05/05/2026
Nel 2020, dopo il grave incidente in handbike, Papa Francesco scelse di scrivere ad Alex Zanardi.
Nella sua lettera, affidata alla Gazzetta dello Sport, il Papa gli ricordò che la sua storia era diventata molto più di un percorso sportivo: «La sua storia è un esempio di come riuscire a ripartire dopo uno stop improvviso», scriveva, riconoscendo in Alessandro la capacità rara di trasformare ogni caduta in un nuovo inizio.
Francesco gli ricordò come, attraverso lo sport, avesse insegnato a vivere da protagonisti, senza lasciarsi definire dalla disabilità ma trasformandola in un linguaggio capace di parlare a tutti. Una lezione di umanità, prima ancora che di forza. Per questo lo ringraziò: per aver restituito coraggio a chi lo aveva perduto, per aver mostrato che la speranza non è un concetto astratto ma una scelta quotidiana, un passo dopo l’altro, anche quando il corpo è ferito e il futuro sembra sospeso.
In quelle righe, il Papa volle fargli sentire la sua vicinanza in un momento tanto doloroso. Non una vicinanza formale, ma quella che nasce quando si riconosce nell’altro una luce che continua a resistere anche nelle notti più dure. Assicurò le sue preghiere per lui e per la sua famiglia, riconoscendo la forza silenziosa di chi accompagna, sostiene, attende.
La storia di Zanardi ci ricorda che la dignità non si misura nella vittoria, ma nella capacità di rialzarsi, di reinventarsi, di continuare a trovare un senso anche quando tutto sembra crollare. È un invito a guardare alla fragilità non come a un limite, ma come a un luogo in cui può nascere una forza nuova, più profonda.
Che la testimonianza di Alex continui a ispirare chi attraversa un momento difficile. Che ognuno possa trovare, nella sua storia e nelle parole del Papa, il coraggio di ripartire, di credere che nessuna caduta è definitiva e che ogni vita, anche nelle sue ferite, può diventare un dono per gli altri.
Domiziano