spericolata. Eravamo giovani e pensavamo a noi stessi, alla realizzazione dei nostri sogni."

"Poi siamo diventati adulti. Dunque più altruisti, più riflessivi. Allora l'interesse maggiore è diventato quello di raccontare le nostre esperienze, di coinvolgere gli altri nella nostra avventura. Lo scopo della vita è divenuto quello di infiammare gli animi, di accendere gli entusiasmi. Ci siamo resi conto che un uomo da solo non è nulla, se non si rapporta a quelli che lo circondano. Attraverso le immagini, attraverso i racconti, le esperienze vissute cambiavano forma, acquistavano spessore. Solo attraverso la divulgazione, la crescita dei singoli poteva diventare la crescita dell'intera umanità. Solo così il patrimonio di ognuno poteva entrare a far parte della cultura di tutti".

"Oggi abbiamo percorso il mondo in lungo e largo, ne abbiamo svelato e raccontato i segreti. Ora bisogna impegnarsi per conservare tutto questo. Ora si deve far sì che le immagini dei film, le storie dei libri non rimangano fine a se stesse. Bisogna lottare perché tutti abbiano diritto ad una vita felice in un pianeta ancora integro.

A fronte di queste dichiarazioni di intenti si sono succedute tantissime produzioni, che sarebbero lunghissime da enumerare. Una tappa molto importante per il Comandante fu l'onorificenza di membro dell'Académie Francaise, ottenuta nel 1989.

Jacques Cousteau è morto a Parigi il 25 giugno 1997, all'età di 87 anni.

Indirizzo

Livorno
57126

Telefono

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