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10/05/2026

Con Matematica - Ho appena ottenuto un riconoscimento come fan più attivo/a! 🎉
10/05/2026

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05/05/2026

13 anni al buio sotto le Alpi, 40 centimetri di errore su 13.636 metri.

Due squadre entrano in una montagna da lati opposti. Non si vedono. Non si sentono. Scavano per 13 anni. Il 26 dicembre 1870, il muro che le separa crolla: lo scarto è 40 centimetri in orizzontale e 60 in altezza.

Eravamo nel 1857 quando il Parlamento sabaudo approvò il progetto. Da una parte Bardonecchia, territorio italiano. Dall'altra Modane, in territorio francese. Il compito era perforare le Alpi per 13.636 metri — più di tredici chilometri di roccia cieca — senza mai poter verificare dove si trovasse l'altro fronte.

I 25 anni previsti per completare l'opera vengono tagliati a metà: 13 anni, grazie alle perforatrici a vapore progettate da Germano Sommeiller, che triplicano la velocità di avanzamento rispetto al piccone.

Ma il vero miracolo non è la velocità. È la precisione.

Gli ingegneri Sebastiano Grandis, Coppello e Borelli non hanno GPS, non hanno laser, non hanno nessuno strumento moderno. Hanno teodoliti, catene geodetiche e calcoli trigonometrici fatti a mano. Proiettano l'asse del tunnel dalla superficie della montagna, triangolando punto dopo punto lungo la cresta alpina.

Aspetta. Tredici chilometri di roccia. Tredici anni nel buio. Due squadre che non si vedono mai.

Spoiler: lo scarto finale, su 13.636 metri percorsi alla cieca, è di 40 centimetri in orizzontale.

Per dare un riferimento: se stringi il pollice e l'indice, la distanza tra le punte è circa 2 centimetri. Tre volte quella misura, su una traiettoria lunga quanto 136 campi da calcio consecutivi.

Il 17 settembre 1871 — nove mesi dopo l'incontro dei fronti — il Traforo del Fréjus viene inaugurato come la galleria ferroviaria più lunga del mondo. Un primato costruito senza niente di ciò che oggi consideriamo indispensabile.

Quel calcolo trigonometrico fatto a mano, sotto una montagna, nel 1870, ha una precisione che molti software faticano a replicare oggi.

In breve:
Due fronti scavarono dalla cieca per 13 anni da Bardonecchia e Modane
Lo scarto finale fu di soli 40 cm in orizzontale su 13.636 metri, senza GPS né laser
Il Traforo del Fréjus fu inaugurato nel 1871 come la galleria ferroviaria più lunga del mondo

05/05/2026

Nel 2020, dopo il grave incidente in handbike, Papa Francesco scelse di scrivere ad Alex Zanardi.
Nella sua lettera, affidata alla Gazzetta dello Sport, il Papa gli ricordò che la sua storia era diventata molto più di un percorso sportivo: «La sua storia è un esempio di come riuscire a ripartire dopo uno stop improvviso», scriveva, riconoscendo in Alessandro la capacità rara di trasformare ogni caduta in un nuovo inizio.

Francesco gli ricordò come, attraverso lo sport, avesse insegnato a vivere da protagonisti, senza lasciarsi definire dalla disabilità ma trasformandola in un linguaggio capace di parlare a tutti. Una lezione di umanità, prima ancora che di forza. Per questo lo ringraziò: per aver restituito coraggio a chi lo aveva perduto, per aver mostrato che la speranza non è un concetto astratto ma una scelta quotidiana, un passo dopo l’altro, anche quando il corpo è ferito e il futuro sembra sospeso.

In quelle righe, il Papa volle fargli sentire la sua vicinanza in un momento tanto doloroso. Non una vicinanza formale, ma quella che nasce quando si riconosce nell’altro una luce che continua a resistere anche nelle notti più dure. Assicurò le sue preghiere per lui e per la sua famiglia, riconoscendo la forza silenziosa di chi accompagna, sostiene, attende.

La storia di Zanardi ci ricorda che la dignità non si misura nella vittoria, ma nella capacità di rialzarsi, di reinventarsi, di continuare a trovare un senso anche quando tutto sembra crollare. È un invito a guardare alla fragilità non come a un limite, ma come a un luogo in cui può nascere una forza nuova, più profonda.

Che la testimonianza di Alex continui a ispirare chi attraversa un momento difficile. Che ognuno possa trovare, nella sua storia e nelle parole del Papa, il coraggio di ripartire, di credere che nessuna caduta è definitiva e che ogni vita, anche nelle sue ferite, può diventare un dono per gli altri.

Domiziano

05/05/2026
Con Luisanna Messeri - Ho appena ottenuto un riconoscimento come fan più attivo/a! 🎉
05/05/2026

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20/04/2026

Non hai bisogno di un'aiuola, una paletta o un piano.
Ti bastano un pugno di argilla, del compost e semi di fiori selvatici. 🌼

Una seed bomb è una pallina della dimensione di una biglia — argilla,
compost e semi. La lanci in qualsiasi zona di terreno n**o:
la striscia lungo la recinzione, l'angolo morto vicino al cancello,
il bordo del vialetto dove non cresce niente.
La pioggia ammorbidisce l'argilla, il compost nutre la plantula
e i fiori selvatici si stabiliscono da soli.

La ricetta:
5 parti di argilla rossa secca in polvere (ferramenta o online)
1 parte di compost o terriccio
1 parte di miscela di semi autoctoni per prato fiorito —
scegli un mix con specie italiane: fiordaliso, papavero, margherita,
achillea, borragine, salvia dei prati.
Aggiungi acqua lentamente finché riesci a formare biglie che reggono
la forma. Lascia asciugare 1-2 giorni.

Quando e dove:
Lancialo adesso fino a metà maggio. La pioggia primaverile
fa l'irrigazione. Qualsiasi zona nuda che prenda almeno qualche ora
di sole. Lungo le recinzioni, nei bordi ghiaiosi, nelle zone
che hai rinunciato a tagliare.

Cosa arriva:
Anno 1: soprattutto annuali — papavero, borragine, fiordaliso.
Gli impollinatori arrivano nel giro di settimane.
Anno 2: le perenni si stabiliscono. L'area si riempie.
Anno 3: autopropagazione. Si mantiene da sola. 🌿

Un pugno di argilla. Un sacchetto di semi.
Nessuno scavo. Nessuna sarchiatura. Basta lanciare.

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20/04/2026

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15/04/2026

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