29/01/2022
Iosif Ivanovič Kordik, un rifugiato moldavo a Kiev che dirigeva un panificio, offrì a Nikolaj Trusevič, portiere della Dinamo Kiev, un posto di lavoro.
Essendo un amante del calcio, Kordik disse al portiere di reclutare altri suoi compagni di squadra per formare una squadra del panificio in cambio di un posto per dormire, qualcosa da mangiare e protezione dalle angherie del Reich.
Nel ‘42 nacque così una squadra formata da calciatori della Dinamo e della Lokomotyiv di Kiev, ribattezzata Start FC, che venne subito iscritta ad un campionato voluto dai tedeschi per piegare su un campo da calcio lo spirito fiero degli ucraini.
Nonostante le massacranti ore di lavoro al panifico, la scarsa condizione fisica e mentale, lo Start FC collezionò vittorie su vittorie, tanto da obbligare i tedeschi a decidere di giocare in uno stadio più piccolo, per concedere meno visibilità.
Dopo altre sconfitte umilianti, i tedeschi decisero di organizzare un’ultima partita per piegare finalmente i giocatori ucraini: questa si disputò il 9 agosto 1942 e passò alla storia come ‘la partita della morte’.
Prima dell’inizio, l’arbitro del match intimò negli spogliatoi ai giocatori dello Start di giocare come una vera squadra, ma di far vincere gli avversari.
Dopo un inizio violento e provocatorio da parte dei tedeschi, gli ucraini si portarono in vantaggio di 3 gol concludendo il primo tempo sul 3-1.
All’intervallo un ufficiale delle SS scese negli spogliatoi della Start per provare a convicere i calciatori a perdere, parlando di conseguenze terribili in caso contrario, ma questo non bastò a convincere gli ucraini che fissarono il risultato finale sul 5-3, firmando di fatto la loro condanna a morte.
Alcune settimane più tardi iniziarono gli arresti e le uccisioni: il portiere dello Start Nikolaj Trusevič, mentre la guardia apriva il fuoco, urlò: “Krasny sport ne umriot!”: “Lo sport rosso non morirà mai!”.